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Missionari: vite intrecciate

Il 24 marzo si celebra la Giornata dei missionari martiri, nella data in cui fu ucciso l'arcivescovo, ora santo, Oscar Romero. Nella nostra diocesi sarà celebrata una messa alle 18.30, nella chiesa di San Martino di Lupari

Missionari: vite intrecciate

Il ricordo del martirio di Oscar Romero (24 marzo 1980) ha avviato nella Chiesa la celebrazione annuale dei missionari martiri. Nel 2020, secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, sono stati uccisi nel mondo 20 missionari: 8 sacerdoti, 1 religioso, 3 religiose, 2 seminaristi, 6 laici. Secondo la ripartizione continentale, quest’anno il numero più elevato torna a registrarsi in America. L’Agenzia Fides usa il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario… soggetto attivo di evangelizzazione” (EG 120).

Del resto l’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo anche il termine “martiri” è usato nel suo significato etimologico di “testimoni”.

Tra i coloro che vengono ricordati in questo anno ritroviamo anche don Roberto Malgesini, il prete lombardo accoltellato a morte da una delle innumerevoli persone da lui soccorse. Insieme a lui troviamo molti altri martiri-testimoni, uomini e donne, consacrati e laici, anche giovani… e ci sorprende anche rilevare come il “martirio” si stia diffondendo maggiormente, negli ultimi anni, proprio in quei Paesi di tradizione cattolica come i Paesi latinoamericani ed europei. Ci colpisce inoltre come le molteplici loro testimonianze, più che manifestare straordinarie imprese o eroiche azioni, siano caratterizzate da gesti abituali di carità, di dono disinteressato, di vita evangelica.

Molti di loro sono stati raggiunti da morte violenta nella quotidianità e ordinarietà di un vissuto che li ha portati a coinvolgersi, intrecciare le loro vite a quelle degli altri, al servizio del bene di tutti, anche di coloro che hanno poi provocato la loro morte; anche nelle ultime settimane ne abbiamo conosciuto alcuni. Spesso non si riscontra una motivazione religiosa tra le ragioni del martirio, quello che chiamiamo avversione alla fede cristiana, ma piuttosto sentimenti di rabbia, di ira che portano alla violenza senza ragione, a una forma di ingratitudine che svela il mistero del male (Gv 15.25). Intrecciare la propria vita con le sorti dei più deboli e vulnerabili porta il credente a vedere intrecciarsi la propria vita con quella di Gesù, il crocefisso risorto.

Siamo allora invitati a cogliere e riconoscere il singolare accento di “prossimità” con cui si manifesta, in questo nostro tempo, l’impronta del martirio che accompagna tutto il cammino della Chiesa: la prossimità come via per la testimonianza di fede fino alle estreme conseguenze.

Celebreremo l’Eucaristia in memoria di tutti i missionari che hanno perso la vita testimoniando il vangelo di Gesù il 24 marzo a San Martino di Lupari alle ore 18.30 (diretta streaming dal sito della parrocchia di San Martino).

Alla vigilia della giornata (23 marzo), insieme a tutte le diocesi del Triveneto, potremo partecipare alla veglia di preghiera per i missionari martiri che sarà trasmessa sul canale Youtube della diocesi di Treviso.

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