Mondo

L'Annuario pontificio indicava la presenza di 156mila cattolici nel 2010, diventati 13mila nel 2013. Ma la situazione è ulteriormente peggiorata in questi ultimi mesi a causa dell'instabilità interna. Anche il mondo della cooperazione è in ansia. Il Centro italiano per i rifugiati (Cir) sta valutando se chiudere o meno la sua sede a Tripoli.

L'Isis non è ancora in grado di occuparsi dell'Italia, ma è certamente un nemico dell'Occidente. Prima di lanciarsi in un intervento armato, è indispensabile pensare bene a cosa dovrebbe servire, come realizzarlo e insieme a quali altri Stati. Ad esempio, sarebbe importante il sostegno degli Stati arabi.

Passa dall’Ucraina alla Grecia e sfocia nel Mediterraneo, marcando un confine tutt’altro che nitido tra guerra e pace, tra economie solide e altre sul filo del default, fra l’Europa dell’integrazione comunitaria e i Paesi che, in Asia e Africa, di fatto non hanno mai imboccato la via dello sviluppo e oggi sono preda di povertà, conflitti e migrazioni di massa.

Dopo Uruguay e Argentina, i cui parlamenti hanno votato leggi che permettono il matrimonio anche tra omosessuali rispettivamente nel 2010 e nel 2013, ora tocca a Cile e Colombia. Nel primo Paese si discute una legge che apre all’aborto dopo l’approvazione delle unioni civili per coppie omosessuali, nel secondo si discute sull’adozione per coppie gay. Non manca la voce dei vescovi, flebile quella dei laici.

Dopo i 300 morti del naufragio al largo delle coste libiche, il Commissario dei diritti umani del Consiglio d'Europa Nils Muiznieks ha definito il fatto "un'altra tragedia prevedibile". E ha aggiunto: "L'Ue ha bisogno di un sistema di ricerca e soccorso efficace. E Triton non soddisfa queste esigenze"

I dati sono stati resi noti dall’Osce. La Francia è in testa con 1.200 arruolati e a seguire ci sono Germania e Regno Unito con una stima di 500/600 persone. Secondo l’Icrs gli "italiani" sarebbero 80. Ma c’è chi, come Lorenzo Vidino, uno dei massimi esperti di Jihad in Italia, ritiene più attendibile il numero fornito dal ministero dell’interno, cioè "solo" 53.

Il Papa ha annunciato il viaggio per il 6 giugno. Furono circa 243mila le persone che persero la vita durante la guerra dal 1991 al 1995; circa 2 milioni furono cacciate dalle loro case, migliaia di chiese, monasteri, e altri edifici sacri furono deliberatamente distrutti. Queste ferite non sono state curate ma solo coperte

La giornalista greca Sonia Mitralia è tra le fondatrici del Movimento europeo donne contro la crisi. E commenta da Atene, tra speranze e preoccupazione, la vittoria di Syriza. Ora il popolo avrà davvero voce?

Sul campo sono rimasti 1600 combattenti, 1200 dei quali appartengono allo Stato Islamico. Moltissimi i foreign fighters, i combattenti stranieri, che hanno perso la vita sui due fronti. Lo Stato Islamico arretra, ma non è stato sconfitto. Ora punta a creare una testa di ponte in Libia per sbarcare in Occidente.

Monsignor Franghiskos Papamanolis, presidente della Conferenza episcopale greca, mette in guardia dalla sottovalutazione delle astensioni (circa il 40%): "Tsipras ha portato a casa il 36% del 60% di coloro che hanno votato. Questo deve spingere il nuovo leader a lavorare per ridare forza, voce e speranza anche a chi, davanti al baratro della crisi, ha scelto di non votare per disperazione e disaffezione".

Lo scalabriniano Renato Zilio vive a Marsiglia, dove un abitante su tre è musulmano. E dopo l’attentato di Parigi sottolinea: “I tre terroristi uccisi erano nati e cresciuti in Francia”. I giovani di origine straniera vengono trattati come “arabi, terroristi, delinquenti”. Chi guarda al fondamentalismo è “alla ricerca di un’identità che la Francia non ha saputo o voluto dare”.

Originaria di Olmi di San Biagio, Egle Bonan vive a Parigi da quasi dieci anni. Ha impostato le sue scelte di vita, da quelle personali e affettive a quelle lavorative, sul rispetto delle differenze e sul dialogo tra le culture e le religioni. Insegna e scrive libri sull’interculturalità. Per questo ha vissuto in modo particolare le drammatiche giornate che hanno sconvolto la capitale della Francia. Ecco la sua intensa testimonianza e riflessione.

Una folla oceanica ha riscaldato il cuore ferito di Parigi e ha gridato il proprio "no" alla barbarie del terrorismo. Dopo tre giorni di fuoco e di sangue, alimentati dall’odio di "figli" nati e cresciuti in questa terra. Capi di Stato e di Governo hanno sfilato accanto a Hollande e con il popolo.

Dagli uomini di religione una risposta ferma e convinta. Dalil Boubakeur, presidente del Consiglio francese del culto musulmano: "In piazza per affermare il nostro desiderio di vivere insieme in pace, nel rispetto dei valori della Repubblica". Analogo slancio dalle Chiese protestanti. Prime voci di vescovi cattolici e inviti a momenti pubblici di preghiera. In tutti il desiderio di convivenza pacifica.

Youssef Sbai, imam di Massa Carrara e vice presidente dell’Ucoii: "Si sta diffondendo una cultura dell’odio. La diffondono persone che rifiutano il dialogo, che si presentano come credenti musulmani ma non lo sono affatto". Shahrazad Houshmand, teologa musulmana: "Condannare ingiustamente un intero popolo… rischia di generare aggressione su aggressione".

"Coesione di fronte al terrorismo". Questo il titolo dell’editoriale apparso su La Croix a firma di Dominique Quinio, direttrice del quotidiano cattolico francese. "Manteniamo il sangue freddo e la dignità - scrive la Quinio -, non cediamo al panico, rifiutiamo ogni strumentalizzazione di questo dramma. Sarà la coesione il nostro omaggio alle vittime".

La Santa Sede ha espresso la propria "esecrazione". Una delegazione di imam francesi ha incontrato il Papa. Ad accompagnarli monsignor Michel Dubost, vescovo d'Evry-Corbeil-Essonnes: "Stiamo vivendo un momento difficile, ma è proprio questo il tempo di incontrarci".

L’arcivescovo caldeo di Mosul, Emil Shimoun Nona, da Erbil dove è rifugiato insieme con la popolazione irachena in fuga dalla violenza dello Stato islamico: "Non abbiamo potuto fare tanto, ma le messe nelle tende-cappelle sono state molto partecipate"

Stati Uniti e Australia hanno votato contro. Astenuti Gran Bretagna, Lituania, Corea del Sud, Rwanda e Nigeria. Nessun bisogno del potere di veto Usa. L'inviato palestinese accusa il Consiglio di sicurezza di non assumersi responsabilità; il rappresentante israeliano accusa la proposta di essere solo "un cammino di follia"

Coltan, la cassiterite, il tantalio, la wolframite. Sono nomi che ci dicono poco o nulla. Tuttavia, a causa del commercio clandestino di questi minerali, a noi sconosciuti ma indispensabili nella produzione dell’elettronica moderna, alcune regioni dell’Africa sono in guerra da vent’anni.

Secondo La Vita del popolo il medico, originario di Spresiano e attualmente responsabile programmazione del Cuamm, organizzazione di medici per l'Africa, merita questo "riconoscimento" simbolico per essersi recato in Sierra Leone ne momento in cui la terribile epidemia era al culmine. Ma il suo è un impegno a 360 gradi per il Continente nero. Una passione nata in parrocchia a Spresiano e nell'Azione cattolica. E iniziata quasi per caso grazie ad un camposcuola a Lorenzago...

Sono passati dieci anni da quella terribile mattina del 26 dicembre 2004, quando l’onda provocata da uno dei più forti terremoti della storia trascinò con sé centinaia di migliaia di vite umane in Asia e in Oceania. L’intervento della Caritas in risposta al maremoto dell’Oceano Indiano del 2004 è stato imponente ed ha toccato tutti i paesi raggiunti dallo Tsunami.

Il missionario trevigiano don Maurizio Boa, giuseppino del Murialdo, in Sierra Leone da vent’anni, sta vivendo da alcuni mesi in piena epidemia. Il Paese africano è stato finora segnato da 1.900 morti. Il Governo ha deciso tre giorni di quarantena a Natale e tre a Capodanno per evitare nuovi contagi