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Brasile epicentro dei contagi. Don Erminio Canova da Recife: "I poveri doppiamente colpiti"

“Stiamo vivendo due tragedie contemporaneamente: malattia e disoccupazione; e tutto con l’assurda complicazione della crisi politica”. Divampa in Brasile il contagio di Covid-19, dalle grandi metropoli di San Paolo e Rio, al popoloso Nordest, fino alla zona amazzonica: quasi 800mila contagi e 39mila morti, secondo i dati più aggiornati. L’allarme arriva dal Nordest e precisamente da padre Erminio Canova, da molti anni missionario fidei donum, della diocesi di Treviso, a Recife, capitale dello Stato del Pernambuco.

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Brasile epicentro dei contagi. Don Erminio Canova da Recife: "I poveri doppiamente colpiti"

“Stiamo vivendo due tragedie contemporaneamente: malattia e disoccupazione; e tutto con l’assurda complicazione della crisi politica”. Divampa in Brasile il contagio di Covid-19, dalle grandi metropoli di San Paolo e Rio, al popoloso Nordest, fino alla zona amazzonica: quasi 800mila contagi e 39mila morti, secondo i dati più aggiornati. L’allarme arriva dal Nordest e precisamente da padre Erminio Canova, da molti anni missionario fidei donum, della diocesi di Treviso, a Recife, capitale dello Stato del Pernambuco.

“L’epidemia - prosegue il sacerdote - si sta diffondendo nelle periferie delle metropoli e anche nelle campagne nelle piccole città e nelle comunità rurali. Giugno è molto difficile per noi. Le nostre città di Recife e João Pessoa (capitale del Paraíba), in questi giorni, sono chiuse, ma molti cittadini non rispettano l’isolamento. Molti non hanno casa e quindi non possono rimanervi, molti devono partire per trovare lavoro e cibo”.

I dati ufficiali, secondo don Canova, quegli stessi dati che per Bolsonaro sarebbero addirittura stati gonfiati dai singoli Stati, non sono veri: “Possono essere moltiplicati per 5 o 10. Non sappiamo esattamente cosa stia succedendo. Il Governo federale non riconosce l’epidemia; richiede l’immediato ritorno di tutti al lavoro. Vuole riprendere tutte le attività economiche. Così, il Pil è al di sopra della vita umana! I morti, per Bolsonaro, sono un dettaglio; possono essere 30.000 o 50.000!”.

E in effetti, nei giorni scorsi, il Presidente ha affermato che, dopo tutto, “ciascuno di noi prima o poi muore”.

Grande vicinanzza sta invece mostrando papa Francesco, che ha telefonato ieri a mons. Orlando Brandes, arcivescovo di Aparecida (dove si trova il maggiore santuario del Brasile) manifestando la propria solidarietà ai brasiliani per la pandemia del Covid-19, che sta così duramente colpendo il Paese. Mons. Brandes ha riportato che il Santo Padre ha chiesto di dire al popolo che non solo prega per tutti, ma li accompagna sempre, “con il cuore molto vicino ai brasiliani”. “Ha anche affermato – ha aggiunto l’arcivescovo – che sta pensando a tutti i brasiliani. Non solo a noi cristiani, ma a tutta la nazione”.

I movimenti sociali, la società civile, molti sacerdoti, racconta ancora don Erminio Canova, “cercano di contribuire alla distribuzione di cibo, materiale igienico e denaro alle famiglie bisognose, ai disoccupati senza stipendio, ai lavoratori informali che oggi sono fermi, e ai migranti. Gli aiuti di Stato, approvati dal Congresso, arrivano in ritardo, diminuiti e non per tutti coloro che ne hanno bisogno. Il Governo federale rilascia fondi con il contagocce e burocraticamente. Per me, è responsabile del genocidio, otre a mantenere un’alleanza servile con Trump”.

La Commissione per la Pastorale della terra, all’interno della quale opera padre Canova, destina le risorse che ha ricevuto da vari soggetti per l’acquisto di cibo, da distribuire principalmente nelle periferie e nelle comunità più povere: “Ai nostri agricoltori, in Paraíba, è vietato vendere i propri prodotti nelle Fiere agroecologiche libere da loro stessi create, per non favorire assembramenti. Quindi organizzano borse di prodotti e li vendono a domicilio, con sacrifici e comunque con rischi. Un gruppo di agricoltori della regione di Aliança, a nord di Recife, ha raccolto una buona quantità di prodotti dalla terra degli insediamenti oggetto di riforma agraria e li ha donati a 200 famiglie povere nella periferia e all’ospedale sovraffollato dei malati”.

Il missionario allarga poi il discorso a tutto il Paese: “La pandemia ha trovato il Brasile impreparato, indebolito economicamente e con un Governo centrale scandalosamente inoperante. Il virus ha raggiunto tutti, ma colpisce in modo più evidente i poveri. I ricchi e le classi medie superiori sono in grado di proteggersi meglio, di lavorare da casa, dove hanno computer e un frigorifero pieno di cibo. I poveri devono andare a lavorare e... morire. Il virus svela l’ingiustizia, la profonda disuguaglianza e la divisione. La crisi politica è grave, non vedo via d’uscita, temo il peggio. Il Brasile è entrato in un labirinto e non sa più come uscire. Per fortuna, ci sono alcuni Governi locali che si comportano diversamente. I governatori di alcuni Stati fanno di tutto per alleviare la situazione locale, acquistando attrezzature sanitarie e organizzando l’isolamento sociale e quindi un’apertura graduale delle attività”.

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