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Educazione: l'impatto del Covid-19 nel mondo

Intervista alla vice direttrice Unesco Stefania Giannini. Il 40% dei Paesi a reddito basso e medio-basso non è stato in grado di sostenere gli studenti svantaggiati quando le scuole erano chiuse

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Educazione: l'impatto del Covid-19 nel mondo

Bambini e ragazzi intrappolati tra una povertà materiale crescente, a causa dell’emergenza sanitaria e la carenza di opportunità educative, le difficoltà nella didattica a distanza e il mancato accesso alle attività educative extrascolastiche, motorie e ricreative. Per molti di loro la prospettiva è rimanere indietro, perdere non solo motivazione e competenze scolastiche, ma, in alcuni casi, essere spinti a un isolamento che può portare all’abbandono della scuola.

Ai primi di marzo di due anni fa, molti Paesi tra cui l’Italia, decidevano di chiudere le scuole, come prima, urgente, misura contro il Covid-19. Da allora, 190 Paesi in tutto il mondo hanno emesso analoghi provvedimenti coinvolgendo un miliardo e 600 milioni di alunni, dalla scuola per l’infanzia all’università. La pandemia da Covid-19 ha avuto effetti devastanti, obbligando l’intero sistema di scolarizzazione a un adeguamento strutturale e didattico senza precedenti. La perdita di apprendimenti avrà conseguenze nel medio-lungo periodo soprattutto per i paesi e le classi sociali più povere.

Per fare una fotografia della povertà educativa, che si alimenta, in un circolo vizioso, con quella della crisi economica e pandemica, abbiamo posto alcune domande alla professoressa Stefania Giannini, vice direttrice dell’Unesco con delega all’Istruzione e già nostra ministra dell’Istruzione.

A due anni dalla comparsa di Covid-19 quale impatto ha segnato sull’educazione e istruzione di bambini e adolescenti nel mondo?
La pandemia di Covid-19 ha causato la più profonda interruzione che abbiamo mai sperimentato nel settore dell’istruzione. Non dobbiamo dimenticare la sua scala universale: 1,6 miliardi di studenti sono stati colpiti a livello globale al suo apice. La chiusura delle scuole ha lasciato milioni di bambini fuori dalle loro classi e ha aumentato il rischio che non tornassero mai più. La durata della crisi - con chiusure di scuole che vanno da una media di 20 settimane fino a 80, in alcuni casi - ha avuto una pesante ricaduta. La crisi globale dell’apprendimento è cresciuta ancora di più di quanto si temeva in precedenza. Nei Paesi a basso e medio reddito, la quota di bambini che vivono in condizioni di povertà educativa, già oltre il 50% prima della pandemia, aumenterà notevolmente, potenzialmente fino al 70%, date le lunghe chiusure scolastiche e la diversa qualità ed efficacia dell’apprendimento a distanza.
La chiusura delle scuole ha fatto crescere il rischio di violenze domestiche, i casi di sfruttamento e abusi sessuali, i matrimoni forzati e precoci, il numero di bambini impiegati nel lavoro minorile.

Potrebbe darci alcuni numeri d’insieme per capire l’impatto della pandemia sull’abbandono scolastico?
Il mondo era alle prese con un evento di crisi dell’apprendimento prima della pandemia. Abbiamo stimato che 24 milioni di bambini potrebbero abbandonare la scuola, in aggiunta ai 258 milioni che non frequentavano la scuola prima del Covid-19. Un rapporto congiunto di Unicef e Banca mondiale ha anche stimato che il numero di bambini di 10 anni nei Paesi in via di sviluppo che non sono in grado di leggere un testo di base potrebbe aumentare da uno su 5 a 7 su 10. I sistemi sostenibili sono quelli in cui tutti i bambini possono imparare. Ma questo è ben lungi dall’essere il caso per la maggior parte. Sebbene molti Paesi abbiano adottato politiche di apprendimento a distanza, un terzo degli studenti nel mondo - circa 500 milioni - è rimasto escluso dall’istruzione, principalmente a causa della mancanza di politiche di apprendimento a distanza, dell’assenza di dispositivi per l’apprendimento a casa e connettività. Circa il 40% dei Paesi a reddito basso e medio-basso non è stato in grado di sostenere gli studenti svantaggiati durante la chiusura delle scuole. Ciò rispecchia il divario digitale globale: metà della popolazione mondiale non ha ancora accesso a Internet. Oltre all’istruzione, la chiusura delle scuole ha avuto un impatto sulla salute dei bambini, compresa la loro salute mentale, benessere e protezione. Quasi 370 milioni di bambini in 150 Paesi hanno perso i pasti scolastici a causa della chiusura delle scuole.

Quali sono oggi le aree più critiche dove è necessario porre attenzione?
L’urgenza principale è riportare l’istruzione in carreggiata, sfruttando alcune delle innovazioni che sono fiorite durante questo periodo: dobbiamo trasformare i sistemi educativi, in modo che diventino più resilienti agli shock futuri. Il primo imperativo è proteggere il finanziamento dell’istruzione e garantire che l’istruzione sia inclusa nei pacchetti di stimolo. Ma oggi il suo finanziamento è semplicemente fuori misura con la scala dei bisogni, compresi i pacchetti di incentivi che destinano meno del 3 per cento all’istruzione; una cifra che scende all’1% per i Paesi a reddito basso e medio-basso. Sarebbero necessari molti più fondi per il recupero immediato dell’apprendimento. La Dichiarazione di Parigi, adottata nel nostro incontro sull’educazione lo scorso novembre 2021, è un appello globale a rispettare gli impegni e investire nell’educazione per il futuro.

In che modo l’Europa, in particolare l’Italia, ha affrontato l’emergenza sanitaria garantendo un’istruzione accessibile a tutti?
In Europa e Nord America, le scuole sono state completamente chiuse per 3 mesi e parzialmente per 4. Secondo la nostra mappatura, l’Italia ha registrato 13 settimane di chiusure totali e 24 settimane di chiusure parziali. Da maggio 2021 a oggi, le scuole sono state completamente aperte per tutti i livelli, seguendo regole sul distanziamento fisico, misure sanitarie come indossare mascherine in stanze chiuse e campagne di vaccinazione per insegnanti e studenti. Come molti Paesi europei, all’inizio di quest’anno ha adottato misure rapide anche per contrastare la variante Omicron. L’istruzione in presenza è stata mantenuta il più possibile, in linea con le decisioni di altri Paesi europei.

Di fronte a uno scenario profondamente cambiato e in presenza di sfide nuove e di lungo periodo, quali sono le principali iniziative che l’Unesco ha intrapreso per contrastare la povertà educativa?
Vorrei ricordare che l’Unesco è l’unica agenzia delle Nazioni Unite con il mandato di coprire tutti gli aspetti dell’istruzione, da quella prescolare alla terza età, dall’alfabetizzazione all’apprendimento permanente. Siamo stati in prima linea nell’azione collettiva, per informare e catalizzare risposte innovative per garantire la continuità dell’apprendimento a tutti i livelli. Durante tutto il periodo, l’Unesco ha sostenuto circa 150 Paesi nel rafforzamento dei sistemi educativi e continuerà ad aiutare con questi sforzi. E’ una contingenza che richiede una riflessione profonda e tabelle di marcia per l’azione. Implica questioni etiche e processi decisionali pratici e basati sui dati. Allo stesso tempo, abbiamo rafforzato le competenze digitali per insegnanti e studenti e abbiamo supportato i Paesi nella creazione e distribuzione di un apprendimento a distanza di qualità su larga scala: questa è anche una priorità per la nostra Global education coalition, che sta mettendo in comune i talenti di circa 200 membri e opera in 120 Paesi. Ad esempio, attraverso il nostro Global teacher campus, nell’ambito della Coalition, stiamo fornendo a un milione di insegnanti competenze digitali e competenze pedagogiche per l’apprendimento online, basandoci sulle esperienze degli ultimi due anni. Stiamo anche tracciando nuovi modi per reimmaginare e trasformare l’istruzione e per aiutare gli studenti ad acquisire le conoscenze, le abilità e i valori per creare un futuro più sostenibile, giusto, sano e pacifico.

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