Mondo
stampa

Caso Regeni: la verità ferita e il nostro limitato peso internazionale

La tragica fine dello studente ricercatore friulano Giulio Regeni, assassinato in Egitto, è diventata una lente attraverso guardare con realismo ad un mondo che non conosciamo o che non vogliamo conoscere.

Parole chiave: egitto (11), giulio regeni (1)
Caso Regeni: la verità ferita e il nostro limitato peso internazionale

La tragica fine dello studente ricercatore friulano Giulio Regeni, assassinato in Egitto, è diventata una lente attraverso guardare con realismo ad un mondo che non conosciamo o che non vogliamo conoscere.
E’ una realtà di Stati di polizia o di governi militarizzati dove l’ordine viene mantenuto con l’esercizio della forza, dove si governa anche attraverso l’uso delle armi. Ai nostri occhi appaiono come Stati che riescono, positivamente, a “gestire” fenomeni di estremismo politico o di fanatismo religioso, nazioni che si oppongono con forza alla violenza del Daesh (o Isis). Quasi mai ci soffermiamo a pensare al caro prezzo di questo sistema.
In Egitto, Abd al-Fattah al-Sisi, il presidente prestato dai militari, prima ha deposto il presidente in carica Muhammad Morsi, era il luglio del 2013, poi ha dato avvio ad una repressione impressionate contro il partito dei Fratelli musulmani. Si parla di un numero indefinito e comunque alto di arresti, tra i 16.000 e i 40.000, tra questi si contano 80 persone morte durante la detenzione (probabile tortura), abbiamo conoscenza di 415 esecuzioni su 1.200 condanne a morte, di uso della tortura e del sequestro utilizzati in modo sistematico.
Sporche bugie
«Siamo offesi che alcune dichiarazioni sostengono che dietro la morte di Giulio Regeni ci sia la polizia. Mai, mai e poi mai, è stato arrestato dalla polizia», sono parole pronunciate dal ministro della Sicurezza, Magdy Abd El Ghaffar a difesa delle sue forze di polizia. Queste parole puzzano da distante perché giungono dopo informazioni sbagliate e tentativi ufficiali di depistare le indagini, puzzano perché nessun ministro può dire questo di ognuno dei suoi poliziotti, specialmente quando la tortura e il sequestro sono strumenti usati in modo abituale dalle forze di polizia.
E’ chiaramente distinguibile la puzza di bugia.
Il Governo egiziano ha dichiarato disponibilità a lasciar collaborare le forze investigative italiane escludendo a priori che tra i suoi ci siano i colpevoli; proprio un’indagine libera!
Ora il Governo italiano è diviso tra due possibilità. La prima è affrontare con fermezza un paese amico, un partner commerciale di prima grandezza. Ma questo può portare alla rottura con uno dei più importanti alleati nella lotta contro il terrorismo e un partner nella vicenda libica che a noi interessa in modo particolare. L’altra è accontentarsi di una bugia colossale, di un rospo che a fatica si può mandar giù, in modo far uscire puliti il governo egiziano e chi ha commesso l’omicidio.
Inchiodare Al-Sisi alla sua responsabilità politica pare ora impossibile. A detta degli esperti si può solo sperare nell’intervento degli Stati Uniti. Perché noi siamo grandi partner commerciali con l’Egitto, ma non abbiamo nessun potere sulla loro politica, mentre gli Usa vendono armi e sostengono l’esercito egiziano e questo conta assai di più.
Venditori, ma non potenti
L’Italia nel mondo è considerata positivamente per quello che produce. Tanti desiderano vestirsi italiano, mangiare italiano, guidare una Ferrari e tuttavia questo non significa che abbiamo potere contrattuale fuori della vendita o acquisto di beni.
Siamo partner commerciali dell’India, ma la questione dei due marò non ne ha tratto nessun beneficio, anche se in quel periodo stavamo vendendo elicotteri a quel Paese. I nostri ostaggi sono liberati solamente dietro pagamento, anche se si nega ogni volta che accada. Mentre gli ostaggi statunitensi americani sono liberati dal loro esercito o rimangono uccisi durante la liberazione. Noi non usiamo la forza, altri invece lo fanno. Allora, come nelle risse di cortile, siamo costretti a chiamare nostro fratello maggiore, gli Usa, per difenderci o attaccare il bulletto che ci sta facendo del male.
Abbiamo la possibilità di contare di più solo se l’Europa avrà una sola politica estera, un solo esercito. Ma questo pare diventare sempre più racconto da fiaba.
Scomparsa forzata
La verità scomoda è quella del rapporto problematico tra democrazie parlamentari e stati di polizia o dittatoriali che qui si concretizza nella scomparsa forzata, forced disappearance, usata come metodo di repressione dell’opposizione.
Nel mondo, solo nel 2015, ci sono stati 43 mila desaparecidos, parola tristemente nota in Cile e in Argentina, sono persone che nella maggior parte dei casi subiscono la tortura e poi la morte. E spariscono nel nulla. Vengono colpiti i dissidenti, così come i giornalisti che, con il l’accusa inventata di essere spie, vengono messi a tacere per sempre. Secondo le Nazioni Unite le scomparse forzate sono crimini contro l’umanità.
Giulio è stato ucciso per questi motivi, speriamo che non debba morire anche la verità sulla sua morte.

Caso Regeni: la verità ferita e il nostro limitato peso internazionale
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti) disabilitato.

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento