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Nell'avventura libica per l'Italia solo alleati, non amici

Sono i Paesi che spingono l’Italia ad intervenire in Libia. A partire da Stati Uniti e Francia. Spinti da vari interessi. Ma la situazione è molto complessa. E il nostro ruolo storico nel Paese nordafricano consiglia molta prudenza.

Parole chiave: libia (24), isis (70), governo renzi (103)
Nell'avventura libica per l'Italia solo alleati, non amici

“Gli americani sono alleati, non amici”. Così sono stati indicati i soldati Usa ai soldati italiani in Afghanistan durante l’addestramento. Gli amici sono quelli arrivano a caricarsi i tuoi problemi sulle spalle, gli alleati sono quelli che non ti sparano addosso mentre ti addestri; e neanche sempre.
Appare sempre più evidente che lo Stato italiano sta affrontando la questione Libia, e altre ancora, senza amici e con alleati assai poco... alleati. E non può fare diversamente senza tradire la Libia, o almeno, la storia di una Libia unita.
Al castello di Herrenhausen, residenza estiva dei reali di Hannover nel 19° secolo, tutto questo si è visto con chiarezza. Lì, lo scorso 25 aprile, il Presidente degli Usa ha incontrato la Cancelliera tedesca. In quell’occasione Obama ha espresso più volte la totale fiducia degli Usa in un partner come Angela Merkel. Deve essere una fiducia assai piccola visto che gli Usa hanno spiato per lungo tempo il telefonino della Merkel. Certo Obama si riferiva alla Siria e all’immigrazione, ma anche al Ttip, il trattato per lo scambio commerciale Usa-Ue. “E’ indiscutibile che il libero commercio abbia rafforzato l’economia americana e portato enormi benefici ai Paesi che vi sono coinvolti. Capisco chi teme la globalizzazione perché vede le fabbriche chiudere e i posti di lavoro trasferiti altrove. Ma è necessario restare competitivi nel momento in cui aree come Asia e Africa stanno sviluppando le rispettive economie”. Belle parole per chi non fa concessioni all’Europa e vuole imporre molte cose che agli europei non vanno. Alleati non amici, anche dei tedeschi.

Guardando alla Libia
In quel 25 aprile tutti avevano sorrisi per tutti, sembravano amici. Ma prendendo in analisi solo la questione Libia possiamo dire che Renzi, Obama, Hollande, Cameron e Merkel vedono e agiscono in modo contrario gli uni gli altri.
Nei mesi passati Obama ha biasimato pubblicamente gli alleati per come sono andate le cose in Libia, dicendo che non si doveva creare instabilità con i bombardamenti del 2011. Tuttavia in febbraio gli Usa hanno bombardato la città libica Sabratha uccidendo 40 persone; certo, perché vi sono quelli dell’Isis, o Daesh. Aggiungiamo che gli Usa sono alleati dell’Egitto e dell’Arabia Saudita, vendono loro armi che poi arrivano al generale Haftar, ex generale di Gheddafi, vissuto in Usa e poi ricomparso in Libia con un esercito di gente e armi che “qualcuno” ha pagato e sta pagando. Gli Usa non sono neutrali; se piangono per il passato stanno complicando il presente e, probabilmente,  rovinando il futuro.
L’Italia ha un’altra idea, espressa chiaramente dal ministro Gentiloni: in Libia “c’è bisogno di una soluzione unitaria che riconcili le diverse componenti e anime del Paese, e la soluzione di riconciliazione non può essere messa nelle mani di Haftar”.

I cugini
Tante volte chiamiamo i francesi cugini, forse lo siamo, ma amici non tanto. La Francia non cambia mai la sua linea di politica estera, sia che il Governo sia di destra sia che sia di sinistra, e può essere definita con una parola: interventismo, spesso militare. Non è la parola che preferiscono gli italiani. Gli italiani sono impegnati con le forze di pace, i francesi con la legione straniera.
E’ stato evidente con il governo di Nicolas Sarkozy, che ha fortemente voluto e ottenuto di combattere contro Gheddafi. Oggi è meno evidente, ma non meno reale, l’appoggio che la presidenza Hollande dà al governo di Tobruk. Infatti, la Francia sostiene una parte della Libia con appoggi militari di vario genere, anche con forze in campo, lo fa contro la linea politica italiana che cerca di mantenere l’unità della Libia sostenendo il governo di riconciliazione nazionale a Tripoli, del presidente Sarraj. La Francia ha già emesso il suo verdetto, mai pubblico, di divisione della Libia; gli Italiani pensano e operano per l’esatto contrario.
Al momento non c’è guerra tra Tobruk e Tripoli. Se succedesse? Italia e Francia assisteranno senza intervenire? Forse la Francia, no. Alleati e cugini, ma non amici.
Usa e Francia tentano l’Italia dicendogli che è importante per la Libia e che avrà un ruolo ineliminabile quando entreranno con gli eserciti in Libia. L’Italia fa bene a non fidarsi di chi ha le mani sporche di sangue libico e vorrebbe darti in mano il coltello dopo aver inferto colpi mortali. Chi risulterebbe essere il colpevole davanti agli occhi dei libici? Le bandiere italiane bruciate a Derna nei giorni scorsi, città vicina a Tobruk, sono una risposta eloquente. Usa e Francia sono i nostri alleati in Libia, per questo è meglio cercarne altri all’Onu per farsi aiutare a fare il meglio per la Libia.

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