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Gli orti "miracolosi" in Zambia

La vita a Luwingu è cambiata grazie alla Valponasca Learning Farm delle suore salesiane

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Gli orti "miracolosi" in Zambia

Luwingu, nel nord dello Zambia, a circa 1.000 km di distanza da Lusaka, la capitale del Paese. Da sempre non ci sono strade per arrivarci. I coloni inglesi vi hanno costruito una pista di atterraggio per risolvere il problema. La gente usa stradine sterrate dove il rischio, il pericolo, l’imprevisto sono inevitabili.

Negli anni Settanta la foresta è ancora molto fitta, popolata da animali selvatici, leoni compresi. E sono proprio questi a dare il nome al villaggio, coi loro occhi fiammeggianti che sfavillano nella notte alla caccia di prede. Ma con il diminuire della fauna, non è raro che i leoni si spingano verso l’abitato e attacchino gli umani. Inizialmente di animali selvatici ce n’è in abbondanza. Se si riesce a cacciare un animale di grossa taglia, tutto il villaggio è in festa e quello che avanza viene essicato o affumicato perché duri nel tempo. Ma con la migrazione della fauna la vita diventa una sfida persa in partenza. I cacciatori si ritrovano improvvisati coltivatori. La dieta ricca di proteine e vitamine diventa un miraggio.

Il sistema del Chitemene
Chitemene, dal ciBemba, parola che significa “luogo in cui sono stati tagliati i rami per un giardino”, è una pratica agricola ancestrale costituita dall’accatastamento della biomassa tagliata in un’area circolare (ampia circa 1/10 dell’area tagliata), e dalla combustione della stessa al fine di creare uno strato di cenere atta a sollevare il pH del suolo (originariamente di circa 4,0 - 4,5, valori troppo acidi) consentendo la coltivazione di mais, miglio, sorgo e manioca. Dopo pochi anni (4 o 5 al massimo), quando la resa diminuisce, una nuova area viene liberata per un nuovo chitemene e il sito iniziale viene lasciato a riposo. In genere, la ricrescita dei rami e la lettiera naturale di foglie si ripristina in 20-25 anni. Quando la densità di popolazione aumenta, non ci sono più le condizioni per il restauro della foresta originaria e si avvia un processo di desertificazione.
Come può questo sistema assicurare il sostentamento della sua popolazione? Le parole chiave per descrivere questa situazione sono sopravvivenza, malnutrizione e fame, sfruttamento. Chi può, lascia la campagna e cerca fortuna nelle principali città del Paese.

Valponasca Learning Farm: modello, scuola, risorsa
Terreni acidi e inariditi, pratica del chitemene, raccolti miseri, bambini malnutriti, giovani che emigrano verso la città, gente impiegata nell’agricoltura solo perché non ha altro per sopravvivere… Non sembrano le condizioni migliori per iniziare una scuola di agricoltura. Eppure Valponasca Learning Farm è riuscita a diventare per Luwingu la chiave di svolta per un cambiamento inimmaginabile.
Come definirla? Un modello di agricoltura sostenibile e integrata, dove si coltiva anche il granoturco, ma anche la frutta e la verdura fianco a fianco degli animali. Eh sì, che pazzia allevare animali, invece di mangiarseli dopo averli cacciati. Eppure è stato proprio il letame degli animali che ha permesso di ridare fertilità ai terreni bruciati dal chitemene.

I contadini hanno cominciato ad arrivare, uno alla volta, curiosi di vedere che cosa stesse capitando alla Farm. E subito hanno iniziato a copiare, piantando alberi da frutta, coltivando vegetali e pure allevando animali! Il contatto con Vlf è stato l’occasione per uscire dal loro atavico isolamento, iniziando a formare gruppi dove incontrarsi, confrontarsi, discutere e programmare assieme. Adesso il movimento dei contadini è cresciuto: i rappresentanti si incontrano presso Vlf ogni primo e terzo sabato del mese, mettendo la Parola di Dio al primo posto. Segue il momento della competenza: come rendere fertile un terreno, la diversificazione dei raccolti, il sistema di rotazione delle colture, la preparazione del compost, pacciamatura... E subito ci si concentra sulla produzione: orti sempre più vasti prendono il posto del piccolo cerchio del chitemene system. Maggiore produzione e, un po’ alla volta, anche un’attenzione alla produttività. I gruppi dei contadini aumentano: 10, 24, 36… 67 gruppi, circa 1.500 contadini, circa 10.000 persone se si contano anche i membri delle famiglie! I contadini di sempre nuovi villaggi si organizzano e mandano i loro rappresentanti per chiedere di fare parte di questo grande movimento: loro che zappavano la terra per sopravvivere adesso scelgono di diventare agricoltori e vogliono imparare come si fa.

Un momento chiave del cambiamento è stata l’introduzione dell’idea del vegetable garden, l’orto proprio a fianco dell’abitazione, dove trovare in qualsiasi momento verdure per il consumo familiare, dove tutta la famiglia si trova coinvolta nelle diverse fasi della produzione. John è stato uno dei primi a organizzarne uno: “L’orto ha cambiato la vita della mia famiglia. Adesso abbiamo sempre tanta verdura da mangiare, di tutti i tipi. Prima, se andava bene, riuscivo a trovare mezzo cavolo per tutta la famiglia. Adesso mangiamo un cavolo intero! La mia salute è migliorata. Non ho più bisogno di andare continuamente all’ospedale. E lo stesso è per i miei figli. A scuola non dormono sui banchi, ma hanno la forza per imparare bene. Sono tra i primi della classe. E io stesso, nonostante non sia giovanissimo, hanno visto che ero forte e mi hanno dato lavoro per tre mesi, a fianco dei ragazzi ventenni!”. Mary pure è una delle pioniere a provare con l’orto: “Ho sempre qualcosa da mettere in tavola. Prima si mangiava solo una volta al giorno. Adesso si mangia anche al mattino e la cena alla sera... In più, riesco a vendere della verdura al mercato e con i soldi che guadagno posso acquistare sale, olio e zucchero! E gli scarti vanno nella vasca dei pesci…”. Il processo di imitazione serve come forza di moltiplicazione del bene: è bello adesso vedere al mattino presto le donne andare al mercato con le loro ceste di frutta e verdura sulla testa o sulla bici. Molti sono riusciti ad acquistarne una, oppure hanno usato gli introiti di questo piccolo business per mettere un tetto di lamiere alla loro casa di mattoni cotti, o anche per costruirne una nuova.

Come è cambiata la situazione da quando sono arrivata nel 2012! Che bella soddisfazione riuscire a registrare alla Valponasca School of Agriculture, regolarmente riconosciuta dal Governo, i primi 10 studenti: siamo riusciti a motivare i giovani a scegliere l’agricoltura come una opportunità per la loro vita. Il primo grande passo è fatto. Il resto lo mettiamo nelle mani del Signore.

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