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Hong Kong, tanti cristiani in carcere

Condanne pesanti per l'opposizione democratica dopo l'approvazione, nel luglio scorso, della legge sulla Sicurezza nazionale

Hong Kong, tanti cristiani in carcere

Da quando, lo scorso 1 luglio 2020, la legge sulla Sicurezza nazionale è entrata in vigore, si sono moltiplicati a Hong Kong gli arresti, i processi e le condanne al carcere di numerosi leader politici. Nove di loro sono stati condannati lo scorso 16 aprile: ricevendo una pena detentiva fino a 18 mesi di carcere. Qualcuno di loro ha subito altre condanne nei giorni successivi. Questi processi sono una cosa inimmaginabile per una città meravigliosa, libera e cosmopolita. E che ora non lo è più. Una città che vive sotto una soverchiante minaccia intimidatoria, che colpisce chiunque sia coinvolto nel movimento a favore della democrazia.

I leader imprigionati recentemente sono da decenni protagonisti della vita pubblica: sono persone conosciute e rispettate dalla popolazione. Non sono condannati per azioni violente, né sono attivisti sconsiderati: il più giovane ha 64 anni, il più anziano 82. E’ importante questo punto: Carrie Lam, il capo esecutivo di Hong Kong, aveva detto che la legge sulla sicurezza avrebbe colpito solo i violenti. I responsabili della violenza (causata in gran arte da provocatori ingaggiati tra i gruppi mafiosi) non sono stati colpiti dalla legge: in compenso sono in carcere parlamentari, intellettuali, sindacalisti, politici, avvocati, attivisti impegnati per una processo pacifico, ordinato, legale verso la democrazia, come sanzionato dalla Legge Base, ovvero la carta costituzionale che governa Hong Kong.

Molti di loro sono cristiani, come i giovanissimi Joshua Wong e Agnes Chow, i leader più riconosciuti del movimento pacifico «degli ombrelli» (2014). Agnes è cresciuta in una parrocchia guidata da un missionario del Pime, ed era ancora ministrante quando, a 17 anni, iniziò l’attivismo studentesco, motivata, come lei stessa ha dichiarato, dalla sua fede cattolica.

La dimensione ecclesiale di quanto sta succedendo a Hong Kong è l’aspetto che io, missionario a Hong Kong, cerco di mettere in rilievo. Sono stati tradotti in carcere cristiani che hanno preso seriamente l’annuncio evangelico. Impegnati per la libertà, il cui autore è Gesù stesso, sono spinti dalla coscienza della dignità di figli di Dio, creati a sua immagine, responsabili del bene della comunità degli uomini. Lo scorso novembre 2019 al teatro del Pime di Milano Lee Cheuk-yan (ora in carcere, ne parleremo presto) raccontò la sua vita per la libertà e la giustizia. Quella stessa sera ho raccontato ai numerosi presenti l’opera dei missionari del Pime a favore dell’impegno sociale dei cristiani per la libertà e la giustizia.

Il parlamentare e sindacalista Lee Cheuk-yan, 64 anni è un amico carissimo, legato ai missionari del Pime anche da “vincoli familiari”. La moglie Elizabeth fu “adottata”, piccola orfana insieme alle due sorelle, da padre Adelio Lambertoni. Battezzato nella chiesa anglicana, Cheuk-yan frequenta con la moglie sindacalista e la figlia la parrocchia e la casa del Pime. Una vita tutta dedicata alla giustizia sociale, motivati dalla fede cristiana. Lo ha ribadito al processo Lee Cheuk-yan: riferendosi ai riti della Settimana santa, a cui aveva partecipato qualche giorno prima, associando il suo arresto, processo e condanna a quelli dello stesso Gesù.

Martin Lee, il padre della democrazia di Hong Kong, è un avvocato di 82 anni, fondatore del Partito democratico, tra gli autori della Carta costituzionale della città menzionata sopra. E’ un credente che partecipa quotidianamente alla messa, servendovi come lettore. La diocesi di Hong Kong, e la Commissione per la Giustizia e la Pace, l’hanno tra i consiglieri più stimati. Lo ricordo presente ai principali eventi della comunità cattolica. Non mancava mai neanche al ricevimento del Consolato italiano per la festa della Repubblica del 2 giugno. L’ultima volta che abbiamo parlato fu nel marzo 2019, al ricevimento di addio ad Ante Jozic, rappresentante della Santa sede a Hong Kong, ora nunzio in Bielorussia. Martin Lee, forse in ragione della sua età ragguardevole, è stato condannato, ma la pena è sospesa. Aveva dichiarato che avrebbe voluto seguire i giovani in carcere, condannati per quei stessi ideali di libertà e democrazia per i quali lui ha speso la sua vita.

Cattolica è la mite intellettuale e avvocata Margareth Ng, 73 anni. La ricordo la notte del ritorno di Hong Kong alla Cina, il primo luglio 1997: era a fianco di Martin Lee al balcone del palazzo del Parlamento. Chiesero la libertà e la democrazia, come promesse dalla nuova Costituzione della città. Condannata a 12 mesi (sospesi), davanti al giudice ha fatto una dichiarazione assai evocativa rivolgendosi a san Tommaso Moro, patrono della professione legale. “Fu processato per tradimento perché non aveva piegato la legge alla volontà del re. Le sue ultime, famose parole sono ben conosciute; mi permetto però di adattarle leggermente per farle mie: Sono una buona servitrice della legge, ma prima ancora del popolo. Perché la legge deve servire il popolo, non il popolo la legge”.

Le parole davanti al giudice di Lee Cheuk-yan e Margareth Ng fanno pensare a quelle di Gesù: “Quando sarete arrestati, non preoccupatevi di quel che dovrete dire e di come dirlo. In quel momento Dio ve lo suggerirà” (Mt 10, 19). Questi fratelli e sorelle sono i confessori dei nostri giorni: meriterebbero più riconoscimento. Ma il nostro tempo e questo mondo non amano la libertà.

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