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Borys Gudziak, vescovo dell'eparchia ucraina di San Volodymyr, reduce dall'incontro a Bruxelles con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, denuncia minacce e violenze. E invita l'Unione europea ad affrettare la procedura di adesione dell'Ucraina.

Stanislav Hocevar, arcivescovo di Belgrado: "Dai risultati delle elezioni si vede molto bene l'orientamento europeo della nazione per il futuro, preoccupa che metà degli elettori non sono andati alle urne". Il vincitore cita Alcide De Gasperi e afferma che intende lavorare "per il bene delle future generazioni e non per il bene suo e del partito". La disfatta dell’opposizione socialista e democratica

Pur facendo parte della Moldova, è una Regione fortemente russofona. Inoltre sul suo territorio è già presente un grande contingente delle forze armate russe. Il  governo moldavo ha dichiarato di considerare illegale il referendum di Crimea e di non riconoscerne i risultati. Le preoccupazioni del vescovo cattolico di Chisinau, Anton Cosa.

Putin non muove solo gli eserciti. Strategico per i russi controllare la Rete internet e la telefonia. E così sono stati assoldati anche degli hacker, per bloccare le connessioni internet e i telefoni cellulari

Dai Vescovi sudamericani ed in particolare da quelli venezuelani un appello “per dire stop alla violenza, da qualunque parte provenga. La Chiesa si è messa a disposizione per aprire canali di dialogo e superare la tensione.

La testimonianza da Sinferopoli del giornalista Sergio Cantone: "Per strada si vedono soldati armati, ma senza mostrine, e mezzi militari, tutti evidentemente russi. E' una occupazione 2.0, post moderna...".

L'Ucraina accusa la Russia di aver invaso militarmente il proprio territorio nella regione di Kherson, al confine con la Crimea. Il ministero degli Esteri di Kiev chiede il "ritiro immediato" delle forze russe e minaccia di rispondere "con tutti i mezzi per fermare l'invasione militare". In queste ore è arrivata la notizia che è stato liberato il prete greco-cattolico che era stato rapito mentre era nella sua chiesa in Crimea da milizie filo-russe e poi liberato dalla polizia locale. E' il sacerdote greco-cattolico padre Mykola Kvych, parroco della chiesa della Dormizione della Vergine a Sebastopoli e cappellano della Marina. In attesa dell'esito scontato del referendum del 16 marzo, gli esperti si chiedono: Putin si accontenterà della Crimea?

Nel territorio iniziative di sensibilizzazione per abbattere il muro del silenzio. Sos anche dai giovani di San Floriano, in contatto con la missione Safà.

Faceva il medico a Badoere. E’ tornato in Pakistan per raccogliere l’eredità del fratello Shabhaz, ucciso dai fondamentalisti islamici. Qui racconta la situazione della libertà religiosa nel suo paese. E ci confida: “Certo, ho paura per la mia vita, ma quando si ha un obiettivo tutto il resto non conta. Mi sorprende e mi conforta il sostegno di molti musulmani”.

Un appello disperato perché i governi di tutto il mondo fermino la Russia di Putin “prima che sia troppo tardi”. Arriva dal vescovo di Odessa-Simferopoli, monsignor Bronislav Biernacki a pochi giorni dal referendum che domenica 16 marzo chiamerà la popolazione a dichiararsi sulla secessione della Crimea dall’Ucraina.

Preghiera in tutte le chiese italiane, domenica 9 marzo, per la difficile situazione in Ucraina, e manifestazioni delle comunità ucraine in diverse città, tra cui Treviso. La Chiesa, raccogliendosi in preghiera, sta offrendo un segnale di presenza silenziosa e feconda dentro la lacerazione

Lo sbilanciamento dell’Ucraina verso la Ue, con la richiesta di adesione, contrasta con la politica di Mosca, che non può rinunciare ad esercitare la sua influenza su una delle ex repubbliche. E l'Europa,  consapevole che i suoi approvvigionamenti energetici dipendono per buona parte dalla Russia, non può che limitarsi ad alzare un po’ la voce

Un appello accorato, via skype, da una signora ucraina che lavora in Italia come assistente famigliare ed ora è a casa per un periodo di riposo: "Pregate per noi e continuate a parlare di noi, non spegnete i riflettori sull'Ucraina, altrimenti Putin non avrà nessun problema a invaderci"

Mentre soffiano sempre più forti i venti di guerra in Ucraina, arriva ancora una volta un apello al dialogo da papa Francesco. E anche dalla chiesa ucraina giunge un forte appello per la pace e l’unità dei popoli, in particolare in Crimea. Perché siano scongiurati estremismi e spargimento di sangue e il Paese continui a dare esempio di concordia e “fratellanza”. A lanciarlo dalla città di Simferopoli, capitale della Crimea, è monsignor Jacek Pyl, vescovo ausiliare della diocesi cattolica di Odessa-Simferopoli, responsabile per la Crimea.

Espresso pieno sostegno al governo legittimo da parte delle chiese dell'Ucraina: "Facciamo appello al governo affinché al più presto garantisca il pieno ripristino dell'ordine costituzionale e istituzionale dei diritti e delle libertà politiche ed economiche". Autorità sollecitate "ad astenersi da qualsiasi iniziativa che potrebbe essere interpretata come diretta a dividere il popolo ucraino secondo religione, lingua, nazione, regione"

Occorre ripartire da qui: non solo la famiglia è un bene, non solo è una cosa buona da vivere, ma ancora di più è bella. Come sempre, il vero convince, il bene muove ad agire, ma la bellezza, soprattutto, attrae. Nella “Lettera alle famiglie” il Papa chiede le loro preghiere per il Sinodo dei Vescovi e di fatto le coinvolge nel cammino sinodale

“Non ci aspettavamo che i nostri figli potessero ribellarsi, che affrontassero il potere di Janukovich”, ci raccontano due donne ucraine che vivono a Treviso. E raccontano di una situazione che arriva da lontano.

Due settimane di proteste di piazza. Repressioni e scontri. Il dopo Chávez per il Venezuela è diventato un inferno. Per capirne di più abbiamo interpellato Edgar Serrano, venezuelano, manager didattico per il Master internazionale in Sviluppo locale dell’Università di Padova.

Il racconto mozzafiato di padre Andriy Zelinskyy sulle violenze messe in atto dalle forze di polizia, anche attraverso gli irregolari "arruolati" dal governo per reprimere le manifestazioni.

Quando si vuole davvero la pace, bisogna anche avere il coraggio di non attribuire colpe e responsabilità all’ingrosso. Quanto, piuttosto, chiedersi dove ciascuno ha sbagliato. Anche noi europei abbiamo forse qualcosa da farci perdonare.

Ottantasei sì, 44 no, 12 astensioni. E’ il primo paese al mondo ad estendere il diritto senza limiti di età. Condizioni restrittive: malattia incurabile, sofferenza insopportabile, consenso di entrambi i genitori

L'arcivescovo di Sarajevo, il cardinale Vinko Puljic, non ha dubbi: "I mali di oggi hanno la loro radice negli Accordi di Dayton che hanno fermato la guerra ma non hanno contribuito a creare democrazia e convivenza pacifica".