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Cop25, pochi passi avanti sul clima

“Il negoziato di questi giorni - spiega Matteo Mascia, responsabile del progetto Etica e politiche ambientali della fondazione Lanza di Padova - ha risentito del clima internazionale, delle guerre commerciali tra Usa, Cina e la stessa Europa. Si è affievolita l’idea di un impegno comune dei vari Paesi, e questo rende tutto più complicato, con progressi piccoli e contraddittori”.

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Cop25, pochi passi avanti sul clima

Si va avanti, forse. Sicuramente troppo piano. E la stessa opinione pubblica, che pure è molto sensibile ai temi ambientali e alle battaglie di Greta, appare disattenta rispetto alle estenuanti trattative e ai tecnicismi propri di un consesso internazionale. Così, la Cop25, la Conferenza mondiale sul clima che si è svolta in questi giorni a Madrid (2-13 dicembre) rischia di essere l’ennesima occasione persa. “Il negoziato di questi giorni - spiega Matteo Mascia, responsabile del progetto Etica e politiche ambientali della fondazione Lanza di Padova - ha risentito del clima internazionale, delle guerre commerciali tra Usa, Cina e la stessa Europa. Si è affievolita l’idea di un impegno comune dei vari Paesi, e questo rende tutto più complicato, con progressi piccoli e contraddittori”.

Anche l’opinione pubblica, conferma l’esperto, “non è particolarmente attenta allo svolgimento di vertici come questo. C’è stato grande spazio per la Cop di Parigi, di qualche anno fa, poi l’attenzione è andata scemando. La stessa informazione non aiuta. Riferisce ogni cosa che dice Greta, e lo dico senza sminuire l’importanza del suo ruolo, ma poi non c’è la stessa cura nell’informare rispetto ai momenti dove si prendono le decisioni, ad avere una continuità informativa. Non parliamo neppure, poi, del dibattito politico in Italia, sempre legato a logiche interne. Scontiamo un deficit culturale e anche morale, prima che politico e decisionale”.

Mascia illustra alcuni dei nodi emersi a Madrid. “Mi rendo conto che si tratta di cose tecniche, non facili, ma da queste dipende la vita di miliardi di persone. Uno dei punti più controversi, durante la Cop25, è stato il cosiddetto articolo 6, quello del calcolo dei meccanismi con cui calcolare le emissioni, contabilizzare i debiti e i crediti legati alle emissioni stesse. Le implicazioni economiche sono fortissime. Si tratta di scelte politiche ma anche tecniche. E’ complicato trovare dei meccanismi, che vadano bene per contesti molto diversi tra loro”.

Un altro aspetto delicato è “la connessione tra le scelte sulla riduzione delle emissioni e l’attenzione ai diritti umani e delle popolazioni. Se, per esempio, faccio la scelta dell’energia idroelettrica, ma per costruire una diga sono costretto a sfollare intere popolazioni, la cosa non può andare bene”.

Si è bloccata, poi, “la trattativa sulle cifre da corrispondere a Paesi che subiscono danni a causa del cambiamento climatico. Anche in questo caso, è difficile passare dal principio ai meccanismi concreti”. Addirittura passi indietro sono stati fatti sul “piano d’azione di genere”, sui provvedimenti a favore delle donne. Mascia ha visto, invece, “un segno di speranza sull’attenzione agli indigeni, alle popolazioni native. Credo si tratti di una conseguenza dell’attenzione avuta quest’anno dall’Amazzonia, grazie anche al Sinodo. In molti continuano a guardare a papa Francesco come a un riferimento”.

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