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Mozambico, il Cesvitem di Mirano: "Una catastrofe, ci aspettiamo altre inondazioni"

Drammatica è la relazione inviata da Fabrizio Graglia, direttore generale dell’associazione Esmabama e partner a Beira del Cesvitem: “Questo ciclone ha lascito dietro di sé morte e distruzione. Le scuole, il nostro ufficio, gli ospedali che sono rimasti in piedi sono diventati rifugio di centinaia di famiglie che hanno perso tutto".

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Mozambico, il Cesvitem di Mirano: "Una catastrofe, ci aspettiamo altre inondazioni"

Parlare di tragedia umana e di disastro ambientale è ancora dire poco o nulla sulla catastrofe provocata dal ciclone Idai che nella notte tra il 14 e il 15 marzo di quest’anno ha completamente sconvolto lo Stato del Mozambico, assieme al Malawi e allo Zimbabwe, nell’Africa meridionale. Ancora imprecisato il numero delle vittime, ma è lo stesso presidente mozambicano a parlare di mille persone decedute e di danni a circa il 90% del territorio. Racconta Simone Naletto, vicepresidente del Cesvitem (Centro sviluppo terzo mondo), ong con sede a Mirano, da molti anni attiva nel Paeae africano: “Nei pochi magazzini rimasti stanno scarseggiando i generi di prima necessità, anche se, al momento, l’urgenza principale è data dalla mancanza dell’acqua potabile, in quanto le forti inondazioni hanno reso inutilizzabili le fonti di rifornimento idrico: una situazione, questa, a forte rischio di epidemie e che richiede, quindi, interventi immediati. Anche l’elettricità non è stata ancora ripristinata. Senza aiuti concreti, quindi, difficilmente la popolazione potrà rialzarsi dalla situazione in cui è stata precipitata, nonostante si trattasse di un’area finora in espansione in cui operavano professionisti dell’agricoltura familiare e della pesca e piccole imprese artigianali: per questo il programma alimentare mondiale (Wfp) dell’Onu ha classificato la crisi al livello di emergenza 3, il massimo”.

Una delle aree più colpite è stata la città di Beira, circa al centro della lunghissima costa oceanica del Mozambico: praticamente rasa al suolo, attualmente la zona è isolata dal resto del Paese con l’aeroporto chiuso e le strade interrotte, per cui anche l’invio degli aiuti umanitari si rivela particolarmente difficoltoso. “La situazione è terribile, la vastità della devastazione è enorme. E’ praticamente tutto distrutto, alcune comunità non sono raggiungibili”, ha detto Jamie LeSueur, della Croce rossa. Anche il direttore dell’Unicef Henrietta Fore ha confermato che interi villaggi sono stati spazzati via dalle inondazioni, con moltissimi edifici rasi al suolo, e scuole e centri sanitari distrutti. Le immagini via satellite hanno documentato addirittura la formazione di una sorta di “oceano interno” che ha sommerso completamente un’area di 125 chilometri per 25 con acque profonde fino a 11 metri.

Drammatica è la relazione inviata da Fabrizio Graglia, direttore generale dell’associazione Esmabama e partner a Beira del Cesvitem: “Questo ciclone ha lascito dietro di sé morte e distruzione. Le scuole, il nostro ufficio, gli ospedali che sono rimasti in piedi sono diventati rifugio di centinaia di famiglie che hanno perso tutto. Il tetto dell’ospedale di Beira è caduto e 5 neonati del reparto di neonatologia sono deceduti, altre 160 persone sono morte nella struttura. Anche i Paesi confinanti stanno subendo forti piogge e apriranno le loro dighe e per questo ci aspettiamo altre inondazioni”.

La Commissione di emergenza diocesana continua a tenere le sue riunioni quotidiane insieme alla Caritas per coordinarsi sulle possibili iniziative di soccorso. Caritas italiana e, con essa, Caritas tarvisina è in costante contatto e già si possono effettuare donazioni. Per informazioni: www.caritastarvisina.it.

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