Mondo
stampa

Iraq: "Ritorniamo a vivere insieme"

Intervista. In occasione della visita di papa Francesco, l'invito di due giovani musulmani ai cristiani lontani e il racconto del tragico periodo trascorso durante l'occupazione dell'Isis che ha portato terrore e distruzione

Iraq: "Ritorniamo a vivere insieme"

Mosul o Ninive, in questi giorni di visita in Iraq di papa Francesco, l’abbiamo vista tutti: la sua distruzione è davanti ai nostri occhi. Eppure papa Francesco, tra le macerie del cuore antico di questa città, ha avuto ancora una volta parole di speranza per i giovani iracheni.

Giovani, è la parola chiave, forte, che lo ha accompagnato in queste terre martoriate da anni di conflitti. Già venerdì 5 marzo, a Baghdad, definiva i giovani “portatori di promessa e di speranza”, “ricchezza incalcolabile per l’avvenire dell’Iraq”, e ancora: “punta di diamante del Paese”, ma la cui pazienza “è già stata messa duramente alla prova dai conflitti di questi anni”.

A Ur nella patria di Abramo, Francesco ha lanciato un accorato appello: “I giovani non possono vedere i loro sogni stroncati da conflitti del passato! Perciò è urgente educarli alla fraternità. Educarli a guardare le stelle! Sarà questo il vaccino più efficace per un domani di pace!”.

Moltissimi sono stati i giovani iracheni che hanno accompagnato il Papa, ma a Mosul, la città della massima distruzione, dove la violenza dell’Isis ha raso al suolo chiese e case, dove il terrore ha dilagato per tre anni (dal 2014 al 2017) qual è la voce dei giovani? Amen Hadeed, 29enne ingegnere musulmano, oggi consulente di un ong italiana, Asvis, ci dice: “Vivere da giovane durante il periodo dell’Isis è stata l’esperienza più tragica della mia vita. Dovevamo obbedire a delle regole inventate altrimenti venivamo uccisi. La visita di papa Francesco ha avuto un enorme impatto non solo in me, ma nella maggioranza della popolazione musulmana perché con empatia è entrato nella nostra sofferenza quotidiana, ha colto le nostre grida, ci ha aperto al mondo. Ora speriamo non sia più come prima. E, inoltre, dal momento in cui è sceso a Baghdad non ha incontrato i politici, in cui noi giovani ormai non crediamo più, ma la popolazione. Ha dato un segnale ai giovani iracheni che vivono all’estero di rientrare per ricostruire il Paese. E noi giovani lo possiamo ricostruire insieme: cristiani e musulmani. A Mosul non possiamo vivere senza i giovani cristiani!”. 

Sentiamo anche Hakem, 25enne musulmano, che ora ha ripreso i suoi studi in chimica, ma soprattutto è chitarrista dell’unica orchestra giovanile di Mosul. Nati subito dopo la “liberazione” come gruppo di giovani, per primi si sono portati nelle chiese cristiane per ripulirle, e ora hanno un’orchestra di 35 elementi e avrebbero dovuto suonare davanti al Papa, proprio nello spazio delle chiese distrutte, ma problemi di sicurezza lo hanno impedito: “L’Isis è stata una banda di criminali, e il periodo vissuto sotto il loro controllo è stato tragico. Io ho dovuto nascondere la chitarra, perché se l’avessero trovata, mi avrebbero ucciso. Sono felicissimo della visita del Papa perché ha portato a Mosul parole di riconciliazione. Un balsamo per noi giovani! Ha portato lo sguardo del mondo su di noi, ha dato forza al mio sogno di ricostruire Mosul e di lanciare il grido ai giovani cristiani di ritornare… noi li aiuteremo a reintegrarsi”.

Grazie a papa Francesco, anche lo sguardo dei giovani musulmani di Mosul, ora può “guardare le stelle”.

Tutti i diritti riservati
Iraq: "Ritorniamo a vivere insieme"
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento