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A Rio de Janeiro schierato l'esercito contro la violenza. Le preoccupazioni del vescovo trevigiano Bergamin

A circa dieci giorni dalla scelta di far intervenire direttamente l’esercito federale per garantire la sicurezza nello Stato brasiliano, non si placano le polemiche. Per il Vescovo di Nova Iguaçu, originario di Loria, nelle città satellite "le cose certamente peggioreranno". Per gli attivisti sociali è un modo "per eliminare minori, poveri, persone di colore".

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A Rio de Janeiro schierato l'esercito contro la violenza. Le preoccupazioni del vescovo trevigiano Bergamin

A circa dieci giorni dalla scelta del governatore Luiz Fernando Pezão di far intervenire direttamente l’esercito federale per garantire la sicurezza nello Stato brasiliano di Rio de Janeiro, non si placano le polemiche riguardo a tale provvedimento, che è senza precedenti pur essendo previsto dalla Costituzione nel 1988.
Da Nova Iguaçu, popolosa città satellite di Rio, arriva la testimonianza del vescovo, dom Luciano Bergamin, originario di Loria, in provincia di Treviso. “Il punto di partenza – spiega al Sir – è la situazione di violenza generalizzata causata da diversi gruppi e milizie, che lottano per il potere e per la supremazia nel mercato della droga e delle armi. Non si sa ancora di preciso quali saranno le modalità d’azione. C’è gente che crede che si tratti di una specie di ‘pulizia temporanea’, di modo che, quando le forze federali (non c’è solo l’Esercito!) se ne andranno, tutto tornerà come prima. Molti hanno paura che tutto questo sia un ritorno al tempo della Dittatura militare, il che sarebbe un vero disastro politico e sociale”. “Altri – prosegue – pensano che sia una manovra del presidente della Repubblica Michel Temer, per dare al suo Governo più credibilità, dato che in ottobre ci saranno le elezioni presidenziali. Altri, ancora, hanno il timore che la ‘persecuzione’ sia diretta soltanto ai poveri, alle persone di colore, ai giovani ed agli avversari politici, senza toccare gli autentici ‘capi’ del traffico, che sono persone contigue al mondo politico, giudiziario, imprenditoriale, ecc”. Infine, per dom Bergamin, “molti sperano che sia un’azione seria, giusta ed umanitaria, dato che non è più possibile vivere come ora, con la paura costante e generale di essere assaltati, rubati, feriti ed uccisi”.

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Di sicuro, secondo il vescovo, le cose non cambieranno nella sua città: “Di per sé, l’intervento federale dovrebbe riguardare l’intero Stato de Rio de Janeiro. Ma l’esperienza dice che, generalmente, le forze militari si concentreranno nella capitale. Ed allora la preoccupazione delle città vicine, tra cui Nova Iguaçu, è questa: le varie milizie e gruppi armati, se saranno espulsi dalle loro abitazioni e rifugi nella capitale, dove andranno a finire?  Sicuramente verranno nelle città vicine, dove già esistono gruppi che dominano e spaventano. La conclusione triste è che  per noi la situazione comunque peggiorerà!”.
Bergamin conclude segnalando la campagna quaresimale dell’intera Chiesa brasiliana, quest’anno incentrata sul tema della “Fraternità e superamento della violenza”: “È nostro dovere e impegno di cristiani essere portatori di pace, fraternità e solidarietà in questo nostro Stato, così bello e così maltrattato. Ma esiste una condizione indispensabile: promuovere la giustizia sociale, a partire dalla Parola di Dio e dalla Dottrina sociale della Chiesa. A mio modesto parere, sarà impossibile costruire fraternità e pace se non saremo capaci di promuovere la giustizia sociale. Qui ci sono abusi e ingiustizie che gridano al cospetto di Dio!”.

“Siamo molti preoccupati. Il mandato ci sembra chiaro: eliminare le persone scomode, fare ‘pulizia’ di persone di colore e minoranze. Una cosa del genere non si è vista neppure nell’anno delle Olimpiadi”. Questo, da Rio de Janeiro, il parere di Sandra Quintela, coordinatrice del Pacs (Instituto Políticas Alternativas para o Cone Sul). L’Esercito non dovrà sottostare a direttive da parte degli organi politici. Al generale Walter Souza Braga Netto è stato affidato il coordinamento degli interventi sulla Sicurezza nell’intero Stato. “Si tratta di un intervento grandioso, molto pesante – dice Quintela –. È stato giustificato per il numero di delitti commessi durante il Carnevale, ma c’è da dire che il numero è stato più basso rispetto a quelli del 2016, l’anno delle Olimpiadi, anche se maggiore rispetto allo scorso anno”. Insomma, i livelli di violenza, seppure altissimi, non hanno avuto quest’anno un’impennata particolare, perciò “i motivi sembrano soprattutto politici, il Governatore è vicino al presidente Temer, che sta cercando di sollevare la sua bassissima popolarità, attualmente al 6%. Anche il Governatore di Rio ha un basso indice di popolarità”.
L’intervento, come accennato, appare ancora maggiore rispetto a quello del 2016, quando per le Olimpiadi le favelas di Rio furono “ripulite” usando la mano pesante. Già allora furono molte le denunce di associazioni e ong, dato che le azioni furono spesso rivolte a minori di strada e minoranze etniche. “Quel tipo di politica non ha portato alcun frutto – spiega la coordinatrice del Pacs -, i veri responsabili dei gruppi criminali e dei trafficanti non sono stati toccati. Questa occupazione del territorio non risolve i problemi e rischia di aggiungersi alla crisi economica che già colpisce i quartieri poveri. Le periferie sono completamente abbandonate. Bisognerebbe invece puntare le proprie attenzioni sulle favelas e al tempo stesso potenziare l’intelligence”. Secondo il Pacs a Rio, il 25% degli omicidi è stato commesso dalla polizia nel 2017: una tendenza destinata ad aumentare con la presenza dell’Esercito.

Fonte: Sir
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