Mondo
stampa

Il rettore dell'oratorio di Damasco a San Donà: "In Siria non muore la speranza"

L’oratorio Don Bosco di San Donà di Piave ha vissuto una serata davvero eccezionale: è stato ospite della struttura salesiana don Mounir Hanachi, direttore dell’oratorio di Damasco. Ecco la sua testimonianza.

Parole chiave: siria (58), damasco (3), san donà (280), salesiani (22), oratorio don bosco (8), pace (152), don mounir hanachi (1)
Il rettore dell'oratorio di Damasco a San Donà: "In Siria non muore la speranza"

Venerdì 12 aprile l’oratorio Don Bosco di San Donà di Piave ha vissuto una serata davvero eccezionale: è stato ospite della struttura salesiana don Mounir Hanachi, direttore dell’oratorio di Damasco.

Nel poco tempo che si è fermato a San Donà, ha avuto modo di incontrare gli studenti del Centro professionale, i ragazzi del doposcuola e, nel corso della serata, la comunità cristiana e tutti coloro che erano interessati ad ascoltare la testimonianza di chi ha fatto la scelta di rimanere accanto ai giovani durante tutta la guerra pur avendo la possibilità di essere destinato altrove.

Don Mounir, nato ad Aleppo nel 1984, ha solo 35 anni e già un’esperienza di vita che ti segna per sempre. Quando è stato ordinato sacerdote cinque anni fa, al suo ispettore provinciale che gli chiedeva cosa potesse fargli come regalo, rispose: “Mandami in Siria!”.

E così fu!

 

Il racconto: la tragedia della guerra in Siria

Durante la serata don Mounir ha portato la sua testimonianza, che ha toccato le corde dei sentimenti senza cadere però nel patetico, tra video d’effetto, racconto della situazione e aneddoti di esperienze vissute. All’inizio, dopo aver fatto vedere un video che ha riassunto in sessanta secondi questi anni di guerra civile, ha voluto sottolineare e chiarire che in Siria, prima della guerra, si viveva bene. Tutti i suoi compaesani che in questi anni se ne sono dovuti andare, lo hanno fatto non per desiderio, né con piacere, ma per “salvare la pelle”.

“La Siria, prima del conflitto, aveva circa 23 milioni di abitanti e di questi i cristiani erano circa l’11% - racconta don Mounir -. Ora, dopo otto anni di conflitto, gli abitanti sono circa 17 milioni: gli altri cinque milioni di persone che sono state perse, o sono morte o sono dovute emigrare, profughi e sfollati dalle zone di battaglia. I cristiani rimasti sono circa il 5-6% del totale”.

Tra un altro video-cartone animato, che ha presentato in maniera semplice la complessa situazione esistente e gli equilibri tra Stati nel Medio Oriente e il racconto delle attività che si svolgono nell’oratorio salesiano di Damasco da lui diretto, don Mounir ha ricordato anche i drammi personali vissuti dalla sua famiglia: i suoi genitori e due fratelli, sono dovuti fuggire dal peso della guerra e ora vivono come rifugiati in Germania, il nonno è stato ucciso mentre cercava di fuggire in auto da una zona di combattimento, colpito alla schiena sulla strada, sotto gli occhi della moglie, la nonna di don Mounir. “E siccome infuriava la battaglia, nessuno ha potuto andare a recuperare il corpo, che è rimasto sulla strada fino al giorno dopo”.

E quando, dopo anni, è riuscito a ritornare ad Aleppo, sua città natale, ed è arrivato al suo quartiere, si è trovato davanti a una distruzione quasi completa a causa delle bombe che avevano sventrato case e palazzi e ha faticato a riconoscere la sua abitazione.

Tanti sono stati i giovani che frequentavano l’oratorio che hanno perso la vita in questi anni e don Mounir ne ha fatto vedere i volti, ricordando gli orrori di genitori che hanno visto morire i loro figli piccoli sotto i bombardamenti, di bambini feriti, mutilati e uccisi dai razzi e dai missili che piovevano quotidianamente sulle case della città di Damasco.

Nel pomeriggio, abbiamo avuto la possibilità di incontrare don Mounir Hanachi e di fare con lui una chiacchierata.

Don Mounir, prima di tutto com’è oggi la situazione in Siria, e in particolare a Damasco?

Da un anno a questa parte, da quando è stato liberata la zona del Ghouta, nella periferia orientale, a Damasco viviamo senza nessun colpo di mortaio né missili. Ma gli anni passati sono stati davvero duri, soprattutto nei primi quattro mesi dell’anno scorso, quando c’è stata l’ultima battaglia per liberare il Ghouta orientale, la situazione era molto critica nella capitale: durante il giorno arrivavano tantissimi missili e abbiamo dovuto sospendere tutte le attività dell’Oratorio, perché era troppo pericoloso. Ma mentre a Damasco la situazione è migliorata, adesso speriamo che questo avvenga anche in altre zone della Siria. Nelle ultime settimane, le informazioni che arrivano dai media occidentali dicono che l’Isis è stato ormai sconfitto e rimane asserragliato in poche roccaforti nella zona orientale della Siria. Ma non è proprio così: ci sono ancora villaggi cristiani, città nella zona centrale, come Homs, Hamah, Idlib, anche Aleppo, che vengono colpiti da bombe e missili da parte di miliziani dell’Isis e delle forze ribelli. In occidente, i media spesso hanno riportato solo una parte della realtà, che il regime di Assad colpisce i civili, anche con armi chimiche, ma non dicevano di come i gruppi ribelli di islamici fondamentalisti e i miliziani jihadisti dell’Isis bombardassero le zone abitate e proprio nelle ore di punta, negli orari più critici della giornata quando i bambini andavano a scuola e la gente a lavoro, al mattino dalle sette alle otto, o nel primo pomeriggio, proprio per fare il maggior numero di morti.

Qual è il suo servizio in Siria e nell’oratorio salesiano?

Sono in Siria da cinque anni, sono ritornato subito dopo l’ordinazione sacerdotale. Nell’oratorio di Damasco sono stato per tre anni vicario del direttore e negli ultimi due anni sono il direttore della casa salesiana. Abbiamo la chiesa e un centro giovanile, con 1.200 ragazzi di tutte le fasce di età, dalle elementari, alle medie, superiori fino all’università, con un servizio di doposcuola e tante attività: catechismo, teatro, danza, arte, sport e un servizio di assistenza psicologico, oltre che economico.

Come sta vivendo la comunità cristiana in questa situazione di guerra così difficile, che dura da così tanti anni?

Ci sono due atteggiamenti: una parte dei cristiani si è attaccata ancora di più alla fede, alla preghiera, con la speranza che un giorno la situazione migliorerà, ma c’è anche chi invece si è allontanato e ha proprio mollato, perché con il dolore è difficile portare avanti una croce così pesante. Soprattutto quando si perde qualche famigliare, perdonare è molto difficile, perché si parla del nocciolo della fede. Ma ancora ci sono tanti ragazzi, giovani, famiglie che pregano e portano avanti la vita con fede e con la speranza che un giorno spunterà di nuovo il sole della Pasqua in Siria.

Don Mounir, quando tornerà a Damasco?

Ritornerò a fine aprile…e non vedo l’ora. Un mese fuori dalla Siria… è troppo per me!

 

A conclusione della serata, don Massimo Zagato, direttore dell’oratorio salesiano sandonatese, ha affermato che “quando la fede si incarna nella vita di una persona, si scoprono cose nuove, e si può vedere la concretezza dell’amore di Dio”.

Don Mounir, con la sua scelta e la sua testimonianza, rende visibile proprio questo!

Tutti i diritti riservati
Il rettore dell'oratorio di Damasco a San Donà: "In Siria non muore la speranza"
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento