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CRONACHE DALLA PANDEMIA.Così Hong Kong convive con il virus

Intervista a Martino Criveller, di Conscio, che dal 2014 vive nella popolosa città. Qui il lockdown è stato fatto a intermittenza, soprattutto a causa del rientro degli studenti dall’Europa. Braccialetto per chi ritorna e app per isolare i contatti. Così si convive con il virus.

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CRONACHE DALLA PANDEMIA.Così Hong Kong convive con il virus

“Non vogliamo diventare la nuova Hong Kong”. La frase pronunciata dieci giorni fa dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia faceva riferimento alla cessazione dell’isolamento che aveva immediatamente fatto salire i casi di positività al Covid-19 e, di conseguenza, i ricoveri e richiesto un successivo lockdown. Anche se i casi positivi e i decessi, 1.026 e 4 morti su 7 milioni e mezzo di abitanti non sono molti. A Hong Kong vive da sei anni Martino Criveller, di Conscio, nipote di padre Gianni Criveller (vedi articolo a fianco), uno dei massimi esperti di questioni cinesi. “Quando nel 2010 venni a visitare Hong Kong come turista, certo non immaginavo che qui mi sarei stabilito. Dal 2014 vivo qui con mia moglie Giovanna (Choi Wan), e due bimbi, Leone di quattro anni e Victoria di uno. Lavoro in una società di Hong Kong, ma di proprietà italiana, che sviluppa e produce sistemi solari a isola per abitazioni non servite dalla linea elettrica nei Paesi in via di sviluppo.

Hong Kong è stata lodata per come ha gestito la situazione nel lockdown. E’ vero che eravate tutti controllati con app? La percentuale di positivi e morti è bassa rispetto ad altri Paesi asiatici, ma anche rispetto all’Europa e agli Stati Uniti. E’ dovuto a questa organizzazione?

I primi casi a Hong Kong risalgono alla metà di gennaio, all’inizio erano solamente residenti che erano stati in visita alla zona rossa di Wuhan o turisti cinesi provenienti da lí, con un limitato numero di contagi secondari. Il Governo è intervenuto subito con maggiori controlli e restrizioni all’ingresso, che peraltro furono giudicati non sufficienti dai residenti, i quali  autonomamente adottarono tutte le precauzioni possibili, in particolare l’uso di mascherine. Presto esaurite. Io per la mia famiglia ho dovuto acquistarle in Italia e farmele spedire, quando ancora da voi nessuno immaginava quello che sarebbe successo. Hong Kong ha un rapporto particolare con le epidemie. L’esperienza della Sars nel 2003 è stata micidiale, ci sono stati casi in cui tutti gli abitanti di un palazzo si sono contagiati. Inoltre, la densità di popolazione è quasi 20 volte superiore a quella della provincia di Treviso (6.777 contro 360 persone per Km2). A febbraio il numero di contagi locali è cresciuto e il Governo, sotto le pressioni della popolazione e del personale sanitario, ha chiuso tutti gli uffici pubblici e raccomandato il lavoro da remoto ai dipendenti privati. Scuole chiuse e distanziamento sociale, frontiere chiuse con la Cina continentale, a eccezione di un valico. Quindi, ha imposto la quarantena obbligatoria domiciliare per tutti coloro che avessero visitato l’Italia nei 14 giorni precedenti, mentre per coloro che avessero visitato Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, la quarantena doveva essere effettuata in centri appositamente adibiti. Abbiamo appreso oggi che quest’ultima restrizione regionale è stata appena revocata, ringrazio il Consolato Italiano di Hong Kong e Macao che con lodevole solerzia, ci ha sempre tenuti  informati via email sull’evoluzione delle restrizioni per i viaggi da e per l’Italia. Chi entra ora a Hong Kong, deve tenere un braccialetto e avere un’applicazione sullo smartphone per monitorare la sua quarantena. Non c’è l’uso a tappeto della app per tutti gli altri, tuttavia è relativamente facile per il Governo tenere traccia dei movimenti, tramite l’incrocio dei dati della Octopus card, la tessera di pagamento per tutti i mezzi pubblici della città o tramite le innumerevoli telecamere di sorveglianza.

Com’è stata la situazione sanitaria, c’è stato un rischio collasso dovuto al numero di accessi?

Gli ospedali pubblici sono stati sotto pressione, ci sono state perfino proteste del personale sanitario per sollecitare la chiusura delle frontiere con la Cina continentale. In generale la sanità pubblica è molto efficiente e sostanzialmente gratuita. Solo una piccola parte della popolazione di Hong Kong ricorre a quella privata tramite assicurazione, sul modello americano. A mio giudizio, il successo (finora) nel contenimento dei casi è da attribuirsi al comportamento dei residenti di Hong Kong, che sin dal primo giorno si sono muniti di mascherina e disinfettanti, anche quando il Governo ancora non ne incoraggiava l’uso. Nel mio tragitto da casa a lavoro incrocio letteralmente migliaia di persone, hanno tutti la mascherina. Tutti. Questa settimana credo di aver visto forse 2 persone senza mascherina.

Molti sono convinti che i numeri cinesi siano falsati. Che impressione hai rispetto a Hong Kong? E’ veritiero quanto dicono i governanti e quanto pubblica la stampa?

La mia impressione è che i dati a Hong Kong vengano rilevati e pubblicati con molta accuratezza, sono consultabili al sito https://chp-dashboard.geodata.gov.hk/covid-19/en.html, dove viene indicato il luogo esatto di residenza (omettendo il numero di appartamento), in particolare che condominio e che scala.

Dopo la riapertura, ad aprile c’è stato un aumento di casi di positività che ha costretto a un nuovo lockdown. Il presidente della Regione Veneto ha detto che non vuole ripetere l’esperienza di Hong Kong. Com’è adesso la situazione? 

A fine febbraio si registravano uno/due casi al giorno, poi con il lockdown in Europa molti studenti Hongkongini che si trovavano in Europa sono tornati qui dalle loro famiglie, portandosi anche il virus. E’ questa la seconda ondata che ha fatto registrare fino a 60 casi al giorno ai primi di aprile, poi gradualmente in calo fino a lunedì 20 aprile quando si sono registrati 0 casi. Speriamo di arrivare presto a zero. Nel frattempo il Governo ha innalzato la soglia di attenzione, che ha colpito principalmente i ristoranti. Anche se le loro attività non sono mai state interrotte, sono vietati assembramenti, oltre le 4 persone e vi è una distanza minima da rispettare. La zona fieristica AsiaWoldExpo, nei pressi dell’aeroporto, cancellati giocoforza tutti gli eventi di questo semestre, è stata trasformata nella Ellis Island di Hong Kong, dove viene effettuato il test a tutte le persone in arrivo e che sono residenti a Hong Kong, in quanto l’ingresso a tutti gli altri è vietato, come sono vietati i transiti all’aeroporto.

Di Hong Kong avevamo sentito parlare molto per le proteste contro l’emendamento alla legge sulle estradizioni e in generale sull’ingerenza di Pechino: questa pandemia ha sopito tutte le proteste, nessuno ne parla più?

A gennaio le proteste erano ancora in corso durante l’inizio della pandemia, e aveva fatto notizia - ad esempio - il contagio di un’intera squadra di agenti. Tuttavia il distanziamento sociale, la paura del contagio e l’inasprimento delle norme sugli assembramenti le hanno sostanzialmente interrotte, anche se ci sono stati alcuni casi isolati.

Cosa si dice della situazione in Italia?

Dai nostri fornitori cinesi, ma anche tra i miei amici di Hong Kong, ho sentito una forte empatia e solidarietà nei confronti dell’Italia, sia tramite messaggi che gesti concreti. In particolare un nostro fornitore di Xiamen (Solarfirst) ci ha permesso di fare una piccola donazione di mascherine alla Protezione Civile di Casale sul Sile.

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