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Centrafrica: la guerra infinita

Dopo le elezioni presidenziali del dicembre scorso la situazione è decisamente preoccupante. La testimonianza della missionaria Monica Colla: "Il problema che incombe è l’emergenza alimentare: da 2 mesi, la frontiera con il Camerun è chiusa, da lì entrano le derrate alimentari per tutto il Paese. Nei mercati non si trovano più viveri"

Centrafrica: la guerra infinita

“In questa fase, che dura oramai da prima dell’elezione presidenziale avvenuta il 27 dicembre 2020, la situazione a Bangui, e in tutto il territorio nazionale, soprattutto nelle zone più lontane della capitale, è decisamente preoccupante”. Lo riferisce, dalla capitale della Repubblica Centrafricana la missionaria laica Monica Colla, originaria di Maser. Le bande armate, prosegue, “continuano a mantenere il controllo dei due terzi del Paese e non sono d’accordo con la rielezione di Archange Touadera”. Il 13 gennaio, dopo la conferma dei risultati, c’è stato un tentato colpo di stato, smantellato dai militari dell’Onu presenti nel Paese da oramai 7 anni, dopo il colpo di stato del 2013 che aveva visto destituire il presidente Bozizé. “Ora proprio quest’ultimo è a capo delle milizie armate che non accettano il presidente rieletto”, aggiunge la missionaria.

“Il problema che incombe per tutta la popolazione e in tutto il Paese, in questo momento è quello dell’emergenza alimentare - continua Monica Colla -. Da circa 2 mesi, la frontiera con il Camerun è chiusa, da lì entrano le derrate alimentari che alimentano Bangui la capitale e poi tutto il Paese. Nei mercati non si trovano più viveri e anche la Fao e gli organismi umanitari, faticano a far entrare i viveri per le distribuzioni. La popolazione, vista l’insicurezza del territorio, non riesce a coltivare i campi e questo porterà a una carestia nei prossimi mesi, in un Paese che vive principalmente di agricoltura di sussistenza”.

Ma ci sono tantissimi altri problemi: “Da tanti anni non si riesce ad avere un percorso scolastico regolare a causa dei confitti persistenti, molti giovani arrivano alla maturità che non sanno né leggere né scrivere, senza aver maturato nessun atteggiamento critico di fronte alla realtà. Perciò, pensano che un problema si risolva solo attraverso la violenza e con la forza. Il sistema sanitario è sprovvisto di strutture ospedaliere e personale anche nei momenti normali, durante la guerra fatica a curare anche le più semplici malattie. Medici e infermieri vengono rapiti dai ribelli per poter andare a curare i loro feriti, con il risultato che gli ospedali si svuotano del loro personale”.

A tutto questo si aggiunga “una missione dell’Onu, che non ha mai fatto il suo dovere e che lavora con contingenti stranieri, che non conoscono i territori, non sono per niente interessati che il conflitto finisca, altrimenti dovranno rientrare e non avranno più il loro salario, che sono spesso accusati di stupro o sfruttamento”.

La missione di Monica Colla che collabora con le suore della Provvidenza, prosegue, dunque, tra mille difficoltà: “A Bangui, le classi hanno ripreso ad accogliere i bambini, ma si lavora molto timidamente, tante famiglie preferiscono tenere a casa i loro figli”. Nella scuola di Bossangoa, sempre gestita dalle religiose, “a tutt’oggi, molti sono ancora gli alunni e i professori e maestri assenti, coloro che si erano ritirati a Bangui non hanno ancora potuto rientrare, poiché spesso le strade sono ancora presidiate dalle bande armate”.

Infine, nella terza scuola di Bambari è tutto fermo da novembre: “E’ la città controllata dai ribelli, dove si sono insediate le varie milizie armate. Da Bambari è facile accedere alle tante miniere d’oro e diamanti. Ma la buona notizia, arrivata il 12 febbraio, è che le Forze armate regolari, con l’aiuto dei militari russi e ruandesi, sarebbero riusciti a liberare la città”. Un’operazione che si aggiunge alla liberazione della «città strategica» di Boar, e ancora di Baboua, Beloko e Cantonnier. In tal modo, c’è la possibilità che possa essere aperta la frontiera con il Camerun.

Conclude la missionaria: “Il presidente di transizione Samba Panza, qualche anno fa, parlava di “maledizione della ricchezza”. E’ proprio quello che sta vivendo il Centrafrica da anni e che si ripete ciclicamente. Per ottenere il monopolio e il diritto sulle risorse del sottosuolo, tante potenze, a volte con l’avallo della classe politica al potere e a volte con la forza, sono disposte a tutto”.

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