Mondo
stampa

Israele e Palestina, verso la terza intifada

Il racconto del vescovo Giacinto Marcuzzo sulle tensioni crescenti. Se non bastasse il mese scorso si è scongiurato un colpo di stato in Giordania, dove mancano quasi del tutto anche i vaccini anti-Covid, come in Palestina

Israele e Palestina, verso la terza intifada

Precipitano le tensioni fra Israele e Palestina. Ce lo racconta mons. Giacinto Marcuzzo, vescovo emerito del Patriarcato Latino di Gerusalemme, residente a Nazareth. Sabato 8 maggio, per la “festa del Destino” (Laylat al-Quadr), momento importantissimo durante le celebrazioni musulmane nel mese di Ramadan, è iniziata l’escalation di violenze: “I musulmani durante questa festa si riuniscono a Gerusalemme - ha raccontato mons. Marcuzzo -, ma quest’anno ho visto con i miei occhi che la polizia israeliana ha bloccato tutte le strade verso la città santa, per impedire alle persone di arrivare, ne sono derivati scontri, con molti feriti. Il giorno precedente, nel quartiere di Sheik Jarrah i tafferugli tra i coloni israeliani che vogliono occupare l’area, sfrattando oltre 30 famiglie dalle loro case, e la popolazione hanno causato un morto, oltre che molti feriti”. Lunedì 10, nel giorno in cui Israele celebrava l’unificazione di Gerusalemme dopo la Guerra dei sei giorni, nella Striscia di Gaza gli scontri si sono trasformati in guerriglia, con il lancio di razzi su Israele da parte di Hamas e la risposta israeliana con bombardamenti aerei. Al momento si parla di almeno 65 vittime palestinesi, tra cui 16 bambini e di 6 vittime israeliane, mentre un bambino di 5 anni è in fin di vita. “La violenza qui è diventata quasi un’abitudine, ma temo che questa volta sia diverso, che possa scoppiare una terza intifada”.

Il clima di incertezza politica non aiuta: la Palestina si prepara al voto, mentre in Israele dopo le elezioni non c’è ancora un governo. In Giordania il mese scorso è stata scongiurata una crisi che avrebbe potuto portare a un colpo di Stato, scatenata dagli “accordi di Abramo” promossi nell’agosto scorso dall’amministrazione Trump, siglati fra Israele ed Emirati Arabi Uniti, e non accettati dalla Giordania. Proprio la non sottoscrizione degli accordi aveva scatenato malumori e il rischio di golpe: “Si tratta di un piano infelicissimo, fortunatamente la situazione è stata disinnescata, ma ora bisognerà fare attenzione alle relazioni internazionali”. Alle tensioni si aggiungono i problemi causati dalla pandemia: “In Israele si è tornati alla normalità grazie ai vaccini, le scuole e i negozi sono aperti. Il problema principale è che l’aeroporto non ha ancora ripreso a funzionare a pieno ritmo. In quest’anno è stato penoso vedere i luoghi santi completamente vuoti e speriamo che i pellegrini tornino presto. A breve si aprirà ai gruppi organizzati e questo è un sollievo, a livello spirituale, ma anche per tutte le persone impiegate nel settore turistico e dell’accoglienza dei pellegrini, il 33% di questi sono cristiani. Invito tutti a tornare nei luoghi santi. Ma se in Israele si parla di ripresa, non così in Palestina, dove i vaccini non arrivano: solo il 10% della popolazione è stato vaccinato, le scuole sono riaperte solo al 50%. Ancora peggio va in Giordania, dove le scuole sono ancora chiuse e le celebrazioni per la Pasqua sono state limitatissime”. La Giordania, inoltre, si occupa anche di un’altra emergenza, ospitando un milione di profughi fuggiti dalla guerra in Siria e mezzo milione di persone provenienti invece dall’Iraq.

Nei territori del Patriarcato, tuttavia, l’anno trascorso è stato un periodo all’insegna della solidarietà: “Le nostre scuole hanno sempre funzionato - ha proseguito il Vescovo -, siamo riusciti a continuare a pagare gli insegnanti grazie alla generosità di molte famiglie e dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro. Un grazie va anche alla Diocesi di Treviso che ci ha aiutati. Inoltre c’è stata una buona solidarietà interna con le parrocchie del Nord, in Israele, più avvantaggiate dagli ammortizzatori sociali, che hanno sostenuto le famiglie di Galilea e Palestina, dove non esiste nemmeno il sistema sanitario pubblico”. Oggi tuttavia le celebrazioni stanno pian piano tornando alla normalità: “Ci riscopriamo Chiesa ritrovandoci, ci mancava essere comunità riunita in assemblea”.

Tutti i diritti riservati
Israele e Palestina, verso la terza intifada
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento