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Ai negoziati di Brest “primi” accordi sui corridoi umanitari

Oltre 100 anni fa nella stessa città il trattato che smantellò l'impero russo, 30 anni fa la fine dell’Urss e ora crocevia di pace tra Russia e Ucraina. Le azioni militari comunque continuano. La capitale Kiev continua a essere bersagliata dai razzi. Al centro della battaglia notturna anche la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa, nella città di Energodar.

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Ai negoziati di Brest “primi” accordi sui corridoi umanitari

Si sono svolti ieri nella regione di Brest, in Bielorussia, al confine con la Polonia, il secondo round dei negoziati tra Russia e Ucraina. Le richieste tra le parti sono ancora distanti. Kiev ha chiesto l’immediato cessate il fuoco e il ritorno della situazione prima dell'inizio della cosiddetta "operazione speciale". Mosca vuole la demilitarizzazione dell'Ucraina e ottenere il suo status di neutralità, il riconoscimento dell’annessione della Crimea e l’indipendenza del Donbass. Su un punto le delegazioni hanno trovato un’intesa per la creazione di corridoi umanitari, anche se non è ancora chiaro a quali condizioni ovvero se solo per uscire dalle città, per poter andare verso il confine o per far entrare gli aiuti umanitari.

Il significato simbolico

Il luogo e la data dell’incontro hanno un profondo significato simbolico nell’immaginario storico russo e sono stati enfatizzati dalla stampa governativa, come riscatto dall’imperialismo europeo. Proprio il 3 marzo del 1918, nell’allora città di Brest-Litovsk, fu firmato il trattato di pace tra la Russia bolscevica e gli Imperi centrali (l'Impero tedesco, l'Austria-Ungheria, la Bulgaria e l'Impero ottomano) che di fatto sancì la resa della Russia, che uscì dalla Prima guerra mondiale. Le conseguenze furono la fine dell'impero russo e l'indipendenza di Ucraina, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia e Polonia. Per la Russia le condizioni furono durissime: circa sei miliardi di marchi tedeschi di indennità di guerra e la perdita di Polonia Orientale, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia, Ucraina e la Transcaucasia (ndr regione costituita dagli Stati di Georgia, Armenia e Azerbaigian).

La nascita della Confederazione russa

Sempre a Brest l’8 dicembre 1991 fu decretata la fine dell’Unione sovietica e la nascita della Comunità degli Stati indipendenti. L’incontro noto come Accordo di Minsk legalizzò, tuttavia, una situazione che si era già cristallizzata nei fatti, abrogando il trattato di creazione dell'Unione Sovietica del 1922 e sancendo così la secessione dall'Urss e la sua fine. La Bielorussia si era già dichiarata indipendente il 27 luglio 1990 e l'Ucraina l'aveva seguita il 24 agosto 1991.

Qualche giorno dopo, il 21 dicembre 1991, con il Protocollo di Alma Ata, in Kazakistan, i rappresentanti di tutte le repubbliche sovietiche (ad eccezione della Georgia e delle repubbliche baltiche) confermarono lo smembramento e quindi l'estinzione dell'Unione sovietica a favore della Csi.

I corridoi faticano a decollare

Nella notte le forze russe hanno continuato l’offensiva senza sosta sulle città ucraine. Ieri sera il sindaco di Kherson – città situata nell’estuario del fiume Dnepr - ha annunciato che la città è caduta nelle mani dei militari di Mosca. Il controllo di Kherson garantisce al Cremlino di preparare l’occupazione dell’intera linea di costa che dalla Crimea corre fino al confine romeno. La flotta russa si prepara a sbarca a Odessa. Mariupol, il maggior porto ucraino sul Mar d'Azov, sta per subire la stessa sorte. Kharkiv, seconda città del Paese, è martellata dai bombardamenti. La capitale Kiev continua a essere bersagliata dai razzi. Al centro della battaglia notturna anche la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa, nella città di Energodar.

L’Unhcr ha reso noto che gli sfollati sono già un milione, dopo 9 giorni di guerra. Scarseggiano acqua e viveri. Ma le forze armate e la popolazione ucraine continuano a resistere, seppure in un rapporto impari di mezzi a disposizione.

Le diplomazie si muovono

Una nuova dura presa di posizione contro la guerra di Vladimir Putin da parte della comunità internazionale è arrivata mercoledì dall’Assemblea generale dell’Onu. La risoluzione votata da 141 su 193 Paesi non avrà alcun impatto sull’andamento della guerra, ma fotografa gli schieramenti. Negli stessi giorni, in cui l’Assemblea generale votava la risoluzione di condanna dell’occupazione russa dell’Ucraina, il procuratore generale Karim Khan della Corte penale internazionale annunciava di aver aperto un'indagine su possibili crimini di guerra e crimini contro l'umanità in Ucraina commessi dal 2013.

Intanto nella giornata di ieri il parlamento ucraino, ha chiesto il dislocamento di una missione di peace-keeping sul proprio territorio e ha lanciato un appello alle Nazioni Unite per una mediazione che fermi la guerra, dopo che era stata rigettata dagli Stati Uniti la proposta di creare una no fly-zone sull’Ucraina.

Sicuramente quanto sta avvenendo riscriverà la storia dell’Europa e delle relazioni internazionali nel XXI secolo.

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