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Catastrofe educativa

In un anno di pandemia quasi un miliardo di studenti è stato coinvolto in chiusure di scuole. Intervista ad Anna Cristina D'Addio, esperta del Global education monitoring report (Rapporto mondiale di monitoraggio sull'educazione) all'Unesco di Parigi

Catastrofe educativa

A un anno dall’inizio della pandemia di Covid-19, oltre 800 milioni di studenti, più della metà della popolazione studentesca mondiale, deve ancora affrontare interruzioni significative della propria istruzione. Nonostante siamo giunti alla cosiddetta “terza ondata”, i Governi si sono tuttavia sforzati di ridurre al minimo le chiusure a livello nazionale - da 190 Paesi al massimo nell’aprile 2020 a 26 Paesi ora - a favore di chiusure parziali e locali. Le scuole sono ora completamente aperte in 101 Paesi.

La durata delle chiusure è fin qui variata notevolmente da regione a regione, da ben 5 mesi (20 settimane) di chiusure complete a livello nazionale in media in America Latina e nei Paesi dei Caraibi, a 2,5 mesi (10 settimane) in Europa e solo un mese in Oceania.

A inizio marzo 2021, secondo l’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) più di un quarto degli studenti dalla scuola materna alla scuola secondaria (circa 222 milioni) non sta frequentando la scuola a livello mondiale. Al di là degli annunci, gli investimenti in campo educativo sono ancora molto bassi se confrontati con settori come la sanità, l’industria, il commercio o il turismo. L’Unesco ha calcolato che lo scorso anno in media i Paesi hanno destinato solo lo 0,78% dei pacchetti di aiuto per l’emergenza Covid-19 all’istruzione. Analizzando i dati disaggregati per continenti, con amarezza, osserviamo che Europa e Stati Uniti - assieme ai Paesi dell’America Latina - sono i fanalini di coda in questi investimenti!

Per aiutarci ad avere uno sguardo a livello mondiale, abbiamo posto alcune domande ad Anna Cristina D’Addio, esperta del Global education monitoring report (Rapporto mondiale di monitoraggio dell’educazione o Rapporto Gem) all’Unesco a Parigi.

La pandemia ha messo a nudo e aggravato le disuguaglianze nell’istruzione, amplificando una crisi di apprendimento preesistente. Potrebbe tracciare brevemente una fotografia di quello che sta accadendo nei vari continenti?

Dall’inizio della pandemia causata dal Covid-19, un anno fa, tante vite sono state sconvolte. La chiusura delle scuole continua ad avere un impatto su più di 990 milioni di studenti. L’Unesco stima che in media gli studenti abbiano perso 3,5 mesi (14 settimane) di scuola dall’inizio della pandemia. L’apprendimento a distanza ha lasciato quasi 500 milioni di studenti nell’impossibilità di accedere all’istruzione. L’impatto combinato della chiusura delle scuole e della recessione economica è stato particolarmente devastante per le ragazze, per i bambini appartenenti a famiglie povere e per quelli con disabilità. Solo una manciata di Paesi può offrire un efficace apprendimento a distanza. Nell’Africa sub-sahariana, 4 studenti su 5 non ha accesso a internet. L’Unesco, inoltre, stima che 24 milioni di studenti potrebbero non vedere mai più l’interno di un’aula. Decenni di progresso rischiano di essere invertiti, ampliando le disuguaglianze e amplificando la crisi dell’apprendimento. La maggior parte degli studenti vive nell’Asia meridionale e occidentale e nell’Africa sub-sahariana.

L’Unesco sostiene che un investimento immediato in programmi di riparazione e recupero può ridurre i costi provocati dal Covid-19 fino al 75%. Potrebbe spiegarci perché?

Il team di esperti indipendenti del Rapporto Gem monitora i progressi di 209 Paesi, nel raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile n°4 sull’educazione, adottato dagli Stati membri delle Nazioni Unite nel quadro dell’Agenda 2030. Recentemente ha condotto una ricerca, prevedendo che le chiusure delle scuole dovute a Covid-19 aumenteranno il deficit di finanziamento annuale per l’istruzione nei Paesi più poveri fino a 200 miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, investire ora in programmi di riparazione e recupero potrebbe ridurre il divario di finanziamento aggiuntivo del 75%. Per i Paesi i costi più elevati dopo il Covid-19 sono legati alle re-iscrizioni e ai programmi destinati ai gruppi più emarginati affinché tornino a scuola, recuperino e massimizzino le loro possibilità di rimanervi. Costi addizionali saranno necessari per garantire che i bambini siano al sicuro quando tornano in classe, con accesso a strutture igieniche e aule aggiuntive per consentire l’implementazione delle misure di distanziamento. La pandemia sta avendo conseguenze devastanti per i bambini dei Paesi più poveri. Non dobbiamo permettere che i sistemi educativi siano distrutti - e con essi le prospettive future e il potenziale degli studenti provenienti da ambienti più svantaggiati. Dobbiamo vedere invece la pandemia come un’opportunità per costruire sistemi educativi più resilienti.

Secondo la Banca Mondiale un anno scolastico in più può aumentare i guadagni di una donna dal 10% al 20%. Come ridurre la disuguaglianza di genere?

Diverse sono le ragioni che permettono di spiegare perché con l’educazione di bambine e ragazze si riduce la disuguaglianza di genere. Per esempio, l’istruzione aumenta il potere decisionale delle donne all’interno della famiglia. Educare le donne significa aumentare anche la crescita economica: l’Africa potrebbe aggiungere 316 miliardi di dollari o il 10% al Pil nel 2025, se ogni Paese operasse in questa direzione verso la parità. Inoltre, le donne istruite hanno meno probabilità di morire di parto. Si stima che se tutte le madri completassero la scuola elementare, le morti materne si ridurrebbero di due terzi, salvando 98mila vite ogni anno. Se tutte le donne avessero un’istruzione elementare, 1,7 milioni di bambini non soffrirebbero nella loro crescita a causa della malnutrizione. Le ragazze più istruite hanno meno probabilità di avere figli in età precoce o di sposarsi in giovane età. Con un livello di istruzione secondaria, la probabilità che una donna lavori è di 9,6% più alta che con un livello di istruzione elementare o inferiore. Con un’istruzione universitaria è di 25,4 punti percentuali più alta. Le aspettative di guadagno per le donne con un’istruzione secondaria sono quasi il doppio rispetto a quelle prive di istruzione, e sono quasi quattro volte più alte per le donne con un livello universitario di istruzione. I benefici sono chiari.

Il 22 e 23 giugno ci sarà il G20 a Catania su “lavoro e istruzione”. Potrebbe anticiparci qualche proposta che l’Unesco porterà per ridurre il gap di apprendimento nei Paesi a reddito medio-basso?

E’ fondamentale che i Paesi non riducano i finanziamenti per l’istruzione. Nonostante le esigenze di finanziamento aggiuntive che abbiamo descritto, due terzi dei Paesi a basso e medio-basso reddito hanno, infatti, tagliato i loro bilanci per l’istruzione pubblica dall’inizio della pandemia. Il Covid-19 sta ampliano i divari di genere. L’aumento del telelavoro con le scuole chiuse ha creato maggiori squilibri nella sfera domestica. E’ quindi fondamentale integrare un approccio di genere nelle risposte al Covid, in particolare nell’aria dei servizi all’infanzia. D’altra parte, è essenziale che i finanziamenti a favore dell’istruzione raggiungano le persone più emarginate. Gli sforzi a lungo termine per finanziare equamente l’istruzione dovrebbero essere al centro della ripresa dalla pandemia. In termini pratici, ciò significa che i governi e altri attori non statali devono spendere i loro budget, siano essi grandi o piccoli, in modi che permettano di perseguire attivamente l’inclusione e l’equità nell’istruzione, ad esempio attraverso trasferimenti di denaro e misure di protezione sociale rivolte agli studenti più vulnerabili. L’ultimo studio degli esperti del Rapporto Gem rivela che solo un Paese su 5 dimostra un forte impegno per l’equità nell’istruzione. Ancora più preoccupante è il fatto che alcuni Paesi dell’Africa sub-sahariana - la regione con il maggior numero di bambini che non vanno a scuola - non ha alcuna politica di finanziamento per promuovere l’equità. Nei Paesi a basso reddito, il 40% del totale dei finanziamenti pubblici all’istruzione va a beneficio del 20% più ricco, e solo il 10% a quello più povero. Sul tavolo di lavoro del G20, pertanto, ci dovrà certamente essere l’Africa, ma anche il tema degli aiuti e delle spese per l’istruzione nei prossimi anni per mitigare il più possibile gli effetti della pandemia.

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