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Giappone: "sfidati" dal virus

Lo stato di emergenza nel Paese è stato prolungato di un mese. L'ottima sanità nipponica non prevede posti letto per l'emergenza. In questo contesto c'è attesa per l'incognita Olimpiadi, che per ora rimangono confermate dal 31 luglio. Il ministero pastorale prosegue nella vicinanza, ma manca la presenza "reale"

Giappone: "sfidati" dal virus

In questi giorni, in Giappone, è stato prolungato di un mese il periodo di emergenza per le zone più colpite, classificate stadio 4, paragonabile al livello rosso in Italia, e che includono i centri di maggior concentrazione della popolazione, nelle aree che gravitano attorno a Tokyo, Nagoya, Osaka e Fukuoka. Ora la priorità è che pian piano nella popolazione possano aumentare gli anticorpi, attualmente la copertura è circa all’1%, e si sottolinea, perciò, l’urgenza dell’inoculazione del vaccino, per arrivare a un grado di immunità generale di almeno il 60-70% della popolazione.

Mancanza di letti

Sul totale degli abitanti, il numero di malati e di morti per Covid qui in Giappone è relativamente basso. Può essere utile ricordare che proprio un anno fa si cominciò a parlare del virus, scoperto nella nave da crociera Diamond Princess, ancorata qui a Kawasaki. Forse quell’episodio aiutò il Giappone a correre presto ai ripari. In questo Paese non ci sono leggi punitive per garantire che si osservino le disposizioni del Governo, perché i giapponesi culturalmente sono portati a obbedire, soprattutto in casi di emergenza.

Le difficoltà si riferiscono alla mancanza di letti (e reparti ad hoc) negli ospedali. Il sistema ospedaliero in Giappone è molto buono, ma gli ospedali normalmente non prevedono queste situazioni straordinarie, e risultano incapaci di accogliere questi malati, proprio per mancanza di strutture. Se a questo si aggiunge la grande concentrazione della popolazione, la cosa è comprensibile. C’è anche il problema di alloggio di chi è dimesso dall’ospedale, perché spesso la casa non è il luogo adatto.

I vaccini e le Olimpiadi

Per quanto riguarda il vaccino, gratuito per tutti, il Governo ha investito in Pfizer e AstraZeneca. Ma non abbiamo ancora dettagli su quando saranno disponibili. Si prevede che a marzo riceveranno il vaccino coloro che sono coinvolti con la cura dei malati (personale ospedaliero), e che con aprile si comincerà con gli anziani.

C’è poi la questione delle Olimpiadi, che il Paese tanto desidera ospitare. Le notizie più recenti sono che si svolgeranno come previsto dal 31 luglio, anche se sono ancora allo studio le modalità.

Conseguenze pastorali

Su questo quadro generale, per noi missionari e per la Chiesa la pandemia sta portando effetti che ancora non riusciamo a comprendere, ma che sono reali e saranno forse di grande portata. Essi includono anche quello economico.

Qui per noi di particolare rilievo è quanto la pandemia abbia gravato su quella “Chiesa di immigrati” (dalle Filippine, Vietnam, Brasile e America Latina, ecc) che di recente ha quasi raddoppiato il numero dei cattolici in Giappone. Forse varrà la pena ricordare che numericamente la Chiesa in Giappone non raggiunge lo 0,5% e che solo grazie alla recente immigrazione si è avvicinata all’1%, un po’ più di un milione di cattolici. Ma anche nei contesti “giapponesi”, la Chiesa sta soffrendo, pregando e riflettendo. L’esperienza di dover chiudere tutte le attività che ci rendono Chiesa, non può non essere stata uno shock. Certo lo è stato per me. Ma forse è un’occasione che aiuta a riscoprire quanto siano importanti quelle cose che ci aiutano a comprendere “attraverso la presenza reale e concreta” il senso del nostro “appartenere insieme” nel Signore Gesù, che per noi si è fatto realmente presente.

Cessati i periodi di emergenza, abbiamo dovuto anche limitare le presenze nelle messe domenicali: per esempio, nella mia parrocchia di Yurigaoka, a Kawasaki, i fedeli sono divisi in zone territoriali e a turno possono accedere alla messa.

Difficoltà si sono manifestate a tutti i livelli dell’attività della parrocchia, anzitutto perché sono state sospese tutte le attività non strettamente religiose, molto importanti per le relazioni con i non ancora cristiani, ma anche tra le attività strettamente religiose si è dovuto sospendere o ripensare quelle che riguardano la vita sacramentale, inclusa la preparazione ai sacramenti.

Impossibili anche le visite agli ammalati. Un accenno solo ai funerali. Qui in Giappone è in uso la cremazione, ma la gente è molto legata ai defunti e al culto dei morti, e tiene in grande conto la tomba. Come Chiesa, ci siamo trovati spesso nell’impossibilità di accompagnare anche il defunto deceduto per cause altre dal Covid.

Personalmente, anche se ho dovuto rielaborare le modalità del mio ministero pastorale, mi sembra che in questo periodo non sono stato meno vicino pastoralmente alla mia gente, eccetto che per la sofferenza a cui ho accennato. Ma mi manca la presenza “reale” della gente. E prego che questa sofferenza possa riaccendere in noi più vivo il fuoco portato dal Signore.

Per esempio, credo che questo aiuti la gente a capire meglio il senso della presenza del sacerdote e dell’Eucaristia, che li aiuti a comprendere di più la dimensione personale della fede, la relazione personale con il Signore. Mi auguro anche che possa aiutare a scoprire la preziosità dei fratelli nella fede.

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