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Manaus, 140 al giorno nelle fosse comuni

Nella capitale dell'Amazzonia brasiliana, legata a Treviso da molti anni per il gemellaggio missionario, la situazione per il contagio del Covid-19 è fuori controllo. Lo conferma l'arcivescovo, dom Leonardo Steiner, che ringrazia i sacerdoti della nostra diocesi: "Quando sarà possibile, verrò a Treviso a conoscere mons. Tomasi".

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Manaus, 140 al giorno nelle fosse comuni

Dom Leonardo Steiner è arcivescovo di Manaus - capitale dello Stato brasiliano dell’Amazonas e porta d’ingresso alla grande foresta - dall’inizio dell’anno, dopo una lunga esperienza nel “cuore” della Chiesa brasiliana (è stato per otto anni segretario generale della Cnbb, la Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile). In questi giorni ha telefonato, a uno a uno, a tutti i sacerdoti, di recente ha ricevuto la chiamata di papa Francesco e il 1° maggio si è recato egli stesso in cimitero, a benedire le salme, chiedendo ai sacerdoti di fare altrettanto nei giorni successivi.

Eccellenza, la situazione a Manaus è effettivamente drammatica?

La situazione è drammatica. La popolazione dell’area metropolitana di Manaus supera i due milioni. Oltre al coronavirus, siamo nel periodo dell’anno in cui compaiono altre forme virali. Il sistema sanitario dello Stato era inadeguato prima, immaginate ora. Gli ospedali sono pieni e le terapie intensive non hanno letti disponibili. Questa realtà contribuisce a far sì che un certo numero di persone muoia in casa. Secondo le informazioni che abbiamo, le sepolture quotidiane hanno in qualche caso superato le 140. Prima della pandemia erano circa 30 al giorno. Ma ci sono anche molta solidarietà e carità.

Le persone stanno rispettando le misure di protezione o ci sono stati errori o sottovalutazioni?

Abbiamo sospeso la celebrazione pubblica delle messe prima che il Governo prendesse una decisione. Inizialmente, c’era una forte adesione delle persone all’isolamento. Con la palese critica rispetto a queste misure da parte del Presidente della Repubblica, le persone hanno iniziato a circolare molto di più. Ma continuiamo con la sospensione della celebrazione pubblica delle messe e insistiamo sull’isolamento.

In che modo la pandemia ha impatto sulla situazione sociale di Manaus?

Le periferie di Manaus sono molto povere. Abbiamo circa 2mila persone che vivono sulla strada; la presenza di gruppi indigeni, nelle zone periferiche della città, è di circa 35mila persone; abbiamo la presenza di migranti haitiani e venezuelani. Con l’interruzione del commercio, le persone non hanno entrate, nonostante il salario minimo previsto dal Governo. Abbiamo persone che non dispongono della documentazione necessaria per poter accedere a questo sussidio. La città ha una grande zona industriale, che è ferma. E’ a partire da tutto questo che abbiamo cercato, come Chiesa, di uscire e portare aiuto.

Come sta rispondendo la Chiesa dell’arcidiocesi all’emergenza sanitaria e umanitaria? Quali sono le principali iniziative delle parrocchie e della Caritas?

Abbiamo cercato di collaborare con il Governo nel metterci al servizio dei poveri. Sfortunatamente, non abbiamo un ospedale legato alla Chiesa. Ma ci siamo dedicati ad aiutare i poveri. Abbiamo cercato di servire gli abitanti delle nostre strade, gli indigeni, i migranti e le famiglie povere nelle nostre periferie. Le parrocchie, le Aree missionarie, i fedeli, hanno portato il loro aiuto con la donazione di alimenti.

Come valuta lo storico legame tra la diocesi di Treviso e Manaus? E l’opera pastorale di don Roberto Bovolenta e don Claudio Trabacchin, missionari fidei donum?

Ho iniziato il mio servizio alla fine di gennaio di quest’anno, ma sapevo della presenza dei sacerdoti della diocesi di Treviso a Manaus. Una relazione missionaria è sempre una ricchezza. Ricchezza per coloro che ricevono aiuto e per coloro che offrono l’opera missionaria. E’ una relazione tra chiese sorelle. La presenza della diocesi di Treviso è riconosciuta dalle comunità e dal clero locale. La dedizione, lo slancio evangelizzatore di don Claudio e don Roberto ci aiutano molto. Colgo l’occasione per ringraziare la diocesi di Treviso. A giugno avremmo avuto la visita ad limina, ma è stata cancellata. In quell’occasione, desideravo visitare il vescovo, mons. Michele Tomasi, e ringraziare così personalmente la diocesi. Spero che il rapporto missionario tra le nostre chiese continui per molto tempo. Dio ricompensa la generosità!

Che messaggio dà ai fedeli della diocesi di Treviso?

Grazie di cuore! La gratitudine è la migliore espressione per l’aiuto della vostra diocesi. I sacerdoti che servono qui sono venuti in nome della Chiesa particolare, quindi la gratitudine va a tutti i fratelli e sorelle, in particolare ai famigliari dei missionari fidei donum. Ho chiesto a don Roberto e a don Claudio se i loro parenti stanno bene. Preghiamo gli uni per gli altri, certi che Gesù camminerà sempre con noi.

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