Mondo
stampa

Al Cop 21 di Parigi la Chiesa darà voce agli indigeni dell'Amazzonia

A Bogotà, capitale della Colombia, il convegno della Rete ecclesiale pan-amazzonica (Repam). Si è parlato delle prospettive dell’impegno ecclesiale a favore in particolare delle popolazioni indigene e del grande patrimonio ambientale del vastissimo territorio. Intervista al segretario esecutivo Mauricio Lopez.

Parole chiave: repam (2), amazzonia (15), cop21 (10), redamazonica (1), parigi (28), ambiente (106), ecologia (41), bogotà (3)
Al Cop 21 di Parigi la Chiesa darà voce agli indigeni dell'Amazzonia

Rispetto a Parigi l’Amazzonia è lontana. Meglio unirsi, allora, per far arrivare forte e chiaro il messaggio in vista dell’imminente e attesa Conferenza sul clima. E portare la voce di un territorio nel quale si trovano un terzo di tutta la biodiversità del pianeta, un quinto delle risorse idriche e un quinto dell’ossigeno che respiriamo. Era proprio questo l’obiettivo del convegno della Rete ecclesiale pan-amazzonica (Repam), che si è tenuto la scorsa settimana a Bogotà, capitale della Colombia, per parlare delle prospettive dell’impegno ecclesiale a favore in particolare delle popolazioni indigene e del grande patrimonio ambientale del vastissimo territorio amazzonico, che comprende nove Paesi dell’America Latina. Un “grande laboratorio”, unico nel suo genere, dedicato alla concretizzazione della recente enciclica Laudato si’.

Una rete ecclesiale in nove paesi. Conferma al Sir Mauricio Lopez, segretario esecutivo della Repam: “La Rete amazzonica nasce nell’autunno del 2014 per la necessità di rispondere come Chiesa alle sfide di questo grande territorio, dove esistono grandi pressioni e interessi, a cominciare dalle attività estrattive. Al tempo stesso ci siamo accorti che la Chiesa ha una presenza forte nell’area ma molto frammentata. Da qui la nascita della Repam, per creare una piattaforma in cui scambiare le esperienze, rafforzare il nostro impegno, per rispondere al progetto enunciato dal papa nella Laudato si’. L’incontro che abbiamo avuto a Bogotà aveva l’obiettivo di terminare la fase di fondazione della Repam, che si sta già radicando in 7 Paesi su 9. Sentivamo che mancava la presenza ufficiale di alcune realtà fondamentali, dalle Conferenze episcopali, ai rappresentanti dei Religiosi, alla Pastorale sociale e Caritas”.

Al convegno di Bogotà, insieme ai Vescovi erano presenti 80 rappresentanti di congregazioni religiose, laici e dirigenti di movimenti indigeni impegnati nella difesa del creato e dei popoli amazzonici.

 

Le responsabilità della Chiesa per la “casa comune”. Nel messaggio inviato ai convegnisti il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, card. Peter Turkson ha messo in evidenza l’importanza dell’imminente Conferenza sul clima di Parigi. Il cardinale Claudio Hummes, presidente della Repam, ha sottolineato: “Sono i popoli a pagare il prezzo maggiore di tanta devastazione. Ci sono ragioni etiche e religiose per difendere la Pan Amazzonia. Etiche, perché abbiamo una grande responsabilità verso le generazioni future. Ma abbiamo anche una responsabilità religiosa, Dio ci ha affidato il mondo per custodirlo, non per distruggerlo. Continua Lopez: “La Repam si sente interpellata esplicitamente dall’enciclica Laudato si’, che parla dell’Amazzonia, e conferma la bontà della scelta della Rete, come forma di resistenza attiva. L’enciclica parla della validità degli organismi internazionali per difendere il territori e lottare contro la cultura dello scarto. Credo che i popoli indigeni abbiano molto da insegnarci”.

 

La voce degli indigeni. La devastazione, è stato sostenuto durante il convegno, ha tanti nomi: violazione dei diritti degli indigeni, negato accesso alla terra, deforestazione, il crescente fenomeno dell’industria estrattiva senza regole, mastodontici progetti idrici… Molte, in questo senso le testimonianze giunte dagli indigeni. Come quella di Alfonso López Tejada, leader del popolo indigeno peruviano Cocama: “La Chiesa cattolica è stata la prima realtà ad interessarsi a noi. Le estrazioni petrolifere hanno portato povertà, hanno decimato i nostri boschi, hanno prosciugato i nostri fiumi e lagune. Il pesce che peschiamo è inquinato, e così pure l’aria. Abbiamo bisogno che la Chiesa cattolica cammini con noi”.

Un appello che ora, grazie alla Repam, viene accolto con più forza: “L’ascolto delle comunità indigene era un tema ineludibile – dice Mauricio Lopez -, finora era stato assente nella vita della Chiesa l’ascolto attivo di questi popoli. E’ stata un’esperienza impressionante di ascolto reciproco.  Loro conoscono molto bene la presenza della Chiesa missionaria, di frontiera, ma sentivano l’assenza della Chiesa istituzionale. Al convegno abbiamo capito anche che essere cattolici ed essere indigeni fa parte della loro identità, non c’è rottura: indigeni con una missione popolare, ma al tempo stesso credenti e chiamati alla costruzione del regno. Per questo è importante camminare insieme, difendere il territorio e l’ambiente assieme a loro, che sono i più vulnerabili. E porteremo la loro voce a Parigi, partecipando alla Conferenza sul clima”.

Al Cop 21 di Parigi la Chiesa darà voce agli indigeni dell'Amazzonia
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento