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Il trevigiano Putoto dal Mozambico: "Ospedale scoperchiato, rischio epidemie"

“La situazione è gravissima, sia dal punto di vista umanitario che medico”. Da Beira, epicentro dell’inondazione che ha colpito il Mozambico, arriva la voce del dottor Giovanni Putoto, responsabile programmazione del Cuamm - Medici con l’Africa. Il medico, originario di Spresiano, è volato nel Paese africano, dove l’ong è attiva da vent’anni. Così spiega la situazione: “Le vittime ufficiali sono circa 450, ma in realtà, l’acqua sta portando cadaveri ovunque, le cifre sono sicuramente maggiori. Le persone coinvolte sono oltre 800mila".

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Il trevigiano Putoto dal Mozambico: "Ospedale scoperchiato, rischio epidemie"

“La situazione è gravissima, sia dal punto di vista umanitario che medico”. Da Beira, epicentro dell’inondazione che ha colpito il Mozambico, arriva la voce del dottor Giovanni Putoto, responsabile programmazione del Cuamm - Medici con l’Africa. Il medico, originario di Spresiano, è volato nel Paese africano, dove l’ong è attiva da vent’anni. Così spiega la situazione: “Le vittime ufficiali sono circa 450, ma in realtà, l’acqua sta portando cadaveri ovunque, le cifre sono sicuramente maggiori. Le persone coinvolte sono oltre 800mila. Molte sono rimaste senza nulla e stanno cercando riparo. Il Governo ha concentrato molte di queste persone in una settantina di scuola, dove però la situazione è estremamente precaria. In una di queste scuole, che ho visitato personalmente, c’erano circa 800 persone e non era ancora arrivato cibo”. I primi aiuti “iniziano ad arrivare, ma sono insufficienti e mal distribuiti. Serve tutto, alimenti, acqua, riparo”.

E poi c’è la situazione medica: “Si teme un’epidemia di colera, endemico da queste parti, i sintomi ci sono tutti. E poi diaree, malaria. L’ospedale centrale di Beira, di 800 posti letto, funziona come un centro sanitario, tutta l’attività chirurgica e ortopedica è paralizzata. Le 6 sale operatorie sono fuori uso, scoperchiate e allagate. Non si possono fare operazioni chirurgiche, solo cesarei di emergenza in una stanzetta adibita in corsa a sala operatoria”.

Dall’altra parte, prosegue Putoto, “abbiamo cominciato anche ad aiutare i servizi sanitari, mantenendo la nostra presenza con dei medici nel Berçario, cioè nella neonatologia dell’ospedale, dove i piccoli bambini appena nati sono stati trasferiti d’urgenza dal reparto che è a cielo aperto e piove dentro, in Pediatria”.

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