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Non lasciate sola la Tunisia: l'appello dell'arcivescovo Antoniazzi

Dopo il sanguinoso attentato al museo Bardo, intervista all’arcivescovo di Tunisi, originario di San Polo di Piave: “I terroristi hanno voluto colpire tre simboli di questo paese: la democrazia, la cultura, l’ospitalità. I turisti continuino a venire”

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Non lasciate sola la Tunisia: l'appello dell'arcivescovo Antoniazzi

E’davvero una settimana di passione quella che la chiesa di Tunisi si appresta a celebrare. I recenti attentati terroristici al Parlmento e al Museo Bardo (dove l’attacco ha causato una ventina di vittime, in gran parte turisti, tra cui quattro italiani) hanno profondamente turbato tutta la società tunisina e seminato paura, in particolare tra i pochissimi cattolici che vivono in città.
Tra di loro c’è il timore di nuovi attentati durante le celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua.
Della situazione in Tunisia abbiamo parlato con mons. Ilario Antoniazzi, originario di Rai di San Polo di Piave, arcivescovo di Tunisi dall’aprile del 2013.

In più interviste lei ha sottolineato che la Tunisia non è quella dei terroristi. Qual è, allora, il vero volto della Tunisia?
Quello che avete visto in questi giorni in televisione – violenza, morte, terrorismo – non è il vero volto della Tunisia. Sono qui da due anni e ho visto sempre una Tunisia che accoglie la gente, che rispetta l’ospite, e che ha una bella considerazione del turista. I terroristi hanno voluto colpire tre simboli della Tunisia. Il primo è la democrazia, rappresentata dal Parlamento che ha approvato la Costituzione. Questo è l’unico Paese del Nord Africa che è riuscito a passare dalla dittatura alla democrazia in modo tutto sommato pacifico. Secondo simbolo la cultura, rappresentata dal museo. La Tunisia in rapporto al numero di abitanti è il Paese che ha il maggior numero di gente istruita di tutto il Maghreb. Terzo simbolo l’ospitalità, perché il tunisino apprezza chi ama la Tunisia. Uccidere i turisti che vengono per ammirare questo Paese è stato un colpo molto duro.

Non lasciate sola la Tunisia, è il suo appello alla comunità internazionale. Come si può concretizzare la vicinanza e il sostegno?
Abbandonare la Tunisia è quello che vogliono i terroristi: distruggere tutto e indurre i turisti a non venire più qui. Il turismo – che dà lavoro a migliaia di persone – è calato molto, quindi ci sarà meno lavoro, crescerà il malcontento e i giovani saranno facile preda dei terroristi che danno soldi e promettono il Paradiso. Non abbandonare la Tunisia vuol dire tornare e accettare la sfida lanciata dal terrorismo.

Alcuni leader sostengono la necessità di un intervento armato nelle zone a più alta “densità” di presenza dell’Isis: è una soluzione?
Non compete a me esprimermi sull’opportunità di un intervento armato. Il grande problema nostro non è la Tunisia, ma la Libia. Abbiamo frontiere molto estese con la Libia e poi c’è il mare, basta fare qualche chilometro e si arriva in Libia. I giovani tunisini vanno in quel Paese per imparare l’arte della guerriglia per poi rientrare in patria. Non dimentichiamo che siamo il Paese del Maghreb che ha il maggior numero di giovani terroristi all’opera al di fuori del territorio nazionale. Si parla di 3, 4 o addirittura 5 mila. Dovessero rientrarne solo mille, la pace sarebbe finita. Pensiamoci bene prima di intervenire militarmente. In Libia e in Iraq non è successo nulla di buono dopo l’intervento armato, anzi, c’è stata una reazione opposta ed è stato alimentato l’estremismo.

Come mai in un Paese tutto sommato tranquillo tanti giovani cedono al richiamo del terrorismo?
Sono giovani senza ideali. Al tempo di Ben Ali, prima della rivoluzione, chi andava a pregare in moschea era malvisto e considerato un estremista. Così le moschee subito dopo la preghiera venivano chiuse fino alla preghiera successiva. Siamo quindi dinanzi a una generazione di giovani privi di ideali religiosi. C’è un vuoto nella vita di questi giovani che cadono vittima degli estremisti che offrono loro dei motivi religiosi pericolosi. Tertulliano, teologo tunisino, disse una frase diventata celebre: “Sanguis martyrum semen christianorum”. Attenzione: i martiri sono sempre martiri, fanno qualcosa di grande e attirano le persone. Siano essi cristiani che terroristi. A chi ha la testa vuota è facile mostrare il martirio come un valore. Con una grande differenza tra i martiri cristiani e i martiri terroristi: i cristiani si facevano uccidere e non uccidevano mai.

Come ha reagito il popolo tunisino all’attentato? Le posizioni anti-Isis del governo sono condivise dalla popolazione?
La gente comune, specie gli anziani, non accettano quanto è successo. Gran parte dei tunisini rifiuta in massa il terrorismo perché porta solo malessere, povertà e allontanamento dai Paesi sviluppati. Il pericolo viene dai giovani, che sono il futuro del Paese. Avere giovani estremisti oggi vuol dire avere un Paese estremista domani.

In Tunisia i cattolici sono soltanto trentamila su undici milioni di abitanti. Questo numero esiguo è determinato, come in Terra Santa, da atteggiamenti di “ostruzione” nei confronti dei cristiani?
Tutta la nostra vita come comunità cristiana è regolata dal “Modus vivendi” che è l’accordo fatto tra Bourguiba e il Vaticano. E’ un accordo assai severo per noi, stiamo cercando di poter cambiare qualcosa. I nostri comportamenti sono regolati da quell’accordo e una volta che lo rispettiamo, non abbiamo alcun problema. Ho avuto buoni rapporti con il precedente presidente della Repubblica, che mi ha invitato più volte a pranzo per parlare un po’ di tutto. Abbiamo vissuto in pace. Speriamo che quanto accaduto non cambi l’atteggiamento verso di noi. Adesso ci sono le feste di Pasqua e i cristiani hanno paura di venire in chiesa. A dire la verità non vedo l’ora che queste feste passino perché stiamo vivendo con un po’ di tremore.

Un’ultima domanda: qui dal Veneto come possiamo concretamente dimostrare la nostra vicinanza alla sua diocesi?
Devo ringraziare la mia diocesi d’origine, Vittorio Veneto, e il vescovo Corrado Pizziolo che è stato uno dei pochi ad aver avuto il coraggio di venire qua per incontrare la comunità cristiana. Abbiamo avuto anche la visita dell’Azione cattolica e di altri gruppi. Sarebbe bello che queste visite continuassero, nonostante tutto quello che è successo. Davanti a una situazione così critica dobbiamo pregare il Signore perché ci metta una mano. Agli estremisti non siamo né io né tu a poter cambiare il cuore pieno di odio e disprezzo per l’Uomo con la “u” maiuscola, sia quindi cristiano che musulmano. Preghiamo perché il Signore dia loro un cuore di carne al posto del cuore di roccia. In questo momento per noi sono molto importanti le nostre scuole, dove ci sono 6-7 mila alunni, e la Caritas che aiuta i giovani con piccoli progetti di lavoro affinché abbiano una speranza per il futuro. Se abbandoniamo i giovani, la Tunisia passerà in futuro brutti momenti.

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