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Chiesa di martiri

E’ quella dell’El Salvador, dove due sacerdoti e due laici il 22 gennaio vengono beatificati, sulla scia di mons. Romero. Tra questi c’è il trevigiano di Mansuè padre Cosma Spessotto, francescano

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Martiri El Salvador

Figlio di emigranti bellunesi, padre Claudio Bratti ha seguito la causa di beatificazione di padre Cosma Spessotto, francescano originario di Mansuè (provincia di Treviso, in diocesi di Vittorio Veneto) che viene beatificato sabato 22 gennaio a San Salvador, assieme ad altri tre martiri. Tra il 1996 e il 2000, padre Bratti, che ha conosciuto personalmente padre Cosma e ha collaborato con lui, ha compiuto un’inchiesta minuziosa sul suo conto. Sarà lui, il 22 gennaio, a leggere il documento ufficiale di proclamazione della beatificazione di padre Cosma dinanzi al cardinale Gregorio Rosa Chávez , che presiederà la solenne celebrazione.

Quali sono i tratti caratteristici della figura di padre Cosma?
La vocazione missionaria di padre Cosma germina negli anni di formazione, durante i quali matura la disponibilità ad andare missionario in Cina. Con l’avvento di Mao Tse Tung il suo progetto sfuma. E’ inviato nel convento di Vittorio Veneto, dove viene a sapere della richiesta di sacerdoti da parte dei vescovi dell’America Latina: non ci pensa due volte e si rende subito disponibile. Nel 1950 padre Cosma parte per l’El Salvador. Nei trent’anni di missione, prima a San Pedro de Nonualco e poi a San Juan de Nonualco, padre Cosma si rivela un pastore semplice, sempre disponibile, senza troppe “arie”... Ho concluso che è stato un “Curato d’Ars alla salvadoregna”.

Che situazione trovò in El Salvador?
Vi era una tensione crescente che prima o poi doveva scoppiare in una rivoluzione. Padre Cosma osservava bene e cercava di capire quello che accadeva. Era preoccupato di trovare una soluzione evangelica a quella situazione. Aveva individuato alcuni principi. Il primo era che la violenza non era una scelta evangelica e pertanto non era da perseguire: per cambiare il contesto, invece, si doveva seguire la via delle riforme. Il secondo principio era quello di difendere i diritti di Cristo e della Chiesa. Il terzo principio era quello di avere una posizione “super partes”.

Quali le motivazioni della morte?
In quegli anni i militari avevano intrapreso una lotta sempre più feroce contro i guerriglieri, attuando sempre più spesso delle spedizioni punitive, che venivano fatte sulla base delle informazioni delle spie (chiamate le “orecchie”). Spesso si trattava di indicazioni date per motivi futili e dissapori personali: l’esercito passava e uccideva indiscriminatamente le persone indicate. Padre Cosma intervenne durante una di queste spedizioni, pensando di poterla fermare, ma non ci riuscì. Poté soltanto prendersi cura dei morti lasciati lungo la strada: un fatto che indispettì molto i militari, percepito come un affronto. Dopo un’ennesima spedizione punitiva, padre Cosma si rivolse direttamente ai capi delle forze armate denunciando le modalità da “giustizia sommaria” dell’esercito e ammonendo che di queste azioni “avrebbero dovuto rispondere di fronte a Dio”.

Padre Cosma ha lasciato un segno importante nel “suo” popolo...
Quando, negli anni ’90, mi fu chiesto di raccogliere testimonianze per la causa di beatificazione, ho scoperto che dopo 16 anni la gente ricordava per filo e per segno quello che padre Cosma aveva detto e fatto. Nei quasi tre mesi in cui mi misi a disposizione per raccogliere i dati, si sono presentate circa 200 persone. Chi mi indirizzò a questo servizio - padre Luca De Rosa - mi disse che dovevo constatare “l’azione dello Spirito Santo” e che dovevo scoprirla nel “sentire dei fedeli”.

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