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La pace senza il nucleare: trattato in vigore dal 22 gennaio

La messa al bando delle armi atomiche vede tra i suoi firmatari 51 Paesi, nessuno dei quali è però in possesso della bomba. Lisa Clark, referente della Rete italiana pace e disarmo, tuttavia, è ottimista sul futuro

La pace senza il nucleare: trattato in vigore dal 22 gennaio

Riscoprire La Pira per dare una nuova speranza al dialogo per la pace. A 43 anni dalla scomparsa di quello che per molti rimane il “sindaco santo” di Firenze, il suo insegnamento non ha perso una virgola della sua lungimirante lucidità e si offre oggi come un esempio di buona politica. Lo è soprattutto, come spiega Lisa Clark - referente per il disarmo nucleare della Rete italiana pace e disarmo, protagonista della Campagna per la messa al bando delle armi nucleari (Ican) - di fronte alla necessità che le comunità umane riprendano a ordire la trama di un dialogo che metta al centro la pace e il disarmo atomico. Un dialogo che il prossimo 17 gennaio farà tappa anche a Padova, complice la tavola rotonda organizzata dalla Diocesi nell’ambito del calendario interdiocesano per la pace “Passi di pace” (vedi articolo a fianco).

“Sappiamo - spiega Clark - che le bombe atomiche sono state progettate con l’obiettivo di distruggere Hiroshima e Nagasaki. Non è stato un effetto collaterale, ma un atto deliberato e per questo quelle armi vanno messe al bando, come ci dice papa Francesco da tanto tempo”.

Per farlo il ruolo delle comunità è determinante. “Dalla notizia della distruzione delle due città - continua la referente di Ican - Giorgio La Pira aveva elaborato dentro di sé l’idea che le città non possano morire, nessuno può arrogarsi il diritto di uccidere una città”. Una diplomazia delle città con al centro il bene e la cura della Casa comune sono alla base della politica di Giorgio La Pira da sindaco di Firenze, sia in ambito internazionale che nell’approntare la politica della città. Da qui bisogna ripartire e da qui è partita la campagna di “Mayors for peace” (sindaci per la pace) che, idealmente - e forse inconsapevolmente - ha fatto propria l’idea che La Pira ebbe nel 1955 di far dialogare i sindaci delle capitali del mondo.

“Alla marcia che abbiamo fatto a Oslo quando è stato assegnato il premio Nobel a Ican nel 2017 - ricorda Lisa Clark - accanto a me c’erano il sindaco di Hiroshima e due sindaci italiani. La motivazione del Nobel per la pace è per noi importantissima perché è stato premiato l’aver aver ripreso in mano il tema del disarmo che molti non vogliono toccare, per aver affrontato gli obiettivi di disarmo dell’Onu e per aver rispettato la democraticità dell’iniziativa, richiamando quella che in origine sarebbe stata la struttura delle Nazioni Unite che in seguito è stata dirottata sul Consiglio di sicurezza. Aver ridato voce alla maggioranza dei Paesi è stato determinante”.

Una maggioranza troppe volte silenziosa o ridotta al silenzio da un monopolio della forza che ricade in capo a una minoranza armata e alle nazioni che si riconoscono nelle alleanze protette dal cosiddetto ombrello atomico. 

“La cosa importante – continua Clark - è diffondere la cultura che è possibile fare qualcosa”. Il Trattato per la messa al bando delle armi atomiche, in vigore dal 22 gennaio, vede tra i suoi firmatari 51 Paesi, nessuno dei quali è però in possesso della bomba. Una condizione questa che sembra non spaventare Ican. “Dal 22 gennaio - conclude Lisa Clark - tutti gli Stati che posseggono armi nucleari diventano in un certo senso «stati canaglia» perché la maggior parte degli Stati vedrà nella bomba qualcosa di illegale. Prima o poi i Paesi che ratificheranno il trattato saranno più di 100 e questo avrà conseguenze”. 

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