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CRONACHE DALLA PANDEMIA. In Ciad via Crucis in preghiera per la nostra diocesi, l'Italia e i Paesi europei

In questo tempo di Quaresima anche nelle parrocchie missionarie di Fianga e di Sere, in Ciad, è tradizione celebrare la preghiera della Via Crucis il venerdì pomeriggio. Questa ha avuto un sapore speciale. Per il saluto a don Stefano Bressan e per la situazione che stiamo vivendo.

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CRONACHE DALLA PANDEMIA. In Ciad via Crucis in preghiera per la nostra diocesi, l'Italia e i Paesi europei

In questo tempo di Quaresima anche nelle parrocchie missionarie di Fianga e di Sere, in Ciad (intanto nel Paese si è verificato il primo contagio da coronavirus, ndr), è tradizione celebrare la preghiera della Via Crucis il venerdì pomeriggio. A Sere (16 chilometri da Fianga) l’itinerario si svolge percorrendo i lati del campo da calcio, iniziando e concludendo il cammino in chiesa. Normalmente l’appuntamento è fissato alle 16, anche se poi iniziamo verso le 16.30 perché da una parte quasi nessuno ha l’orologio e poi perché verso quell’ora il sole che nel periodo quaresimale è quasi sempre allo zenit (40/45 gradi all’ombra), comincia a scendere e, dunque, a essere meno forte. È vero che la Via Crucis è una preghiera popolare, ma è proprio per questo che desidero condividere con voi il nostro modo di viverla. Durante le varie tappe viene proclamato il Vangelo della Passione di Gesù nella sua interezza e ogni venerdì con un evangelista differente. È un modo di fare la Via Crucis che abbiamo appreso dai padri del Pime di Guidiguis (nord Camerun) ancora 25 anni fa quando tentavamo di imparare la lingua tupuri da loro. Un fedele laico fa da celebrante e una sessantina di persone partecipa alla preghiera. Dopo aver ascoltato un brano della Passione, l’animatore liturgico fa un brevissimo commento e una persona del gruppo esprime una preghiera di risonanza a partire dal brano ascoltato. Oppure si rimane in silenzio e si cammina verso l’altra tappa pregando il Padre nostro, o l’Ave Maria o il Credo e cantando poi una strofa di un canto in lingua tupuri. A ogni tappa mi piace ascoltare il Vangelo letto nella lingua locale e osservare il volto delle persone che mi stanno attorno e che conosco ormai da tanti anni. È il volto di donne e uomini che non fingono di ascoltare e che portano in questa preghiera tante gioie e anche tante fatiche personali e familiari. E anch'io mi sento custodito da loro. Questo stare in mezzo alla gente di Sere ascoltando assieme a loro la Parola di Dio, mi fa venire in mente quanto diceva mons. Angelelli (vescovo argentino assassinato dalla giunta militare durante la dittatura feroce che ha colpito quel Paese dell’America Latina, beatificato nell’aprile 2019): noi abbiamo due orecchi, con uno ascoltiamo la Parola di Dio e con l’altro ci mettiamo in ascolto della storia dei nostri fratelli e sorelle. Se i bambini che partecipano alla Via Crucis a un certo momento si stancano, gli adulti rimangono attenti perché il Vangelo di Gesù e della sua passione ci interpella in modi, tempi e luoghi differenti. Venerdì 13 marzo, alla fine del percorso, abbiamo pregato per don Stefano Bressan che doveva partire per l’Italia ed era rimasto per qualche giorno bloccato a N’Djamena, capitale del Ciad, a causa dell’epidemia del coronavirus e abbiamo pregato per l’Italia e gli altri Paesi europei che stanno vivendo questa emergenza. Anche questo è un modo per vivere la fraternità che è un dono del Vangelo, camminando e pregando con la Via Crucis verso Pasqua 2020. (don Silvano Perissinotto)

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