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I serbi incoronano il "popolare" Vucic

Stanislav Hocevar, arcivescovo di Belgrado: "Dai risultati delle elezioni si vede molto bene l'orientamento europeo della nazione per il futuro, preoccupa che metà degli elettori non sono andati alle urne". Il vincitore cita Alcide De Gasperi e afferma che intende lavorare "per il bene delle future generazioni e non per il bene suo e del partito". La disfatta dell’opposizione socialista e democratica

Parole chiave: Serbia (9), Belgrado (3), Vucic (1)
I serbi incoronano il "popolare" Vucic

Trionfo elettorale del Partito del progresso che conquista più della metà dei seggi nel Parlamento, mentre l’opposizione è completamente rasa al suolo. Gli analisti vedono una concentrazione di potere pericolosa, mentre la Chiesa cattolica avverte che nella campagna elettorale non si è parlato di valori importanti e dell’identità della Serbia. È stata una vittoria attesa e preannunciata quella del Partito del progresso (Sns), guidato dall’astro emergente della politica serba, il popolare Alexander Vucic, che i giornali serbi oggi descrivono come trionfo. “Trionfo elettorale e vittoria assoluta” apre in prima pagina il liberale “Danas”, “Trionfo perfetto” è anche il titolo di “Vecerne novosti”, mentre il quotidiano “Politica” evidenzia “Trionfo di Vucic, fallimento dell’opposizione”. Infatti, una simile vittoria non si era mai registrata nella storia moderna della Serbia. Secondo Vucic: “Più grande anche dai successi elettorali di Slobodan Milosevic all’epoca”. I risultati. Secondo i risultati definitivi annunciati dal CeSID, Centro belgradese per le libere elezione e la democrazia, i conservatori del Sns hanno ricevuto il 48,44% dei voti che permetterà di avere più della metà, ovvero 156 seggi dei 250 posti nel Parlamento unicamerale. Segue il Partito socialista dell’ex premier Ivica Dacic con il 14,05%, pari a 44 deputati. Solo altri due partiti riescono a superare lo sbarramento del 5%, le due ali dei democratici, scissisi proprio un mese fa: il Partito democratico dell’ex sindaco di Belgrado, Dragan Djilas, con il 5,9% (22 parlamentari) e il Nuovo partito democratico dell’ex presidente Boris Tadic con il 5,7% (18 deputati). Sns vince nettamente anche a Belgrado, finora roccaforte dei democratici, con il 43,6% dei voti, seguito dai democratici di Djilas con il 15,8%. Si è votato anche nella controversa regione del Kosovo, dove sono andati alle urne il 34,42% dei serbi residenti. Le analisi. “Questi risultati dimostrano una concentrazione di potere in un solo partito e ciò non è molto buono per la democrazia in Serbia”, sostiene al Sir l’analista politico Dragan Janjic, convinto “che le riforme serie che il Paese dovrà affrontare necessitano di un dibattito pubblico aperto”. E racconta come “Vucic ha portato avanti il processo di normalizzazione dei rapporti con il Kosovo aprendo la strada verso l’adesione europea”. “Le persone - precisa l’esperto - non s’interessano né del Kosovo, né dell’Unione europea, loro vogliono vivere bene adesso e Vucic l’ha promesso”. La previsione di Janjic è che “i progressisti anche se possono permetterselo, non formeranno da soli il governo, ma cercheranno appoggio da altri due dei partiti entrati nel Parlamento, potrebbero essere i nuovi democratici dell’ex presidente Boris Tadic e il loro partner finora, i socialisti di Ivica Dacic”. La posizione della Chiesa cattolica. Anche monsignor Stanislav Hocevar, arcivescovo di Belgrado, confessa al Sir che “questa grande vittoria di Vucic potrebbe contenere un pericolo di mancanza di comunicazione tra diversi componenti della società”. Lui annota che “dai risultati delle elezioni si vede molto bene l’orientamento europeo della nazione per il futuro, preoccupa però il fatto che metà dei serbi non sono andati alle urne”. Secondo il presule, “la bassa affluenza è dovuta anche all’insoddisfazione che si vede nelle persone”. Monsignor Hocevar sostiene anche che “la campagna elettorale è stata concentrata solo sulle questioni materiali: avvio dell’economia e posti di lavoro”. “Soprattutto in tempo di crisi questo è molto importante, ma nessuno parla dei valori veri e dell’identità della Serbia con la quale il Paese potrebbe dare un contributo cristiano all’anima dell’Europa unita”, aggiunge l’arcivescovo di Belgrado. E continua: “Specialmente noi, le comunità cristiane, dobbiamo far sì che nel futuro della Serbia non manchi la dimensione religiosa, culturale e sociale”. Mons. Hocevar descrive la situazione nel Paese balcanico come “molto difficile, con grande disoccupazione e per tanti anche al margine del sopravvivere”. Per questo, afferma il presule, “le persone hanno paura per il loro lavoro e si sono unite attorno alla personalità di Vucic”. Con gli occhi della gente. Infatti, dopo anni di guerra, embargo, e ora la crisi economica, i serbi sono stanchi di soffrire. La bandiera nazionale sventola sull’edificio bombardato nel 1999 che ospitava la sede delle Forze armate, lasciato così a memoria perenne. Vi troviamo Dragoljub Notev, meccanico della Serbia del Sud. Lui ha “votato Vucic perché ha fatto vedere alla gente una luce nel tunnel, e ha iniziato una seria lotta ai tycoon. Non m’interessa che nel passato sia stato legato a Milosevic”. E aggiunge: “Vorrei che i miei figli vivessero in un Paese con standard europei”. Non tutti, però, sono così persuasi da Bruxelles. Jovan Brankovic, autista di Belgrado, sostiene che “si stava meglio nella vecchia Jugoslavia e alla Serbia l’Unione europea non porterà niente di buono”. Nel frattempo i netturbini puliscono i resti della festa a ritmi balcanici, continuata fino a tarda notte dai simpatizzanti del Partito del progresso. Ieri, Alexander Vucic ha citato Alcide De Gasperi, affermando che anch’egli come lo statista italiano intende lavorare “per il bene delle future generazioni e non per il bene suo e del partito”. E ha proseguito: “Continueremo il nostro cammino europeo, la lotta alla corruzione e la collaborazione con i nostri principali partner, a cominciare da Russia, Cina e Stati Uniti”. Parole belle, che speriamo si avverino, per il bene dei serbi e per l’intera regione dei Balcani.

Fonte: Sir
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