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I giovani a Qaraqosh (Iraq): attesa gioia e speranza

Abbiamo intervistato tre studenti cristiani iracheni per vedere la visita del Papa attraverso i loro occhi

I giovani a Qaraqosh (Iraq): attesa gioia e speranza

“Siete tutti fratelli”; è questo il motto - tratto dal Vangelo di Matteo - della prossima storica visita dal 5 al 8 marzo, di papa Francesco in Iraq.

Dal 2011 frequento Qaraqosh, Erbil, città della Piana di Ninive vicine a Mosul, l’antica Ninive, dove prima delle violenze dell’Isis del luglio 2014, vivevano 100 mila cristiani siriaco cattolici e caldei. Ora, dopo tre anni di esilio, 20 mila persone sono rientrate a Qaraqosh, la città è stata ricostruita e anche l’Università, per dare un futuro ai giovani cristiani iracheni, molti dei quali sono ormai emigrati, perché privi di speranza. Ma ai giovani cristiani, rientrati dopo tre anni di campi profughi, che studiano e che vogliono ricostruire in quelle terre il loro futuro, mi rivolgo per vedere la visita del Papa attraverso i loro occhi.

Si chiama Ghali Basim Kasko, ha 23 anni e studia nella ricostruita Università di Qaraqosh. E’ straordinariamente felice della visita di papa Francesco, soprattutto perché andrà a visitare Najaf, la città santa dei musulmani sciiti, per l’incontro con il grande ayatollah Sayyid Ali Al-Husaymi Al-Sistani. Questa visita, per il giovane Ghali, vuole dire a tutti i musulmani che i cristiani in Iraq esistono da sempre, permette di creare un clima di futura accettazione e vivibilità tra tutti.

Anche per la ventitreenne Rashel Matheer Karo, studente di Economia, felicissima, la visita del Papa porta un messaggio di tolleranza. Pratica quanto mai, la giovane è cosciente che ora per i giovani cristiani il lavoro è reso difficile e quindi spera che l’evento favorisca la possibilità di rimanere nel “nostro Iraq”. Ha paura, dopo il recente attacco all’aeroporto di Erbil, che qualcosa capiti al Papa, ma già dalla scorsa settimana ha visto chiudere per sicurezza tutte le strade, i trasporti delle città e villaggi della Piana di Ninive.

Rahma Yaqoob, 25 anni, studentessa di Relazioni internazionali all’Università di Erbil, sa che la visita del Papa farà conoscere la minoranza cristiana irachena a tutto il mondo, e spera con questo di poter viaggiare di più, “forse” ci sarà tra le diverse popolazioni che abitano l’Iraq più pace, permettendo a loro giovani cristiani, di non vivere “nella vita quotidiana il conflitto come normalità”.

Nella tarda mattinata di domenica 7 marzo 2021 saranno tutti e tre presenti nella Chiesa dell’Immacolata concezione (nelle cui cupole annerite, nei frammenti delle statue mitragliate e prese a tiro al bersaglio, vandalizzate dagli uomini dell’Isis, sono rimasti fissati i miei angosciati ricordi del novembre 2017). Oggi è completamente restaurata e risplendente nei suoi marmi bianchi. Ghali, Rashel, Rahma non saranno tra i giovani coristi che accoglieranno papa Francesco, ma senza dubbio tra la folla di cristiani giovani e meno giovani, con la speranza nel cuore che questo storico evento inizi a trasformare l’eterna violenza dell’Iraq in tolleranza, realizzando il sogno di Abramo.

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