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Giornata del Rifugiato: dall'Onu un appello all'inclusione

Per la Giornata Mondiale del Rifugiato 2021 l’Unhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati, lancia la campagna Insieme possiamo fare la differenza per chiedere la piena inclusione dei rifugiati in ogni ambito della società, dal lavoro allo studio allo sport.

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Giornata del Rifugiato: dall'Onu un appello all'inclusione

Oggi, 18 giugno, è la Giornata internazionale del rifugiato, indetta dall’Onu. Venne celebrata per la prima volta il 20 giugno 2001, nel cinquantesimo anniversario della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati, al fine di intensificare gli sforzi per prevenire e risolvere i conflitti e contribuire alla pace e alla sicurezza dei rifugiati.

Per la Giornata Mondiale del Rifugiato 2021 l’Unhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati, lancia la campagna Insieme possiamo fare la differenza per chiedere la piena inclusione dei rifugiati in ogni ambito della società, dal lavoro allo studio allo sport.

Con la campagna si vuole evidenziare il potere dell’inclusione dei rifugiati in tutti questi ambiti attraverso un programma di eventi ed iniziative, con il sostegno di partner istituzionali, della società civile e del settore privato, dei testimonial dell’Unhcr, e con la partecipazione attiva dei rifugiati.

Iniziative sono previste in varie città italiane per ricordare che dietro ogni numero c’è una persona costretta a lasciare la propria casa e una storia di fuga, di espropriazione e sofferenza.

A causa delle restrizioni e delle problematiche legate alla pandemia da Covid-19 il numero dei richiedenti asilo in Europa sono diminuiti lo scorso anno, mentre i dati raccolti sul campo soprattutto in Africa e Asia registrano significativi trends di crescita delle persone in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani nei paesi di origine e per motivi economici. Nonostante la pandemia, nel 2020 il numero di persone in fuga è salito a quasi 82,4 milioni, secondo l’ultimo rapporto annuale Global Trends dell’Unhcr pubblicato in questi giorni. Si tratta di un aumento del quattro per cento rispetto alla cifra record di 79,5 milioni di persone in fuga toccata alla fine del 2019.

Più di due terzi di tutte le persone che sono fuggite all’estero provengono da soli cinque paesi: Siria (6,7 milioni), Venezuela (4,0 milioni), Afghanistan (2,6 milioni), Sud Sudan (2,2 milioni) e Myanmar (1,1 milioni).

Il rapporto rileva come durante il picco della pandemia nel 2020, oltre 160 paesi avevano chiuso le loro frontiere, con 99 Stati che non facevano eccezioni per le persone in cerca di protezione. Questo ha portato ad un rallentamento degli ingressi in primis verso l’Europa e gli Stati Uniti, dilatando la questione ai mesi a venire. La stragrande maggioranza dei rifugiati del mondo – quasi nove rifugiati su dieci (86%) – sono ospitati infatti da paesi vicini alle aree di crisi e da paesi a basso e medio reddito. I paesi meno sviluppati hanno dato asilo al 27% del totale.

Mentre la gente continuava a fuggire varcando i confini, altri milioni di persone sono state costrette alla fuga all’interno dei loro stessi paesi. Alimentato soprattutto dalle crisi in Etiopia, Sudan, paesi del Sahel, Mozambico, Yemen, Afghanistan e Colombia, il numero di sfollati interni è si è attestato a circa 3,2 milioni, dei quali solo 250mila sono tornati alle loro case.

Per il settimo anno consecutivo, la Turchia ha ospitato il numero più alto di rifugiati a livello mondiale (3,7 milioni di rifugiati), seguita da Colombia, Libano e Pakistan.

Una curiosità. L’Unhcr e Twitter hanno commissionato all’artista afgano-canadese Hangama Amiri di creare l’emoji per la Giornata Mondiale del Rifugiato 2021. È la prima volta che l’emoji è stato disegnato da un rifugiato. Il disegno presenta un cuore blu a coppa tra due mani per simboleggiare protezione e solidarietà. Si attiva oggi e sarà attivata su ogni tweet in italiano che utilizza gli hashtag #GiornataMondialedelRifugiato e #WithRefugees fino al 23 giugno.

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