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Ebola: dalla paura alla corresponsabilità

Epidemie come questa sono una inconfutabile dimostrazione che si deve parlare di salute a livello globale, mondiale: “Affrontarle con le comunità e le istituzioni locali - dice il medico trevigiano del Cuamm Putoto -, è un dovere morale e anche un atto di intelligenza perché questi problemi riguardano tutti noi”.

Parole chiave: ebola (16), putoto (4), cuamm (35)
Ebola: dalla paura alla corresponsabilità

Arriva l’ebola in occidente. Si apre la scena della paura, perché l’ebola giunge nella vecchia Europa con la macabra fama di migliaia e migliaia di morti. L’ebola ci spaventa, perché non fa differenze, colpisce uomini e donne, bambini e anziani, poveri e ricchi, gente di campagna e abitanti delle metropoli, i credenti e chi non pratica.

Se l’influenza aviaria, tanto temuta e colpevole solo di qualche decina di morti in tutta l’Europa, ha terrorizzato i nostri governi e la gente tanto più potrà farlo l’ebola. Perché questa è la vera peste del terzo millennio. Anche l’aids impallidisce di fronte a questa malattia che per virulenza assomiglia alla peste, detta morte nera, che colpi più volte l’Europa riducendola, tra il 1347 e il 1353, a due terzi degli abitanti. Il dottor Giovanni Putoto, responsabile programmazione Medici con l’Africa Cuamm, sostiene che “il tasso di letalità, legato alla virulenza del virus, varia dal 42% della Sierra Leone al 66% della Guinea”. I conti sono presto fatti.

 

Le possibili reazioni

Di fronte a questa tragedia dell’umanità possiamo scegliere di comportarci in diversi modi, noi e i nostri governi. Possiamo spaventarci, chiuderci in casa, o anche sperare che muoiano solo gli altri. Era la reazione alla peste nel medioevo. Il Decamerone di Boccaccio è ambientato proprio in questa situazione, tutti chiusi a raccontarsi storie divertenti mentre fuori si muore. Così si esorcizza la paura, ma si pensa solo a se stessi, come i cristiani non possono fare, se sono tali.

Oppure possiamo chiedere che se ne occupino le case farmaceutiche e i nostri governi. E’ una soluzione necessaria, basta che non facciano come con l’aids. Le cure prodotte dalle case farmaceutiche erano vendute a caro prezzo in occidente, solo i più ricchi potevano curarsi mentre tra i poveri il virus si diffondeva, e in Africa si continuava a infettarsi e a morire. Ma questo non importava, perché lì erano neri e poveri. Nessun governo occidentale si oppose a questa condotta. Fu Nelson Mandela a lottare contro le case farmaceutiche perché vendessero i farmaci a prezzi accessibili. Fu disposto ad andare anche contro la legge dei brevetti internazionali. Vinse la sua battaglia.
Probabilmente si troverà una cura o un vaccino contro l’ebola, ma si vorrà renderlo accessibile a tutti? Per saperlo basta solo chiedersi: chi è disposto a pagare per questo? I governi, i singoli, le case farmaceutiche?
Lo scienziato Albert Sabin nel 1957 rifiutò ogni compenso per la scoperta del vaccino dell’antipolio, era contento di poter aiutare tanti bambini in giro per il mondo e questo gli bastava; sappiamo che non ha avuto imitatori. Per la cronaca l’ebola è stata scoperta nel 1976, ma non si è cercata una cura per una malattia che colpiva solo i neri d’Africa.

Sanità globale
Sostiene il dott. Putoto: “In Africa occidentale si sta consumando la più grande e la più grave di tutte le epidemie di Ebola finora documentate nel continente africano. La risposta delle istituzioni competenti, internazionali in particolare, nel controllo dell’epidemia è risultata tardiva e inadeguata. Considerate le caratteristiche biologiche e la distribuzione geografica, è ragionevole attendersi che l’epidemia di febbre emorragica di Ebola si ripresenti in futuro. In attesa di trattamenti e vaccini efficaci e sicuri, e soprattutto accessibili a tutti, bisognerebbe puntare sulla realizzazione di un sistema regionale che garantisca in tempi rapidi l’identificazione del virus e il monitoraggio efficace delle epidemie secondo quanto prevedono le regole della sanità internazionale”. Insomma, è necessario aiutarli a casa loro, ma sul serio; non bastano il Cuamm di Padova -  Medici con l’Africa, Medici senza frontiere ed Emergency.
Il Cuamm opera in quelle zone dal 1950 e cerca di costruire una rete sanitaria adeguata alle esigenze di quella popolazione. Purtroppo questi popoli provengono da anni di guerra (per i diamanti insanguinati venduti in occidente) e le strutture sanitarie, già precarie, sono disastrate. Ma la strada pur impervia non è impossibile. E’ significativo il caso dell’Uganda indicato dal dott. Putoto: “Dopo l’epidemia di Ebola del 2000, ha saputo reagire con prontezza ed efficacia in quelle del 2007 e del 2012 riducendo in modo significativo diffusione, durata e mortalità del contagio”.
Epidemie come questa sono una inconfutabile dimostrazione che si deve parlare di salute a livello globale, mondiale: “Affrontarle con le comunità e le istituzioni locali - dice Putoto -, è un dovere morale e anche un atto di intelligenza perché questi problemi riguardano tutti noi”.

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