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India: i "fuoricasta" valgono meno delle mucche

Il sistema delle caste continua a essere radicato e i “dalit” sono gli ultimi degli ultimi, non sono considerati neppure uomini. Spesso, purtroppo, anche nella Chiesa. Intervista all’avvocato gesuita Yesumarian Lourdunathan, egli stesso dalit, che lotta per i diritti di queste persone

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India: i "fuoricasta" valgono meno delle mucche

Le origini del sistema delle caste in India e Nepal sono sconosciute, ma sembra risalgano a più di duemila anni fa. Con questo sistema, che è associato all’induismo, le persone sono state classificate sulla base delle loro occupazioni. Anche se in principio la casta dipendeva dal lavoro di una persona, divenne ben presto ereditaria, e ogni persona, di fatto, nasceva in una condizione sociale inalterabile.
Nel Regveda, testo tra i più sacri dell’induismo, è scritto che dalla testa di Dio nacquero i bramini, dalle sue braccia i guerrieri, i mercanti dai fianchi, dai piedi i contadini. E i dalit? Solo loro non nacquero da Dio.

Per conoscere l’India e il suo sistema di caste, abbiamo intervistato padre Yesumarian Lourdunathan, gesuita e avvocato indiano, appartenente ai fuoricasta. Vive a Chengalpattu, città del sud dell’India. Ci spiega che per secoli ai dalit, o harijan, sono stati imposti mestieri che la cultura indiana considera impuri: lavandai, spazzini, calzolai. Nonostante l’art. 17 della Costituzione indiana stabilisca il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini e siano espressamente vietate le discriminazioni basate sul sistema delle caste, esse continuano anche oggi.
Padre Yesumarian, che presiede il Centro per i diritti umani dei dalit (Dhrc), ci spiega: “Le mucche hanno più rispetto e dignità in India dei dalit; ed è per questo che le mucche vengono adorate e i dalit vengono presi a calci e uccisi. Facendo un simile confronto, non trascuro la protezione degli animali e dell’ambiente. Noi dalit amiamo e viviamo con gli animali e la natura e questo è il nostro modo di vivere. Questo confronto è fatto puramente nel contesto dei diritti e della dignità umana, che ancora oggi vengono calpestati”.

Migliaia di caste
Anche se le fonti vediche citano quattro caste principali, ci sono tuttavia migliaia di caste, sotto-caste e le comunità all’interno della società indiana. Le grandi classi che formano l’intera società sono chiamate varna, letteralmente “colori”, mentre il termine casta di derivazione portoghese, traduce il sanscrito jati, cioè “nascita”. Infatti per gli induisti nascere significa innanzitutto entrare a fare parte di una casta.
Padre Yesumarian ci racconta che “ancora oggi ci dobbiamo scontrare con gli effetti del casteismo e delle pratiche di intoccabilità nella vita di tutti i giorni. E’ permeato in tutte le strutture come quelle sociali, economiche, educative, politiche e religiose”. La teoria delle caste si fonda sulla purezza: i dalit sono considerati impuri per nascita e quindi di conseguenza non sono considerati come esseri umani.
La discriminazione è radicata nelle coscienze, ma anche nella distribuzione delle terre. In India i monsoni spirano da nord a sud in inverno, da ovest a est in estate: i dalit sono costretti a vivere sul lato orientale o meridionale dei villaggi. Coerente conseguenza del principio di intoccabilità: solo con una simile collocazione le caste superiori possono evitare di essere contaminate dalle impurità che il vento porterebbe con sé.

Diritti umani ancora alla porta
Nel contesto indiano, “difendere i diritti umani significa e implica negare il casteismo; un uomo di casta che dice di difendere i diritti umani è una contraddizione. Più di un quarto della popolazione è trattato come intoccabile e la negazione dell’uguaglianza significa che i diritti umani non vengono rispettati”.
Le cronache parlano ogni giorno della principale contraddizione del Paese: il casteismo e ciò che comporta per quasi 300 milioni di indiani. In India ogni giorno 3 dalit vengono uccisi, 3 donne dalit vengono violentate; ogni giorno vengono bruciate 15 case dalit e ogni 20 minuti viene commesso un crimine contro di loro.
Il gesuita ci ricorda che “oltre a tali crimini nella vita quotidiana, subiscono discriminazioni. I dalit sono fisicamente separati dalle persone di casta; il luogo di residenza è lontano dalle persone di casta superiore; i luoghi di culto sono separati. A loro è negata la partecipazione paritaria alle funzioni e alle celebrazioni comuni. Secondo la politica di prenotazione, un dalit può diventare presidente nell’amministrazione di un ente locale, ma non può realmente occuparne la poltrona. Anche in occasioni come il giorno dell’indipendenza, al presidente dalit non sarà permesso di issare la bandiera nazionale. I servizi destinati a tutti non sono disponibili per i dalit. Ad esempio, se i negozi di derrate pubbliche vengono costruiti nell’area residenziale dei dalit, le persone di casta superiore lo boicotteranno”.

Tabù anche tra i cristiani
Fino a pochi anni fa tra i cristiani, in particolare fra i cattolici, era tabù parlare di ciò che è evidente a tutti: le caste continuano a persistere all’interno della Chiesa. Un loro carattere distintivo è l’endogamia: ci si può sposare solo all’interno della propria casta. In India sono così in aumento i cosiddetti “delitti d’onore”, che vengono compiuti quando un ragazzo o una ragazza dalit si sposa con una persona di casta superiore.
Prosegue il gesuita: “Ai dalit non è permesso indossare scarpe da ginnastica, andare in bicicletta in alcuni villaggi anche oggi. Fino a poco tempo fa alle donne dalit non era permesso indossare indumenti superiori e quindi giravano a seno scoperto; a mia madre è accaduto questo per molto tempo. Adesso c’è un cambiamento, ma in certi villaggi continua”.
Prima Giovanni Paolo II e ora papa Francesco hanno chiesto ai vescovi dell’India “di andare in periferia e portare l’odore delle pecore”. Nella Chiesa indiana, la maggioranza dei cristiani sono i dalit e poi i tribali. Nel contesto indiano, portare l’odore delle pecore e andare alla periferia significa diventare la “Chiesa dei dalit e dei tribali”.
Ovunque vi sia una comunità mista di cristiani, i dalit sono discriminati nel luogo di culto: “Chiese, partecipazione non uguale alle liturgie, celebrazioni ecclesiali e attività parrocchiali. Ci sono cimiteri separati; i matrimoni intercastali non sono comuni nella Chiesa”.

Una voce per i poveri
Padre Yesumarian, che esercita anche la professione di avvocato a sostegno delle minoranze, ci racconta che occupandosi di questioni relative alla terra, la polizia lo ha incriminato e arrestato più volte: “Una volta sono stato tenuto nudo e torturato per 14 ore dalla polizia sulla questione della terra. Mi hanno minacciato di terribili conseguenze per tenermi lontano dai dalit e dai loro problemi di terra. E’ la mia fede cristiana che mi fa andare avanti. Essendo io stesso un dalit, è anche la mia liberazione”.
Dinanzi ai cambiamenti climatici e ai gravi problemi di inquinamento che pesano sull’India “è molto attuale e importante l’enciclica di papa Francesco, «Laudato si’»”.
Per più di un anno i contadini dell’India hanno fatto sentire la loro voce e fatto diverse manifestazioni in varie città dell’India. La loro richiesta non riguardava solo il ritiro delle nuove leggi agricole favorevoli alle multinazionali, ma chiedeva anche una garanzia sui prezzi minimi per i prodotti agricoli.
Ora in parte ci sono riusciti, ci racconta il nostro interlocutore, perché il Governo si è fatto avanti per ritirare le leggi emanate. Ma la loro lotta continua.

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