Mondo
stampa

Afghanistan, via dall'inutile guerra

Dopo quasi vent'anni gli Usa e gli alleati lasciano il Paese. Il ritiro dei nostri militari dall’Afghanistan apre per l’Italia nuovi scenari politico-militari in Africa

Afghanistan, via dall'inutile guerra

Quasi 20 anni. Si trascina da tanto il conflitto in Afghanistan, iniziato il 7 ottobre 2001, con le prime missioni di bombardamento delle forze aeree statunitensi contro il regime dei talebani, all’epoca al potere a Kabul. Intervento militare autorizzato dall’Onu per garantire la sicurezza del Paese e sradicare il terrorismo internazionale. Meno di un mese prima (11 settembre) c’era stato l’attacco alle Torri Gemelle, a opera di Al-Qaeda, che in Afghanistan aveva trovato basi operative, appoggi e connivenze.

Facciamo un passo indietro. A fine novembre 2001 - poco più di un mese dopo - la guerra convenzionale era terminata. L’Emirato islamico dell’Afghanistan non esisteva più, la capitale era nelle mani delle milizie della shura-i-nazar (la cosiddetta “Alleanza del Nord”) e la presidenza di George W. Bush sembrava aver riportato un trionfale (e indolore) successo nella crociata contro il terrorismo. Ma non era così…

Una lunga guerra, dimenticata, lontana eppure importante per molti. L’Afghanistan, con la sua storia di fierezza e invincibilità, montagne inaccessibili, intrecci di gruppi tribali e di clan, si confermava isolato, ma al tempo stesso crocevia tra Oriente e Occidente.

La partenza dei “buoni occidentali”. Oggi, aprile 2021, l’effimera vittoria di quei giorni di 20 anni fa - salutata con tanto entusiasmo in particolare dai media statunitensi - ha il sapore della beffa. Soprattutto, in tempi di pandemia, l’attenzione del pubblico (specialmente di quello italiano, fin troppo disattento a simili questioni) è calamitata altrove. Ma la realtà brutale è che l’Afghanistan non è diventato un luogo più sicuro, la missione non è stata completata e gli accordi di pace siglati a Doha lo scorso anno da Stati Uniti, governo di Kabul e talebani sembrano evocare, fin troppo da vicino il fantasma del Vietnam. 

Gli accordi sulla sabbia di Doha. In piena campagna per le presidenziali lo scorso anno, l’ex presidente Trump aveva definito “storica” la firma raggiunta. Tali accordi fissavano per il 1° maggio 2021 il ritiro delle forze Usa a fronte dell’impegno alla cessazione delle violenze talebane, al dialogo intra-afghano e alla liberazione di prigionieri. Di questi ultimi giorni, la decisione di Biden e dei paesi Nato di uscire dall’Afghanistan entro l’11 settembre: 7.000 militari, di cui circa 800 italiani.

L’attuazione delle intese di un anno fa sul campo stentano, però, a decollare e, a fronte di una pace apparente con pochi colpi di mortaio e di armi da fuoco, la situazione potrebbe drammaticamente precipitare con l’uscita degli eserciti stranieri, riportando questa parte della Persia al recente medioevo culturale e sociale.

La storia recente. Gli ultimi decenni di questo Paese - dove la tradizione vuole che siano nascosti i tesori di Alessandro Magno - sono infatti contrassegnati dalla guerra: basti pensare che l’invasione sovietica, iniziata alla fine del 1979, era terminata solo nel 1989 con oltre 1,5 milioni di morti, 5 milioni di profughi e milioni di mine disseminate. L’invasione sovietica, la guerriglia che produsse e gli enormi finanziamenti arrivati da Stati Uniti, Pakistan e Paesi arabi, contribuirono a trasformare per sempre l’Afghanistan, radicalizzandone la politica e favorendo sistematicamente i gruppi più estremisti e violenti.

L’Afghanistan a guida talebana divenne così, alla fine del secolo scorso, una palestra dove si formò una generazione di combattenti radicali islamisti, che esportarono le competenze apprese nel Paese in tutto il Medio Oriente: dall’Iraq alla Libia, dalla Siria all’Arabia Saudita.

Il ruolo dell’Iran. Nonostante i tanti problemi che affliggono Teheran, dalla pandemia alle sanzioni, a partire dagli accordi di Doha, l’Iran sta cercando di approfittare del disimpegno americano in Afghanistan per farsi accreditare come riferimento regionale. D’altronde, l’Iran condivide 921 km di frontiera e ha dato appoggio alla leadership talebana fin dalle prime operazioni americane in Afghanistan.

Il disimpegno occidentale apre le porte a grandi sfide per la regione. Dalla contrapposizione tra Iran e Arabia Saudita alle ambizioni di Pakistan e India.

E l’Italia? Il ritiro dei nostri militari dall’Afghanistan apre per l’Italia nuovi scenari politico-militari in Africa. Abbandonata l’Asia, l’Italia cercherà di concentrare i suoi sforzi nella stabilizzazione del cosiddetto “Mediterraneo allargato”, da dove provengono la maggior parte delle minacce per il nostro Paese. Per cui, le missioni in Africa potrebbero vedere crescere il contributo in termini di uomini e mezzi.

Tutti i diritti riservati
Afghanistan, via dall'inutile guerra
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento