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Amazzonia, appelli dal Papa e dalla Repam: sotto accusa gli interessi della grande impresa e le politiche di Bolsonaro

“Siamo tutti preoccupati per i vasti incendi che si sono sviluppati in Amazzonia. Preghiamo perché, con l’impegno di tutti, siano domati al più presto”. È l’appello del Papa, pronunciato dopo l’Angelus di ieri e a poco più di un mese dal primo Sinodo dei vescovi, da lui convocato, interamente dedicato alla regione così cruciale per la sostenibilità ambientale.

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Amazzonia, appelli dal Papa e dalla Repam: sotto accusa gli interessi della grande impresa e le politiche di Bolsonaro

“Siamo tutti preoccupati per i vasti incendi che si sono sviluppati in Amazzonia. Preghiamo perché, con l’impegno di tutti, siano domati al più presto”. È l’appello del Papa, pronunciato dopo l’Angelus di ieri e a poco più di un mese dal primo Sinodo dei vescovi, da lui convocato, interamente dedicato alla regione così cruciale per la sostenibilità ambientale. “Quel polmone di foreste è vitale per il nostro pianeta”, ha sottolineato Francesco, che poi a braccio ha salutato i fedeli argentini: “Vedo che ci sono alcuni miei connazionali argentini, e li saluto bene!”. Tra i fedeli presenti in piazza San Pietro, il Papa ha salutato in particolare la comunità del Pontificio Collegio Nord Americano, “specialmente i nuovi seminaristi appena arrivati”, esortati “all’impegno spirituale e alla fedeltà a Cristo, al Vangelo e al magistero della Chiesa”. “Senza costruire sopra queste colonne, sarà impossibile edificare davvero la vostra vocazione”, ha ammonito Francesco.

Rete ecclesiale panamazzonica: una nuova coscienza

La Rete ecclesiale Pan Amazzonica (Repam), in una nota diffusa ieri, firmata dal presidente, card. Cláudio Hummes, dal vicepresidente, card. Pedro Barreto Jimeno, e dal segretario esecutivo, Mauricio López, ringrazia tutti coloro, tra organismi ecclesiali e mezzi di comunicazione, che in questi giorni hanno espresso vicinanza per “la situazione critica di tutta l’Amazzonia, specialmente in Brasile e in Bolivia, per gli incendi di grande dimensione” e per “il cammino verso il Sinodo amazzonico”. La Repam, cosciente che in questo momento “il cambiamento climatico e l’aumento dell’intervento dell’uomo “stanno conducendo l’Amazzonia verso un punto di non ritorno”, si unisce ai differenti pronunciamenti che in linea con il magistero di Papa Francesco “fanno appello a tutta l’umanità perché prendiamo coscienza delle gravi minacce di questa situazione e perché ci impegniamo nella cura della casa comune, alzando la voce e cercando strade concrete d’azione pacifica, ma ferma, esigendo che si ponga fine a questa situazione”.

Gli interessi delle grandi imprese

“Da due settimane gli incendi vanno avanti e si stanno man mano estendendo, sia nell’Amazzonia brasiliana che nei paesi vicini, in particolare in Bolivia e Perù. In Brasile le situazioni peggiori sono negli stati di Acre, Rondônia, nel sud dell’Amazonas, nel Pará e nel Mato Grosso. La cosa molto grave è che le autorità ufficiali del Governo non stanno facendo nulla per fronteggiare questa situazione”. Lo dichiara al Sir Márcia Oliveira, docente di Sociologia all’Università Federale di Roraima (Ufrr), componente della Giunta della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) e perito in vista dell’imminente Sinodo sull’Amazzonia. “Anzi – rincara la docente -, è proprio il Governo a essere d’accordo con le grandi imprese, che sono interessate a far retrocedere la foresta per dare spazi agli allevamenti e alle monoculture agricole, soprattutto la soia. Invece le più danneggiate sono le popolazioni originarie, che dalla foresta traggono tutto il loro sostentamento”. Cifre ufficiali parlano di circa 73mila fuochi, con danni incalcolabili e per ora non quantificabili per la regione che contribuisce al 20% della riserva d’ossigeno del pianeta. La docente sottolinea che, in questo periodo dell’anno, per quanto riguarda molte zone del Brasile, non ci sono cause naturali che possano scatenare incendi: “È importante sottolineare che la siccità non si verifica in questa stagione, per esempio nello stato dove vivo, il Roraima, dove la foresta è mescolata alla savana, la stagione secca è in dicembre e gennaio. Non può essere questo il motivo delle fiamme”. A suo avviso, piuttosto, le “fiamme non si scatenano naturalmente, ma sono provocate attraverso una strategia di distruzione della foresta”. “I piccoli contadini non hanno l’abitudine di appiccare fuochi nella loro foresta, sanno bene che la loro vita dipende da loro. Chi incendia la foresta è gente vicina alla grande agricoltura intensiva e all’allevamento. Succede ogni anno, ma quest’anno la cosa ha assunto una gravità senza precedenti”.

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