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Giornata del Rifugiato: 43 milioni di persone trattate da schiavi

“Trattati da schiavi” è il titolo del dossier che Caritas italiana pubblica on line nella Giornata mondiale del rifugiato. Il testo analizza come le diseguaglianze e le ingiustizie a livello globale costringano le persone a fuggire dai propri territori, innescando meccanismi di sfruttamento e alimentando il fenomeno della tratta.

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Giornata del Rifugiato: 43 milioni di persone trattate da schiavi

“Trattati da schiavi” è il titolo del dossier che Caritas italiana pubblica on line nella Giornata mondiale del rifugiato. Il testo analizza come le diseguaglianze e le ingiustizie a livello globale costringano le persone a fuggire dai propri territori, innescando meccanismi di sfruttamento e alimentando il fenomeno della tratta. Si stima che 40.3 milioni di uomini, donne, bambini siano oggi costretti a vivere una qualche forma di moderna schiavitù. Tra questi tanti profughi e richiedenti asilo che nel corso del loro viaggio cadono nella rete dei trafficanti. Il 66% delle vittime di tratta identificate in Europa sono donne. La tipologia dello sfruttamento delle vittime è in primis lavorativa (53%), mentre il 43% è finito prigioniero del mercato del sesso. Per quanto riguarda il lavoro forzato, il 38% delle persone è nell’edilizia, il 20% in ambito manifatturiero, il 18% in agricoltura. Nel dossier vengono riportati dati, testimonianze e un focus sul Libano, particolarmente colpita dal fenomeno della kafala: 250mila immigrati, provenienti da Sri Lanka, Etiopia, Bangladesh e Filippine lavorano sotto questo regime come lavoratori domestici. La maggior parte sono donne: oltre 186mila secondo le stime del governo libanese, più le migliaia prive di un permesso di lavoro regolare. Il funzionamento è semplice: i migranti che vogliono cercare lavoro nella Penisola araba, in Libano e in Giordania, entrano in contatto con agenzie della nazione dove emigreranno. Queste ultime procurano uno sponsor (kafeel), che permette loro di entrare nel Paese ospitante. Lo sponsor è il datore di lavoro che anticipa le spese per il permesso di lavoro ed è responsabile del visto. Per gli immigrati inizia così lo sfruttamento. I lavoratori, i cui documenti sono trattenuti dai datori di lavoro, non possono cambiare impiego o rientrare nei propri Paesi quando vogliono. Sono segregati e soggetti a sfruttamento e violenze. La Chiesa cattolica e altre confessioni cristiane si impegnano tramite Coatnet, un network globale che unisce 45 Ong e associazioni cristiane, coordinate da Caritas internationalis o Thalita Kum, la rete internazionale della vita consacrata contro la tratta di persone. In Libano la Caritas offre un supporto a 360 gradi, che va dall’accoglienza protetta in 4 centri residenziali, per le vittime che decidono denunciare i propri sfruttatori, alle campagne di sensibilizzazione fino alle azioni di lobbying sul governo mirata a leggi più efficaci per la prevenzione e il contrasto del fenomeno.

Fonte: Sir
Giornata del Rifugiato: 43 milioni di persone trattate da schiavi
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