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Grecia, condizioni penose: profughi pagano i trafficanti per tornare indietro

Le condizioni di vita nei campi profughi sono tali e la burocrazia è così lenta che molti preferiscono tornare in Turchia o addirittura in Siria. È quanto emerge dal rapporto redatto da 40 avvocati di Asgi che hanno visitato 16 centri d'accoglienza. Nel mar Egeo ora c'è di fatto un muro di navi della Nato che impedisce ai barconi di passar.

Parole chiave: rifugiati (136), migranti (176), grecia (13)
 Grecia, condizioni penose: profughi pagano i trafficanti per tornare indietro

Ci sono profughi siriani che dopo aver rischiato la vita e pagato migliaia di euro per arrivare in Europa, chiedono ai trafficanti di tornare indietro (sempre a pagamento), tanto sono penose le condizioni di vita a cui sono costretti dalle autorità greche. È quanto emerge dal rapporto redatto da una quarantina di avvocati dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), che nel mese di giugno hanno visitato 16 centri di accoglienza nelle zone di Atene, Salonicco, nelle isole di Lesbo e Chios e al confine con l'Albania. La missione aveva l'obiettivo di verificare cosa sta accadendo in Grecia a seguito dell'Accordo fra i capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea e della Turchia (conosciuto come “EU-Turkey statement), del 17 e 18 marzo 2016. Accordo che prevede, in sostanza, un obbligo di rimpatrio di tutti i migranti in Turchia (arrivati dopo il 20 marzo) che non abbiano diritto all'asilo e l'impegno della Turchia a contenere i flussi verso l'Unione Europea. Secondo gli avvocati di Asgi, gli obiettivi dell'accordo sono stati raggiunti. Ma a caro prezzo. "Il numero degli ingressi dalla Turchia alla Grecia è stato drasticamente ridotto, soprattutto tramite il blocco terreste e navale operato dal governo Turco".

Di fatto in questi mesi nel mar Egeo è stato costruito un muro, fatto di navi da guerra. "Le forze della Nato stazionano in acque internazionali, avvistano le imbarcazioni dei migranti e allertano la guardia costiera turca (che le riconduce nei propri porti)". Nessuno chiede a questi migranti di che nazionalità siano e perché stiano cercando di arrivare in Europa. "Al contempo, alcune segnalazioni indicano i mezzi di Frontex impegnati nei pattugliamenti delle acque greche, a cui farebbe seguito il fermo delle imbarcazioni dei migranti e la riconsegna di questi ultimi (sotto la minaccia delle armi) in mare aperto alla guardia costiera turca (una pratica che se trovasse conferme sarebbe da classificare come una illegittima forma di respingimento collettivo)". Non solo. "Il governo greco ha effettuato nei mesi di marzo e aprile alcuni rimpatri forzati in Turchia. Infine, da molte parti giungono segnalazioni sull’uso della violenza da parte dell’esercito turco per impedire ai cittadini siriani di attraversare il confine dal loro paese verso la Turchia".

Di fatto quindi il siriano che vuole scappare dalla guerra incontra una serie di barriere che hanno un solo obiettivo: impedirgli di fuggire. Per quei pochi che ancora riescono a sbarcare, inizia poi un nuovo calvario. "Attualmente è presente in Grecia un numero limitato di cittadini stranieri in attesa della procedura di asilo: circa 8 mila sulle isole (quindi giunti dopo il 20 marzo 2016) e 50 o 60 mila su terraferma (quindi giunti prima del 20 marzo 2016). Le autorità greche intervistate si sono dichiarate soddisfatte da questo risultato, ma ciononostante le condizioni dell’accoglienza rimangono disumane e i tempi della procedura di asilo di una lentezza estenuante. Di conseguenza, si sono attivati diversi canali di reingresso non autorizzati (a pagamento) in Turchia o nei paesi di origine (compresa la Siria) e non sono rare le richieste di rimpatrio volontario". Gli avvocati di Asgi denunciano infine che sono sempre più numerosi i richiedenti asilo che vengono incarcerati, tanto che sulle isole stanno per essere aperti nuovi centri non di accoglienza ma di detenzione. (dp)

Fonte: Redattore Sociale
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