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Corea del Nord: atomica di pace? Il gioco delle parti

La Corea del Nord crede che finché avrà la bomba e minaccia di usarla non sarà attaccata dagli altri Paesi. E la storia, finora, le sta dando ragione. Ma la questione più grossa è la messa in discussione del predominio Usa nel Pacifico; non più scontato, non più così forte.

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Corea del Nord: atomica di pace? Il gioco delle parti

Se non fosse per il proprio cellulare Samsung forse molti italiani non saprebbero neppure che esiste la Corea. Eppure, se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Anzi, se non ci fossero le due Coree, perché l’equilibrio delle nazioni che si affacciano sull’Oceano pacifico funziona grazie alle tensioni tra le due Coree e alla loro divisione. E’ un paradosso storico. Geograficamente la Corea è un “gambero fra due balene”, la Cina e il Giappone, con due terzi del territorio dell’Italia e una popolazione pari a quella tedesca. Nondimeno, dal secondo dopoguerra, svolge la “funzione” internazionale di scarico delle tensioni, prima durante il tempo della guerra fredda e oggi allentando le tensioni di predominio economico tra Cina e Usa.
Un passo indietro
Per capire questa gente occorre ricordare la sua storia, un passato di divisione. Questa penisola non è mai stata un’unica nazione. Quando noi europei pensiamo alle due Coree crediamo di vedere un’edizione orientale delle due Germanie un tempo divise dal muro di Berlino, ma così non è. La Corea del Nord ha una lingua abbastanza diversa da quella del Sud. Non hanno mai chiamato la loro terra con lo stesso nome. Se due coreani, uno del Nord e uno del Sud si trovano assieme, faranno fatica a capire la lingua l’uno dell’altro e a cosa si riferisce. Sono sempre state prima tribù diverse, poi regni diversi, poi domini diversi e oggi due stati diversi. Certo ci sono villaggi che sono stati divisi dalla fine della Seconda guerra mondiale e dalla guerra di Corea, poi, dal 1950 al 1953, e dal nuovo confine, ma i coreani del Sud non bramano per nulla di riunirsi con i cugini del Nord. Hanno fatto i loro conti e l’impegno economico sarebbe tremendo.
Tutte e due le Coree dicono di essere l’unica vera Corea, ma lo fanno ad uso e consumo interno. Durante gli anni Cinquanta, la Corea del Nord è stata utile alla Cina (e all’Unione Sovietica) per andare contro l’occidente capitalista, così come fece con il Vietnam e la Cambogia. Le sue truppe “volontarie”, per non far diventare calda la guerra fredda, attraversarono il confine per combattere l’esercito Usa che ancora oggi è schierato con 28.000 soldati.
In quello stesso periodo e fino ad oggi la Corea del Sud è stata utile agli Stati Uniti per mostrare la loro capacità di difendere Taiwan, il Giappone, le Filippine dal possibile dominio della Cina. Ovviamente tutto ciò non certo per beneficenza ma per la supremazia. Per questo gli Usa hanno combattuto una guerra e, pare, sono disposti a combatterne un’altra.
I cattivi del Nord
Le popolazioni che hanno abitato la penisola coreana hanno sempre guardato alla vicina civiltà cinese con rispetto, ne hanno imitato la cultura e tuttavia non amano sentirsi dire cosa fare anche se i vicini fanno la voce grossa.
Da una parte la Corea del Nord è un paese comunista, dall’altro lo è quel tanto che basta a fare del loro amato presidente una sorta di “semidio”, un’interpretazione tutta coreana della dottrina cinese di Confucio. E’ una nazione unica al mondo, dove si è passati dal medioevo giunto fino agli anni Quaranta del secolo scorso fino alla piena realizzazione comunista del confucianesimo. Da decenni alcuni esperti statunitensi sbagliano le previsioni sulla caduta della Corea del Nord per implosione. E’ un mondo a noi incomprensibile.
La bomba atomica è stata scoperta da un gruppo di scienziati di tutto il mondo raccolti negli Usa durante la seconda guerra mondiale, la scoperta fu fatta anche grazie alla Gran Bretagna, i segreti furono passati da spie occidentali (il fisico inglese Klaus Fuchs e il fisico americano Theodore Hall) all’Unione sovietica che condivise la tecnologia con la Cina, la quale spinse la rivale India ad armarsi allo stesso modo perché la Cina supportava il Pakistan. Nel frattempo la Francia costruì il proprio arsenale nucleare, Israele anche, ma senza mai ammetterlo. Taiwan, il Giappone potrebbero farlo, ma si sono messi sotto la protezione degli Usa perché la Nord Corea ha avuto in regalo dalla Cina la tecnologia per costruire la bomba atomica e i missili necessari per lanciarla.
Già nel giugno del 1950 il generale McArthur, resistendo al duro attacco della Corea del Nord, chiese e non ottenne di usare la bomba atomica sui coreani del Nord e sui cinesi, insistette e per questo motivo il presidente Truman lo rimosse per insubordinazione.
Il “semidio” e Harrison Ford
L’atomica pare oggi la questione più grossa. La Corea del Nord crede che finché avrà la bomba non sarà attaccata. E tutta la storia, scritta finora, le dà ragione. Il presidente Kim Jong-un, che ha studiato in Svizzera come tutta la famiglia Kim, sa che senza atomica farebbe la fine di Gheddafi o di Saddam o di altri capi di stato tolti di mezzo in diversi modi.
Ma la questione più grossa è la messa in discussione del predominio Usa nel Pacifico; non più scontato, non più così forte. La Cina sta facendo molto per conquistarsi spazi geografici, risorse naturali e commerciali, sta costruendo in acque internazionali isole artificiali per avere il predominio dove non l’ha mai avuto. Taiwan, Giappone e Filippine hanno molto timore, le prime due si stanno armando in modo impressionante. Il presidente Trump, che ha confessato di ispirarsi all’attore Harrison Ford (nel film “Air force one” del 1997), è come il pistolero che vuole far vedere che comanda sui cattivi della città. Nel ‘50 Truman fermò McArthur, stavolta è il presidente, allora candidato alla Casa Bianca, a dire: “Perché, se abbiamo l’atomica, non la possiamo usare?”.
Se inizierà la terza guerra mondiale, l’innesco potrebbe essere la Corea del Nord, forse per questo la guerra non scoppierà e tutti continueranno a guardarsi in cagnesco e a minacciarsi per poi, alla fine, trattare. Speriamo che la Cina possa mediare, che il presidente “semidio” tenga conto di essere mortale e che il presidente attore faccia la sua parte nel modo migliore possibile.

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