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Francia, guarda te stessa! Il dopo-attentato visto dalla città più islamica d'Europa

Lo scalabriniano Renato Zilio vive a Marsiglia, dove un abitante su tre è musulmano. E dopo l’attentato di Parigi sottolinea: “I tre terroristi uccisi erano nati e cresciuti in Francia”. I giovani di origine straniera vengono trattati come “arabi, terroristi, delinquenti”. Chi guarda al fondamentalismo è “alla ricerca di un’identità che la Francia non ha saputo o voluto dare”.

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Francia, guarda te stessa! Il dopo-attentato visto dalla città più islamica d'Europa

A più di due settimane di distanza dall’attentato di Parigi, non si placa la tensione in Europa. I Governi sono alle prese con l’urgenza di attuare provvedimenti anti-terrorismo. In Francia si respira ancora tensione. Abbiamo cercato di capire come la società francese sta reagendo a quanto accaduto intervistando padre Renato Zilio, scalabriniano, che vive da qualche mese a Marsiglia. Una città particolare, visto che la presenza di musulmani è pari al 30-35 per cento della popolazione. Probabilmente la città europea con la maggiore concentrazione islamica.
Come sta vivendo Marsiglia le giornate che sono seguite all’attentato di Parigi?
E’ da tener presente che Marsiglia è sempre originale in rapporto al resto della Francia. Qui le manifestazioni di solidarietà a Charlie Hebdo sono state significativamente meno nutrite che nelle altre città. Però anche qui a Marsiglia la stragrande maggioranza dei manifestanti erano gli intellettuali, gente più o meno delle classi medie, e dei quartieri benestanti. Gli abitanti dei quartieri nord (dove povertà e precarietà sono più marcate e perlopiù vivono musulmani provenienti dal Maghreb o dalle isole Comore) sono stati i grandi assenti, soprattutto i giovani. Anche qui l’emozione è stata grande. Anche qui i musulmani si sono ancora una volta visti presi di mira dai politici e dai giornalisti che parlavano indistintamente di musulmani-islamisti-terroristi. “Quanto sono umiliati i musulmani di fronte a questi avvenimenti!”, continuava a ripetere con tristezza il nostro arcivescovo, mons. Georges Pontier, presidente della Conferenza episcopale francese.
Che tipo di progetti di integrazione e dialogo vengono messi in atto con le numerose comunità islamiche?
Vorrei premettere che i tre terroristi uccisi erano francesi: nati e cresciuti in Francia, educati dalla scuola francese, uno aveva lavorato come educatore sportivo. Non si potrebbe in questo caso sollevare la questione dell’integrazione, come anche non si può parlare di comunità islamiche. Riporto quanto precisa Elia Bortignon, responsabile dell’Associazione interculturale Approches Cultures et Territoires: “I discorsi politici, i progetti sovvenzionati sono molti e durano da più di 30 anni: la realtà è che la disoccupazione giovanile di certi quartieri (dove vive la maggioranza delle famiglie di tradizione musulmana) è di più del 50%, e che questi giovani, nonostante siano nati e cresciuti a Marsiglia, continuano ad essere trattati come stranieri-arabi-delinquenti”.
Come nasce a suo avviso, tra i giovani musulmani, l’attrazione verso il fondamentalismo?
Non parlerei di attrazione dei “giovani musulmani” verso il fondamentalismo. Molti giovani sono alla ricerca di un’identità che la Francia non ha saputo o voluto dare loro: la riscoperta dell’Islam e la conseguente pratica religiosa di molti si può spiegare come una ricerca d’identità e di appartenenza ad una comunità. Aggiunge a questa problematica Elia Bortignon: “I giovani attirati dal fondamentalismo sono solo qualche caso in Francia: non più di 200 a mia conoscenza. Non conosco nessun caso qui a Marsiglia. Quindi sarà bene distinguere i giovani musulmani alla ricerca di Dio dai terroristi che purtroppo firmano i loro delitti col nome d’Allah”.
Nell’ambito del dialogo e l’integrazione come si muovono parrocchie e comunità religiose?
Riecheggiando le parole del Papa - “è necessaria un’azione più incisiva e più  efficace fondata sulla centralità, la dignità e la difesa della persona umana” nei migranti e rifugiati -, il nostro Arcivescovo ricorda con insistenza la nostra grave responsabilità in rapporto al messaggio di fraternità del Cristo al mondo. In questo caso potrei citare quello che noi Scalabriniani cerchiamo di vivere qui a Marsiglia. Operiamo in seno ad un’associazione di quartiere “Enfants d’aujourd’hui, monde de demain” con un insieme di attività come doposcuola per ragazzi, alfabetizzazione di adulti, mercatino dell’usato, pacchi alimentari, attività pedagogiche con i bambini. La maggioranza sono famiglie musulmane. Non predichiamo il vangelo, ma cerchiamo di vivere evangelicamente con loro, come dice sempre suor Valeria, una delle responsabili.

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