Mondo
stampa

Africa: guerre senza fine

Nel 2019 sono stati osservati 81 conflitti attivi, che negli anni tendono a diventare cronici. Intanto il Continente è al centro dell'attenzione del G20 ospitato dall'Arbia Saudita e svoltosi in maniera virtuale nei giorni scorsi

Africa: guerre senza fine

Itelegiornali italiani parlano sempre meno delle periferie del mondo. In calo le notizie su guerre, povertà, epidemie. In aumento quelle su migrazioni, ma solo per parlare di frontiere e porti. L’Africa è praticamente inesistente, se non per qualche approfondimento sul Maghreb o per dare conto di qualche viaggio di un ministro. Eppure, l’Africa è stata al centro del recente vertice virtuale del G20 ospitato dall’Arabia Saudita, nel quale i maggiori Paesi si sono mostrati determinati a sostenere quelli più vulnerabili e fragili, in particolare in Africa, nella lotta contro la pandemia, anche attraverso la sospensione bilaterale del servizio del debito fino a giugno 2021. La situazione dell’Africa sarà, quindi, tra i temi in agenda sotto la prossima presidenza italiana del G20.

Continente giovane e impoverito
Quando si tratta dell’Africa è prassi descriverla come un continente giovane e dal forte potenziale di sviluppo per le sue materie prime. Altrettanto è considerata strutturale l’instabilità degli Stati, con guerre classificate come etniche e tribali.
In Africa vive oltre un miliardo di persone, il 13% della popolazione mondiale, ma in essa viene prodotto solo il 2% della ricchezza planetaria. Secondo la Banca Mondiale il reddito medio dei suoi abitanti è 6 volte e mezzo inferiore alla media mondiale e 21 volte inferiore a quello medio dell’Unione europea.
Eppure, il Continente africano è ricco di risorse naturali e gli africani sono portatori di culture, storie, abilità e tradizioni ricchissime e molto diverse tra loro. Ma le risorse continuano a essere causa di conflitti e di sfruttamento della popolazione. L’Africa quindi non è un continente povero ma impoverito che dipende in buona parte da aiuti esterni.

In una situazione già critica il Covid-19 sta erodendo ulteriormente le finanze africane anche a seguito della drastica riduzione delle rimesse che arrivano dai molti migranti sparsi in Europa, Nord America e Medio Oriente. Secondo le Nazioni Unite, questi fondi, che per l’economia africana contano più degli aiuti allo sviluppo, caleranno del 21% a causa delle crisi economica innescata dalla pandemia.
Inoltre, ha la popolazione più giovane del mondo e l’avrà sempre di più in futuro. Secondo l’Onu, il 60% della popolazione infatti è sotto i 25 anni e il 40% (soprattutto nella parte subsahariana) ha meno di 15 anni.

Le molte guerre
Nel 2019 sono stati osservati in Africa 81 conflitti attivi tra violenti e a bassa intensità. Alcuni hanno origine lontane nel tempo, come in Angola, Ciad e Etiopia, altre sono di ampia portata come la guerra in corso nella Repubblica Democratica del Congo o quella contro i jihadisti nel Sahel. Non deve spaventare di per sé l’elevato, numero bensì il fatto che i conflitti africani tendono a cronicizzarsi più che a moltiplicarsi. Sono più o meno sempre quelli, da anni. E difficilmente mettono in discussione i confini tracciati dal colonialismo.
A differenza delle guerre di conquista di matrice coloniale, oggi in Africa rari sono gli scontri tra Stati e rarissimi i tentativi di strappare pezzi di territorio altrui. Le guerre africane nascono invece da ragioni identitarie, religiose, ambientali, sociali, economiche, geopolitiche, al pari di quelle in atto nelle altre parti del mondo. E così le guerre africane sono politiche tanto quelle degli altri continenti e l’instabilità dei suoi governi è spesso legata a “giochi” geopolitici esterni.

Una finestra su alcuni Paesi
I conflitti causano migrazioni, che generano a loro volta altre tensioni tra i profughi e le popolazioni locali che li ospitano, in particolare per l’accesso alla terra e all’acqua. Intanto, in questi giorni, il conflitto nel Tigray, in Etiopia, tende ad allargarsi con il coinvolgimento militare di Egitto e Sudan, il “caso Regeni” con le tensioni diplomatiche Egitto-Italia sono ritornate alla ribalta della cronaca giornalistica. Domenica scorsa si è votato in Burkina Faso per il rinnovo del Parlamento e del Presidente della repubblica senza grandi tensioni, anche se le opposizioni denunciano irregolarità elettorali, mentre quelle svolte nella seconda metà di ottobre in Guinea, Costa d’Avorio e Tanzania erano state caratterizzate da violenze, boicottaggi e gravi irregolarità.

Tra i Paesi subsahariani preoccupa la crescente instabilità della Nigeria, la più grande economia regionale, che - pressata dal Covid-19 e dai bassi prezzi del petrolio - è entrata in recessione per la seconda volta in quattro anni. Sempre in quest’area, preoccupa il crescente numero degli sfollati nella zona del Lago Ciad (il quarto più grande d’Africa) a causa dei cambiamenti climatici e della desertificazione dell’area. Da rilevare anche  la turbolenta situazione del Mali,  teatro di recente dell’ennesimo colpo di Stato e sotto la costante minaccia jihadista, da pochi giorni con un nuovo governo che dovrebbe portare a elezioni dopo una fase di transizione di 18 mesi. Non migliora la situazione nel vicino Niger, la frontiera meridionale dell’Europa, sempre più spesso protagonista di attacchi terroristici di matrice islamica.

Scendendo verso sud troviamo la Repubblica Democratica del Congo che continua a non trovare pace falcidiata da una guerra intestina, dall’epidemia di Ebola e dalla fame. Spostandoci a ovest in Somalia, i civili continuato a convivere con gli attacchi da parte del gruppo armato Al-Shabaab e la decennale instabilità politica del Paese.
Nei Paesi dell’Africa australe oltre 7 milioni di persone sono a rischio fame a causa dell’invasione di sciami di locuste migratorie.

Influenze straniere
Se la Russia, senza troppo clamore, sta proseguendo la sua campagna di penetrazione in Africa, la Cina rimane il principale partner economico dei Paesi africani e continua ad accaparrarsi nuove terre. La Cina stringe la sua presa sull’Africa sfruttando la crisi indotta dalla pandemia attraverso la fornitura di materiale sanitario e già fornendo il vaccino “made in Cina”.
L’Unione europea si sforza di costruire una partnership fra i due continenti basata su relazioni egualitarie, mentre la Cina e la Russia sono mosse da interessi economici e geopolitici. Inoltre le due superpotenze possono trarre beneficio dal fatto che, a differenza di molti Stati europei, non hanno un passato coloniale in Africa. A ciò si aggiunga il fatto che i vari Stati membri dell’Ue hanno interessi in Africa talvolta divergenti, come quelli dell’Italia e della Francia in Libia, e che, durante la presidenza Trump, gli Stati Uniti sono stati i principali assenti dall’Africa a vantaggio di Cina e Russia.

Tutti i diritti riservati
Africa: guerre senza fine
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento