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Afghanistan: la riunione del G20 per discutere il futuro del Paese

La già fragile economia afghana sta collassando. Sono necessari aiuti internazionali immediati: la popolazione rischia di morire di fame. L'intervista a Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati, rientrato da Kabul

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Afghanistan: la riunione del G20 per discutere il futuro del Paese

Afghanistan al centro della grigia scena politica internazionale. Su proposta italiana martedì 12 ottobre è previsto che i paesi del G20 si riuniscano in videoconferenza per discutere del futuro del Paese. A parole vi è una consapevolezza comune che il ritiro delle truppe internazionali e il ritorno al potere dei talebani abbiano portato repentinamente l’Afghanistan nel baratro di una catastrofe umanitaria senza precedenti. Nei fatti vedremo cosa decideranno i Grandi della Terra dopo aver mestamente abbandonato a ferragosto il popolo afghano. Oltre a ritirarsi nel peggiore dei modi possibili, l’Occidente però una cosa l’ha fatta: ha subito chiuso i rubinetti dei soldi ai talebani, che ne chiedono invece a gran voce la riapertura, appoggiati nelle loro rivendicazioni dalla Cina, il nuovo grande “mentore” del martoriato Paese asiatico.

Tutto ciò ha portato il sistema bancario afghano vicino al collasso. Code agli sportelli per ritirare i pochi soldi consentiti (2 dollari alla settimana, ndr) e allarme generale per mancanza di liquidità: è questa la difficile situazione al momento. La già fragile economia afghana è oggi sull’orlo del precipizio, considerato che, secondo la Banca mondiale, circa il 40% del suo Pil dipende dagli aiuti internazionali, congelati bruscamente dall’Occidente e dal Fondo monetario internazionale dopo il ritorno dei talebani. I dati raccolti dal Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite sono allarmanti: solo il 5% delle famiglie afghane ha cibo a sufficienza ogni giorno e la crisi umanitaria nel Paese si fa sempre più grave. A fine settembre la situazione è che un afghano su tre rischia di morire di fame, due milioni di bambini sono denutriti e hanno bisogno di cure mentre si stima che senza un aiuto immediato, 18 milioni di afghani rischiano di non superare l’inverno rigido.

I prezzi del cibo sono raddoppiati da metà agosto e centinaia di migliaia di persone sono rimaste senza lavoro. La situazione è così drammatica che molte famiglie disperate hanno iniziato a vendere i propri figli - oltre che tutti gli oggetti della loro casa - per ottenere un po’ di denaro contante per acquistare cibo o per pagare i trafficanti che li porteranno in Iran, Tagikistan o Pakistan. Oggi un bambino vale 200 euro al bazar di Kabul, un adolescente 500 euro. Chi vende sono famiglie sfollate dall’interno dell’Afghanistan, in fuga dai talebani e che oggi non hanno un lavoro né sanno come pagare l’affitto. Chi compra ne fa i suoi piccoli schiavi in casa e in bottega o, nel caso delle bambine, la moglie/schiava. Prima che i talebani prendessero il potere ufficialmente, in Afghanistan gli sfollati erano già quasi un milione. Oggi se ne sono aggiunti almeno altri 2 milioni che stanno tentando la fuga, cercando in qualsiasi modo di racimolare i soldi per pagare i trafficanti che gestiscono la tratta per l’espatrio.

Per avere una istantanea del Paese abbiamo posto alcune domande a Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati, appena rientrato da Kabul.

Qual è la situazione del Paese oggi, a oltre un mese dalla partenza di europei e americani?
La situazione è davvero critica. Il sistema bancario formale potrebbe crollare da un giorno all’altro a causa della mancanza di contanti. Ho parlato con famiglie che mi dicono che sopravvivono con il tè e piccoli pezzi di pane vecchio. Se l’economia crolla, anche i servizi più elementari non funzioneranno più e i bisogni umanitari aumenteranno. Oltre 18 milioni di persone, ovvero metà della popolazione, dipendono dagli aiuti umanitari. Una persona su tre non sa da dove verrà il prossimo pasto. Oltre 3,5 milioni di persone sono sfollate all’interno del Paese. Siamo in una corsa contro il tempo per salvare vite umane prima che arrivi il rigido inverno e le temperature scendano fino a meno 20 gradi.

L’economia dell'Afghanistan sta andando fuori controllo a causa della mancanza di denaro. Cosa fare?
Affrontare la crisi di liquidità è fondamentale.
Gli Stati membri delle Nazioni Unite dovrebbero negoziare con urgenza un accordo multilaterale per stabilizzare l’economia, finanziare servizi pubblici adeguati e affrontare la crisi di liquidità. Ciò significa esplorare meccanismi nuovi ed esistenti, sia incanalando finanziamenti internazionali attraverso fondi fiduciari delle Nazioni Unite sia attraverso organizzazioni umanitarie come misura provvisoria. Il Paese è in un conto alla rovescia verso il collasso economico: dobbiamo sostenere il popolo afghano, qualunque cosa accada.

Diritti violati, mancanza di istruzione, fame. Emigrare è l’unica strada?
Fuggire dal Paese non può essere l’unica soluzione. Dobbiamo aumentare urgentemente gli aiuti umanitari, perché in Afghanistan non si muoia di fame, perché gli insegnanti vengano pagati e le scuole possano ripartire.

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