Mondo
stampa

La Colombia sceglie il presidente. In gioco il processo di pace

Per la presidenza sono rimasti in corsa Óscar Iván Zuluaga e Juan Manuel Santos. Da una parte c'è chi pensa che il cambiamento in meglio del Paese sia dovuto proprio al pugno di ferro contro le Farc. Dall'altra chi ritiene che proprio questa sia l'occasione imperdibile per provare a mettere fine a un conflitto che dura da cinquant'anni.

Parole chiave: zuluaga (1), colombia (27), elezioni (351), santos (5), farc (7)
La Colombia sceglie il presidente. In gioco il processo di pace

E' testa a testa tra Óscar Iván Zuluaga e Juan Manuel Santos per la conquista di Palazzo Nariño, sede della presidenza della Colombia.
I due politici, entrambi di centrodestra, si giocheranno la partita nel ballottaggio di domenica 15 giugno, dopo l’esito interlocutorio del primo turno delle presidenziali di domenica 25 maggio. E anche in questo caso si tratta di una prima volta. Il ballottaggio, certo, c’era stato anche quattro anni fa. Ma si sapeva già in anticipo che Juan Manuel Santos, ministro della Difesa del presidente uscente Uribe, avrebbe vinto nettamente contro il candidato dei Verdi, Antonas Mockus. Stavolta invece l’esito del ballottaggio è incerto. E il favorito della vigilia, il presidente Santos, si è trasformato in inseguitore. Zuluaga (del Centro democratico, movimento legato all’ex presidente Álvaro Uribe), infatti, ha ottenuto il 29,26% dei voti, mentre Santos si è fermato al 25,68%. La differenza tra i due contendenti è di circa mezzo milione di voti. Per quanto riguarda i perdenti, la candidata del Partito conservatore, Marta L.Ramirez, e Clara López, candidata della sinistra, hanno raccolto rispettivamente poco più del 15%. Staccato di molto il candidato verde, Enrique Peñalosa, che ha ricevuto l’8,28% dei consensi. Altro dato rilevante: la scarsa affluenza. Poco più di un colombiano su quattro è andato a votare, segnando un record negativo (anche se la partecipazione alle elezioni colombiane è sempre stata piuttosto bassa).

 Risultato deludente per Santos

Non è certo questo il risultato che il presidente uscente si aspettava, dopo aver avviato lo scorso anno i colloqui di pace con la guerriglia delle Farc, sfiorando pure il Nobel per la pace. Secondo qualche osservatore gli errori di Santos sono stati due. Il primo è quello di non aver insistito durante la campagna elettorale anche su altri argomenti, a cominciare da quello della crescita economica del Paese: a partire dal 2011 il Pil è cresciuto mediamente del 4,8% ogni anno; la previsione è che esso entro il prossimo anno supererà quello dell’Argentina e la Colombia sarà la seconda potenza economica del Sudamerica; la disoccupazione è scesa all’11 per cento, l’inflazione è stabile al 2%; la qualità della vita e la sicurezza nelle metropoli di Bogotà e Medellin sono indubbiamente cresciute. Il secondo limite è quello di aver affrontato il negoziato dell’Avana con una certa leggerezza, accettando che le Farc non mettessero fine, durante i colloqui di pace, alla lotta armata (a parte il breve cessate il fuoco elettorale e mettendo per certi aspetti il suo futuro politico nelle mani dei guerriglieri. In effetti, negli ultimi mesi la violenza non è diminuita nel Paese. Secondo uno studio del Consiglio norvegese per i rifugiati il numero di sfollati a causa dei conflitti interni ha raggiunto la cifra di 5,7 milioni (sui 33,3 milioni di sfollati in tutto il mondo) e continua ad aumentare. Le violenze imperversano in molte zone del Paese e spesso ne sono vittime gli uomini di pace, dato che nel 2013 in Colombia sono stati uccisi 7 sacerdoti (su 15 in tutto il mondo). Un dato impressionante se si considera che nel Paese, in gran parte cattolico, non è in atto alcuna persecuzione religiosa.

 Il futuro del processo di pace

Proprio a partire dal processo di pace i candidati perdenti si stanno orientando verso Zuluaga o Santos (che ha raccolto l’appoggio di diversi esponenti conservatori e della sinistra, tra cui la candidata Lopez). Mentre i contendenti stanno rimodulando il proprio messaggio (ad esempio Zuluaga ha negli ultimi giorni ammorbidito la sua posizione sulla fine del dialogo di pace in caso di una sua vittoria). Ormai dunque il copione sembra scritto, saranno quei quattro colombiani su dieci che votano (tra i quali non ci sono i campesinos, le minoranze etniche, gli sfollati, i poveri delle bidonville) a dare un giudizio sull’operato di Santos e tale giudizio sarà basato proprio in gran parte sui colloqui di pace. Da una parte chi pensa che il cambiamento in meglio del Paese sia dovuto proprio al pugno di ferro del decennio scorso verso un gruppo guerrigliero che negli anni ha perso le iniziali ragioni ideali per trasformarsi in una realtà che ha nel terrorismo e nel commercio di coca la sua ragion d’essere. Dall’altra chi ritiene che proprio questa sia l’occasione imperdibile per provare a mettere fine a un conflitto che dura da cinquant’anni. E che le situazioni di violenza e sfruttamento non siano compatibili con un Paese civile e una moderna democrazia. Molti colombiani neppure sanno cosa significhi vivere in pace. E devono decidere se è il caso almeno di provarci.

La Colombia sceglie il presidente. In gioco il processo di pace
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento