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Dopo Nizza: la risposta alla violenza

Anna, Francesca e Lara, Discepole del Vangelo, vivono a Marsiglia da cinque anni, in un quartiere a maggioranza musulmana. Ecco come hanno vissuto l'attentato di Nizza della scorsa settimana

Dopo Nizza: la risposta alla violenza

Nelle settimane della festa di Tutti i santi per i cattolici e quella della nascita del Profeta Maometto per i musulmani, la Francia è stata scossa ancora una volta da attentati di matrice fondamentalista: prima l’assassinio di un professore, Samuel Paty (16 ottobre) e poi quello di tre fedeli nella cattedrale di Nizza (29 ottobre). I fatti sono gravi e inaccettabili e non possiamo che unirci agli omaggi resi alle vittime e alle dimostrazioni di vicinanza per i familiari e tutte le persone duramente colpite da quanto accaduto.

Ad alcuni giorni di distanza sentiamo anche il bisogno di andare oltre all’impatto emotivo del momento – per altro legittimo! – per cercare di contemplare con più profondità che cosa la nostra società sta vivendo. In Francia come in Italia, le reazioni a questi fatti si moltiplicano e non tutte sono edificanti. In questi momenti è ancora più alto il rischio di legittimare discorsi razzisti, di divisione e odio, con giudizi semplicistici e generalizzanti. C’è tanta confusione: tra ciò che è veramente l’Islam e come lo deformano le derive fondamentaliste; tra un’autentica libertà di espressione e di critica e un eccesso di provocazione che ferisce sensibilità e valori. Come stare di fronte a tutto ciò in modo evangelico? Non è facile trovare risposte. La nostra esperienza ci aiuta però a guardare le cose in modo diverso.

Viviamo in un quartiere popolare dove la maggior parte degli abitanti è di religione musulmana, originari da diversi paesi: Maghreb, Mali, Senegal, Isole Comore. Siamo al 17° piano di uno dei 7 condomini e soltanto nel nostro piano abitiamo in 6 famiglie originarie da 4 Paesi diversi! In questi momenti, ci colpisce il dolore dei nostri fratelli cristiani, caduti in modo così assurdo. Ma ci segna anche la sofferenza dei nostri fratelli musulmani, che spesso si chiudono nel silenzio in queste occasioni, non sapendo come rispondere a tutti quelli che li additano indistintamente come fondamentalisti e terroristi e non sanno vedere quanto sono feriti dall’uso terribile e distorto che qualcuno ha fatto della loro fede.

In questi anni di vicinato stiamo imparando a conoscerli ed è un dono grande! Constatiamo continuamente quanto sia importante superare la nostra paura del diverso e osare l’incontro con l’altro. Occorre andare oltre la diffidenza che purtroppo a volte è più forte di noi a causa di “quello che si sente in giro”. Ma siamo convinte che questa è la via per uscire dal generico e dall’indistinto e fare l’esperienza che l’altro, l’altra, in fondo condivide le nostre stesse gioie e preoccupazioni. Di incontro in incontro, in tutte le piccole occasioni della vita quotidiana di vicinato, per noi ora non sono più “i musulmani”, ma sono Rania e Saïd, Jasmina e i suoi tre bambini, Abdou che fa l’elettricista e tanti altri. Sono volti, storie, vite.

In mezzo a tanta diversità di culture e di fede, non possiamo dire che sia sempre facile capirsi: impariamo ad accettare che rimangono divergenze o incomprensioni, a volte su aspetti marginali della vita, a volte su altri più rilevanti, spesso non legati a questioni religiose, ma di vita quotidiana, incomprensioni che si manifestano anche tra persone della stessa cultura e religione. E tuttavia il dialogo non è proprio questo? Cercare una conversazione aperta, accogliente e sincera con chi la pensa diversamente da me. Ci aiuta contemplare l’atteggiamento di Gesù, che continuamente nei suoi incontri cerca il modo di dialogare con tutti, farisei, peccatori, prostitute, discepoli, ammalati… La nostra fede ci spinge a non stancarci di cercare modi e forme rispettose e delicate per stringere poco a poco legami di fiducia e di amicizia. Charles de Foucauld ci insegna a vedere nell’altro, nell’altra anzitutto un fratello, una sorella, che ha lo stesso Dio per Padre. Egli amava ripetere che Dio, come ogni padre, ha un solo desiderio nel cuore: vedere regnare l’unità tra tutti i suoi figli. Unità però non alla maniera di Babele, come uniformità e conformismo, ma alla maniera dello Spirito, come armonia nella diversità.

Cammin facendo con i nostri amici musulmani, impariamo e riceviamo molto! Per prima cosa riceviamo una bella testimonianza di fede: la loro fedeltà alla preghiera cinque volte al giorno incoraggia anche la nostra; il loro quotidiano affidamento a Dio e alla sua volontà interpella la nostra capacità di accettare quello che la vita ci presenta. E poi riceviamo calore, amicizia, solidarietà e tanta accoglienza, attraverso gesti semplici e buoni. Come Nour, la donna delle pulizie del palazzone, che accoglie sempre col sorriso e rende instancabilmente lindo e profumato un ascensore che dopo poco sarà di nuovo sporco. O ancora Kani, la vicina del Mali, che la domenica cucina il riso per i suoi figli e ne prepara in più anche per noi. E il signore dell’11° piano, Rajab, che ci aiuta sempre con le borse della spesa.

Per stringere questi legami di amicizia dobbiamo uscire dai nostri modi di interpretare ed esprimere le cose, per imparare un po’ il linguaggio dell’altro. In questo frère Charles è un grande maestro: nella sua missione presso i Tuareg in Algeria, ha dedicato dieci anni a imparare la loro lingua e raccogliere la ricchezza della loro cultura. Lo riteneva indispensabile per poter entrare nel loro mondo, raggiungerli là dove erano e mettersi in dialogo con loro da amico e fratello. Nel nostro piccolo, cerchiamo anche noi di farlo, di conoscere la loro cultura e la loro fede, di provare a metterci dal loro punto di vista. Lo sguardo sulle situazioni può capovolgersi! Per esempio, capiamo che se un uomo musulmano ci gira le spalle in ascensore, non è per disprezzo, ma al contrario, per rispetto, per non metterci in una situazione che per loro è di promiscuità.

Quale risposta dare allora ai fatti di questi giorni? Forse ci fa bene ritornare alla dinamica del Regno, cioè quella del granello di senape, del lievito nella pasta. Di fronte a fatti gravi, verrebbe spontaneo a tutti cercare una risposta altrettanto forte. Il Vangelo ci suggerisce piuttosto di cercare le piccole risposte che possiamo dare ogni giorno nel nostro piccolo: i piccoli passi di accoglienza, amicizia, fraternità che abbiamo ogni giorno l’occasione di compiere, nella fiducia che un passo dopo l’altro si può arrivare molto lontano, il piccolo seme può diventare un grande albero. Allora, buon cammino di fraternità insieme!

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