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Ecuador, vince Moreno, il socialista amico dei disabili

Resiste per un soffio la roccaforte andina della sinistra, dopo i dieci anni della presidenza Correa. I commenti del caeranese Bepi Tonello e di Damiano Scotton, originario di Camposampiero.

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Ecuador, vince Moreno, il socialista amico dei disabili

Dovevano essere elezioni spartiacque. Non solo per il piccolo Ecuador, ma anche per tutto il Sudamerica, alle prese con un quesito importante: è finito il ciclo dei governi di sinistra nel continente, dopo l’implosione del chavismo in Venezuela, gli scandali in Brasile e le sconfitte in Argentina e Perù? Il responso è arrivato: la sinistra socialista riesce a vincere, ma con grande fatica e contestazioni, dopo i dieci anni di presidenza Correa. A guidare l’Ecuador sarà Lenín Moreno (Alianza País), famoso per essere stato finora soprattutto un difensore dei diritti dei disabili (egli stesso si muove in carrozzina) non solo nel suo paese, ma anche a livello di Nazioni Unite.
L’ex vicepresidente di Correa ha ottenuto il 51,16% dei voti, contro il 48,84% di Guillermo Lasso, rappresentante della destra liberista, vincitore nelle principali città, Quito e Guayaquil. Lo sconfitto contesta però il risultato e molti suoi sostenitori sono scesi in piazza.
L’esito dello scrutinio ha ribaltato i primi exit poll. L’affermazione di Moreno è stata però faticosa e risicata, soprattutto se confrontata con il consenso avuto da Correa nelle precedenti elezioni. Ed ora il presidente si trova a guidare un paese polarizzato e in crisi economica. Sono molti, come è noto, i legami tra la nostra diocesi e il paese sudamericano, dove vivono numerosi missionari (tra cui due preti diocesani fidei donum, don Graziano Mason e don Giuliano Vallotto) e cooperatori.
Giuseppe Tonello, originario di Caerano di S. Marco, è stato il direttore generale della più grande ong del paese, il Fondo ecuadoriano Popolorum Progressio, nato nel 1970 (vedi articolo a pagina 3).  Tonello, che vive nel paese andino nel 1970, non nasconde soddisfazione e al tempo stesso preoccupazione: “Nonostante quello che si dice, dieci anni così nella storia dell’Ecuador non ci sono mai stati. C’è stato un governo stabile, vicino ai poveri. Prima non c’era uno Stato strutturato, ora sì… Certo, anche troppo magari. In questo momento abbiamo uno Stato forse assillante, controllore, con tante tasse… Ed abbiamo pure avuto episodi di corruzione. Ma gli eccessi passano in secondo piano rispetto ai fondi di credito per i poveri, al sistema di previdenza sociale, alla formazione professionale. Ora veniamo da una campagna elettorale deludente, non si è discusso di grandi temi. E Moreno non ha la statura di Correa, è una figura debole”.
Damiano Scotton, originario di Camposampiero, vive da qualche anno a Cuenca, nel sudest del paese, dove collabora con la locale Università ed è docente all’istituto Dante Alighieri. “La campagna elettorale - ci dice - è stata sottotono. Entrambi i candidati hanno continuamente rilanciato facendo proposte irreali. I disordini delle prime ore si sono calmati, ma il Paese è spaccato a metà ed il futuro è abbastanza incerto per tutti”.
Conferma il prof. Jorge Mora Varela, esperto di Relazioni internazionali e docente alla Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador: “Correa non ha governato male, ma poi la caduta del prezzo del petrolio e i casi di corruzione hanno fatto crollare il consenso. Oggi, con la crisi del petrolio, le politiche sociali di governi di sinistra sono difficilmente sostenibili. Moreno sarà costretto a correggere qualcosa, a fare qualche aggiustamento”.
Qualcuno esprime con forza il proprio disagio rispetto agli ultimi anni di governo Correa e scetticismo sulle mosse di Moreno. E’ il caso del prof.  Richard Salazar Medina, docente di Scienze politiche ed esperto di Movimenti sociali all’Università Andina Simon Bolivar e alla sede di Quito della Facoltà latinoamericana di Scienze sociali: “Moreno ha una sfida molto difficile di fronte a sé, ma temo che non abbia molta libertà d’azione, sarà circondato da fedelissimi di Correa”. Ciò nonostante, molti movimenti sociali e popolazioni indigene, critici verso i progetti estrattivi avviati dal Governo, hanno fatto una scelta clamorosa, spiega il prof. Salazar, quella di votare per Lasso, che aveva promesso in campagna elettorale di dare il via libera consultazione delle popolazioni interessate a progetti estrattivi, la cosiddetta “consulta previa”.

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