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2001-2021: La guerra dei vent'anni

Quanto sta accadendo in Afghanistan, a due decenni di distanza dall’attacco alle Torri gemelle, conferma ancora una volta che diritti umani e democrazia non si possono esportare con le armi

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2001-2021: La guerra dei vent'anni

Mentre l’Occidente versa lacrime di “coccodrillo” per gli errori dovuti alla presenza ventennale e alla repentina ritirata dall’Afghanistan, sul terreno macchiato di sangue dai kamikaze e dalle prime sentenze talebane sono stati lasciati mezzi e armi solo in parte distrutte. Portare via mezzi e strumentazioni arrivati in 20 anni in poche settimane è infatti impresa troppo costosa…
E’ successo tutto, in 10 giorni. La vita del popolo afghano, e il futuro dell’intero Paese, sono stati travolti da un’avanzata fulminea che dal 6 al 15 agosto ha portato i talebani a prendere il pieno potere su città e province. Incoraggiati dal ritiro degli Stati Uniti, anche se a giugno le forze talebane controllavano già gran parte dell’Afghanistan.

Ritorno dei talebani. Dal 15 agosto 2021 la Repubblica islamica dell’Afghanistan non esiste più. Ora si chiama Emirato Islamico dell’Afghanistan. Il presidente de facto è il mullah Abdul Ghani Baradar. La nuova offensiva talebana è partita a maggio 2021: in poche settimane, le milizie islamiche hanno conquistato le principali città afgane e infine Kabul. Gli Stati Uniti e le forze Nato hanno completato il ritiro delle truppe dopo vent’anni di presenza nel Paese, l’esercito regolare si è disfatto e la popolazione civile sta cercando di scappare in massa verso Occidente. Ai talebani sono bastate l’impreparazione dell’esercito afghano e la ritirata delle truppe straniere per riconquistare il potere che avevano perso nel 2001, quando una coalizione di pace di Paesi, guidata dagli Usa, rovesciò il regime talebano alleato di Osama Bin Laden, leader di Al Qaeda, ritenuto il principale responsabile degli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti.

Attacchi aerei. Come è noto, proprio vent’anni fa due aerei (il volo American Airlines 11 e il volo United Airlines 175) furono rispettivamente fatti schiantare contro le Torri Nord e Sud del World Trade Center, nel quartiere Lower Manhattan, a New York.
Nel giro di un’ora e 42 minuti, entrambe le torri crollarono. I detriti e gli incendi causarono poi il crollo parziale o totale di tutti gli altri edifici del complesso del World Trade Center. Un terzo aereo, il volo American Airlines 77, fu fatto schiantare contro il Pentagono, sede del Dipartimento di Difesa, in Virginia. L’attacco causò il crollo della facciata ovest dell’edificio. Un quarto aereo, il volo United Airlines 93, fatto inizialmente dirigere verso la capitale Washington, precipitò invece in un campo nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania, a seguito dell’eroica rivolta dei passeggeri.

Kabul troppo lontana. L’opinione pubblica americana ha cambiato nelle ultime settimane opinione sulla necessità di un ritiro così repentino dalla periferia di un impero che era ormai al di sopra della forza reale dell’America. Il suo presidente Joe Biden no! E ora sta calando via via il silenzio.
I vuoti in politica, però, si riempiono sempre. Tutti hanno fatto notare che la Cina punta a colmare lo spazio lasciato da Washington. C’è l’asse con Mosca, c’è il Pakistan, c’è la Turchia e anche l’Iran. Innanzitutto ci sono interessi economici e poi, forse, i diritti umani. L’iniziativa di un G20 dedicato appare un atto di facciata diplomatica, mentre la gente afghana è ritornata a patire la fame.

Una data che ha cambiato la storia. Nel 2001 quattro attacchi suicidi e coordinati furono compiuti contro obiettivi civili e militari degli Stati Uniti d’America da un gruppo di terroristi. Causarono la morte di 3mila persone e il ferimento di oltre 6mila. Morirono anche 19 dirottatori.
I sospetti ricaddero quasi subito sull’organizzazione terroristica di Al Qaeda. Gli Stati Uniti risposero dichiarando la “guerra al terrorismo” e attaccando il 7 ottobre 2001 i talebani in Afghanistan, al fine di deporre il loro regime, neutralizzare Al Qaeda e catturare o uccidere il leader Osama Bin Laden, che venne effettivamente eliminato nel maggio del 2011.
Dieci anni dopo quell’esecuzione Stati Uniti e alleati hanno deciso di ritirarsi da quello che un tempo fu il Regno di Tamerlano, lasciando il Paese peggio di come lo avevano trovato, in mano ai talebani e in balia di cellule dell’Isis.

Terra di passaggio. Nel corso della sua storia millenaria, questa aspra regione montuosa costellata da cime che superano i 7mila metri, priva di sbocchi sul mare e in buona parte costituita da deserti aridi e rocciosi, è stata bersaglio di invasioni e conquiste per la sua posizione strategica, crocevia dell’Asia centrale, occidentale e meridionale.
E’ per questo che il territorio afghano si è guadagnato il soprannome di “tomba degli imperi”. In età contemporanea, dall’Ottocento ai giorni nostri, si è però rivelata inespugnabile, concedendosi una “triplice vittoria”, ricacciando nell’ordine inglesi, sovietici e americani.

2001-2021. A 20 anni dall’attacco alle Torri Gemelle questa ritirata è segnata anche dalla tragica giornata del 26 agosto 2021 con il ritorno sulla scena in diretta tv dei kamikaze dello Stato Islamico (Isis) con un multiplo attacco terroristico all’aeroporto di Kabul, mentre migliaia di persone cercavano la loro “Freedom pass”, per fuggire dall’inferno in cui è ripiombato il Paese.
Una mossa sanguinaria, con cui i jihadisti dimostrano di saper sfruttare errori e debolezze degli eserciti tecnologici occidentali e della diplomazia che ha ottusamente creduto nella possibilità di affidare la stabilità dell’Afghanistan ai talebani e alle loro promesse sottoscritte a Doha, nel 2020.
L’aeroporto di Kabul era già dal 15 agosto il centro del dolore del mondo. Con l’attacco terroristico si è aggiunto l’orrore che solo il terrorismo è in grado di dare al già martoriato popolo afghano.

Come il viaggio di Ulisse. Un viaggio illusorio per la libertà e travagliato per la democrazia durato 20 anni e che ci ha riportati tutti prima del punto di partenza: noi occidentali, gli afghani, i popoli vicini. Un viaggio che ci ricorda l’episodio dell’Inferno di Dante, in cui si narra del tragico esito del viaggio di Ulisse e con esso la dimenticanza della dimensione umana delle crociate moderne.
La storia ha, ancora una volta, confermato che diritti umani e democrazia non si possono esportare con blindati, suv, elicotteri, mitragliere e droni spia.

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