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Francia, "stretta" di Stato e periferie inquiete

Dibattito acceso e manifestazioni dopo la presentazione del disegno di legge contro il "separatismo islamico"

Francia, "stretta" di Stato e periferie inquiete

In Francia, il disegno di legge contro il cosiddetto “separatismo islamico” voluto dal presidente Macron ha contribuito a rilanciare una cultura del sospetto nei confronti delle comunità che vivono in condizioni di estrema povertà nelle periferie delle grandi città. Incapaci di risolvere le contraddizioni sociali ed economiche delle banlieue, gli attori politici stigmatizzano le minoranze di origine immigrata e le loro istituzioni religiose.

Periferie difficili e campagna elettorale. In queste ultime settimane le cronache si occupano in particolare di Parigi, con le sue periferie difficili e l’islamismo radicale, il laicismo di Stato e lacerazioni della coesione sociale anche per effetto della pandemia. Queste situazioni si stanno sovrapponendo, in un dibattito acceso, emblematico di una delle grandi sfide del nostro tempo: quella della convivenza e dell’integrazione di popolazioni culturalmente e socialmente diverse, ma insediate sullo stesso territorio. Sullo sfondo, la campagna elettorale per le presidenziali del prossimo anno, con Marine Le Pen incombente nei sondaggi nei confronti del presidente uscente Emmanuel Macron.

La gamba tesa dei militari. L’elemento inedito e un po’ inquietante della nuova puntata è stato il pronunciamento di un gruppo di militari. Folto, secondo i proponenti: generali in pensione (una ventina), alti ufficiali in servizio (un centinaio), altri militari (oltre un migliaio). Sulla rivista di estrema destra Valeurs Actuelles, subito ripresi dalla grande stampa, hanno accusato le “orde di banlieue” e gli “antirazzisti” di essere responsabili della disintegrazione del Paese, invitando quindi il presidente Macron a “difendere la patria”. L’intervento ha causato un serio incidente istituzionale, giacché dai tempi della guerra d’Algeria i militari francesi si erano sempre attenuti a un rigoroso codice di astensione dalla partecipazione al dibattito politico. La polemica è aggravata dal fatto che Marine Le Pen ha espresso sostegno all’iniziativa dei militari, iscrivendoli di fatto al proprio disegno politico.

I “quartiers sensibles”. In questa singolare tenzone ciò che maggiormente interessa è però la questione sociale sottostante. I quartiers sensibles, come vengono eufemisticamente chiamate le periferie popolari in Francia, sono l’esito infausto di un’ambiziosa politica di edilizia sociale sviluppata negli anni Sessanta e Settanta, quando lo Stato s’impegnò a dotare di alloggi dignitosi milioni di residenti poveri, francesi e immigrati. Con il tempo, il parco abitativo si è degradato, così come le condizioni di vita degli abitanti e la qualità dei servizi. Chi ha conosciuto una certa promozione sociale si è spostato in quartieri migliori, chi è rimasto intrappolato nella povertà non è riuscito a muoversi. Tra loro, molti figli e nipoti di immigrati arrivati all’epoca d’oro dello sviluppo industriale. Ne consegue che il tasso di povertà in alcune periferie è doppio della media nazionale (quasi il 30% contro meno del 15%), in un Paese per altri aspetti esente da profondi divari territoriali. La pandemia anche qui ha colpito duro, in termini di contagi, di vittime, di aggravamento della povertà, senza contare la sovraesposizione al virus di chi svolge i lavori più umili.

Il ruolo delle istituzioni religiose. Nel deserto sociale, culturale e istituzionale di questi quartieri senz’anima, le sale di preghiera musulmane e le attività collegate sono spesso il principale punto di riferimento per gli abitanti, e in modo particolare per i giovani. A volte sono condotte da imam fai-da-te, tra cui non mancano i predicatori radicalizzati, a volte ricevono fondi dall’estero. In genere non coltivano posizioni antagoniste e svolgono una funzione sociale, colmando come possono i vuoti lasciati dallo Stato e dal mercato.

Diffidenza e intolleranza crescono. Dovendo dimostrare determinazione ed efficacia nel fronteggiare gli attacchi terroristici, perlopiù oggi spontanei e improvvisati (36 quelli sventati negli ultimi mesi, secondo le autorità francesi), il Governo e le forze politiche stanno rispolverando il vecchio arsenale del laicismo. La legge, se approvata, colpir‡ indistintamente le comunità religiose così come i simboli religiosi in nome del laicismo di Stato.

Protestanti, cattolici e ortodossi hanno criticato la nuova normativa “per il rispetto dei principi della Repubblica”, in quanto “rischia di violare le libertà fondamentali che sono la libertà di culto, di associazione, d’istruzione e persino la libertà di opinione”.

La proposta di legge contro il “separatismo islamico”, dall’iter tumultuoso e sulla quale deputati e senatori non trovano ancora un accordo, arriva dopo numerosi episodi di violenza e terrorismo, dall’attacco alla redazione di Charlie Hebdo del 2015, in cui morirono dodici persone, alla decapitazione dell’insegnante Samuel Paty, nell’ottobre scorso. Di qui la decisione di Macron di una stretta. E le critiche e gli scontri che in queste settimane animano il dibattito.

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