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CRONACHE DALLA PANDEMIA. In Belgio tante vittime ma relativa libertà di movimento

Il belga è un pragmatico e vivere in Belgio significa convertirsi a questo pragmatismo e a una forma di indipendenza di spirito. Il confinamento è meno rigoroso che altrove. E anche l'elevatissimo numero di vittime in rapporto agli abitanti ha una sua spiegazione

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CRONACHE DALLA PANDEMIA. In Belgio tante vittime ma relativa libertà di movimento

Posto di blocco in rue de la Loi. Quattro volanti della polizia federale filtrano le poche auto di passaggio sotto la sede della Commissione europea. La strada a cinque corsie, che fino a un mese fa era una delle più trafficate di Bruxelles, si percorre adesso in pochi minuti. “Qual è il motivo del suo spostamento?” chiede garbatamente l’agente. “Sono andato a comprare le piante da mettere in terrazza”. “Va bene può andare”. Il belga è un pragmatico e vivere in Belgio significa convertirsi a questo pragmatismo e a una forma di indipendenza di spirito. Il confinamento è meno rigoroso che altrove. Fin dall’inizio della crisi è stata adottata la filosofia del “confinare senza isolare troppo” e si è sviluppato un vivace dibattito sulle conseguenze psicologiche e sociali dell’isolamento: violenza coniugale, fragilità dei bambini, solitudine degli anziani.

No, qui non ci si sente come se si fosse in guerra, ma si sta combattendo coraggiosamente il principale avversario in tempi di virus globale: la paura. Il belga si è certamente precipitato nei negozi per completare la sua scorta di lattine di birra e carta igienica, ma l’atmosfera generale è meno ansiosa che in Italia. L’attività fisica all’aria aperta “è incoraggiata” e non serve nemmeno l’autocertificazione. In altre parole, chi vive vicino agli spazi verdi può andare a prendere tutto l’ossigeno che vuole, in famiglia o con un amico. Da sabato scorso hanno riaperto perfino i negozi di bricolage e i vivaisti. Una decisione presa dal governo “per rendere più sostenibile l’estensione del confinamento”.

Eppure il Belgio si è ritrovato qualche settimana fa alla ribalta delle cronache internazionali per essere il primo Paese al mondo con il più alto numero di morti rispetto alla popolazione. Il governo avrebbe reagito in ritardo all’emergenza e gestito in modo disastroso la crisi delle case di riposo. Niente panico. Le autorità hanno spiegato che i numeri così elevati derivano dal metodo di conteggio usato: vengono inseriti tra i morti anche i pazienti che non hanno fatto il test, ma che hanno presentato sintomi prima di morire.

Fuori dai negozi alimentari c’è poca fila. I grandi ipermercati hanno rafforzato l’e-shop e chi può, fa la spesa online. Pochi click, paghi, e il giorno dopo ti consegnano tutto casa nell’orario concordato. Stessa cosa per le librerie e i negozi di elettronica che, rigorosamente chiusi al pubblico, consegnano gli acquisti a domicilio in 24/48 ore, senza supplemento.

Intanto la Commissione europea si appresta a organizzare il più grande evento di networking virtuale al mondo. Il prossimo 30 aprile si svolgerà una giornata di informazione sul nuovo bando del programma Life che ha come tema la tecnologia verde, la protezione della natura e le azioni a favore del clima. Oltre tremila persone da tutto il mondo seguiranno i lavori a distanza.

L’Exit Strategy belga è comunque già cominciata. Un ristretto gruppo di esperti del mondo accademico, economico e associativo è al lavoro assieme al governo per studiare le modalità del deconfinamento. L’impressione è che tra qualche settimana rue de la Loi tornerà a essere trafficata. 

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