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Paul Bhatti a Treviso: educazione e ruolo della donna per lo sviluppo di un Paese

Ospite il 7 marzo delle Acli di Treviso, Paul Bhatti, politico pakistano, presidente della "All Pakistan Minorities Allliance". Un incontro alla vigilia dell'8 marzo per celebrare in modo diverso la festa della donna e ricordare il fratello a tre anni dall'assassinio

Parole chiave: Paul Bhatti (14), Pakistan (18), Acli (63), Treviso (2100)
Paul Bhatti a Treviso: educazione e ruolo della donna per lo sviluppo di un Paese

Sarà ospite alle Acli di Treviso venerdì prossimo, 7 marzo, Paul Bhatti - medico italiano, politico pakistano, presidente dell’Apma “All Pakistan Minorities Allliance” - è il fratello maggiore di Shabhaz, ministro delle minoranze ucciso da gruppi estremistici legati ad Al Qaeda in un attentato il 2 marzo 2011 a Islamabad.
“Abbiamo pensato a questo incontro pubblico, che anticipa la festa dell’8 marzo – Giornata internazionale della donna – per riflettere insieme a lui sui temi della promozione del dialogo interreligioso e della tutela delle minoranze, del ruolo della donna e dell’educazione nello sviluppo umano, sociale, economico di un Paese – spiega Andrea Citron, presidente provinciale delle Acli di Treviso – Valorizzeremo così anche il contributo di Bhatti in termini di esperienza maturata negli ultimi anni di impegno politico ed anche la sua testimonianza dell’impegno del fratello Shabhaz”. A coordinare la serata sono state invitate Laura Vacilotto, presidente del Patronato Acli di Treviso e di Ipsia Treviso, e Silvia Gottardo, responsabile provinciale Acli Colf.
“Sono convinto che si tratti di una bella occasione per trovarci insieme allargando il nostro sguardo su questioni importanti di dimensioni internazionali e approfondendo la nostra conoscenza sulla vicenda di un uomo che su questi temi si è battuto tutta la vita. Ed è anche un modo - conclude Citron - per ricordare la Giornata dell’8 marzo che riveste un significato particolare per tutte le donne: il nostro pensiero va alle tante lavoratrici italiane che in questo momento vivono l’estrema situazione di incertezza lavorativa e di difficoltà per la mancanza o la precarietà del lavoro”. L'incontro si terrà venerdì 7 marzo alle ore 20.45 nella sala convegni delle Acli di Treviso (Viale della Repubblica 193/A).

Tre anni fa l'assassinio di Shahbaz

Bhatti è a Treviso a pochi giorni dal terzo anniversario della morte del fratello, Shahbaz, assassinato il 2 marzo 2011 a Islamabad. Una grande perdita per il Pakistan e per il dialogo interreligioso. “Shahbaz si batteva in prima persona per i diritti delle minoranze e ha ottenuto importanti risultati - lo ricorda Peter Jacob, direttore della Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale pachistan ala Fondazione "Aiuto alla Chiesa che soffre" -. Era una figura di riferimento e la sua uccisione è stata una grande sconfitta. Oggi la sua memoria è onorata anche da molti musulmani e i media pachistani non smettono di ricordare il suo sacrificio".

Prima di essere ucciso Bhatti aveva ricevuto numerose minacce, ma ha scelto di proseguire la sua lotta in difesa delle minoranze religiose e contro la legge anti-blasfemia, "uno strumento – diceva – spesso utilizzato impropriamente per risolvere questioni personali". Neppure l’assassinio di Salmaan Taseer, governatore del Punjab che assieme a lui si era battuto per la revisione della norma e la liberazione di Asia Bibi, è riuscito a fermarlo. "Se propongo anche un cambiamento minimo della legge sarò considerato blasfemo e verrò assassinato – aveva dichiarato in un’intervista a France 24 appena tre settimane prima di morire – Sono pronto a versare fino all’ultima goccia di sangue per combattere l’ingiustizia. Non ho paura, neanche dopo l’omicidio di Salmaan".

La legge sulla blasfemia, contro i cristiani e le altre minoranze

A tre anni dalla morte di Bhatti è ancora alta la percentuale dei cristiani tra coloro che sono accusati di blasfemia. Secondo quanto riferito dalla Commissione Giustizia e Pace, delle 32 accuse di blasfemia registrate nel 2013 ben 12 riguardavano dei cittadini cristiani: un dato altamente significativo se si considera che in Pakistan i cristiani rappresentano appena il 2% della popolazione. Allo stesso modo il numero di ragazze cristiane rapite e costrette a convertirsi all’Islam è più che raddoppiato: una piaga contro cui s’era strenuamente battuto proprio Bhatti. «È difficile dire quanto la sua scomparsa abbia influito sulla condizione dei cristiani pakistani – nota Jacob – ma la sua assenza ha lasciato sicuramente un vuoto in termini di rappresentanza politica delle minoranze. Sebbene non manchino gli sforzi per proseguire quanto Shahbaz aveva costruito».

L'eredità, i successi e l'impegno continuo

A raccogliere l’eredità di Bhatti è stato soprattutto suo fratello Paul, presidente dell’All Pakistan Minorities’ Alliance (APMA) e già consigliere del primo ministro per le minoranze religiose, che successivamente al «martirio» di Shahbaz ha lasciato l’Italia, dove viveva da diversi anni (era medico di famiglia a Badoere, in provincia di Treviso, ndr), per tornare in Pakistan. Lo scorso anno Paul ha attribuito la liberazione di Rimsha Masih – la quattordicenne affetta da ritardo mentale accusata di blasfemia e poi assolta – all’inestimabile lavoro di suo fratello. "Io porto avanti la sua missione – ha detto ad ACS – e se raggiungiamo dei risultati, il successo è soltanto suo".
Nonostante l’assoluzione di Rimsha, la “legge nera” continua a mietere vittime innocenti. Riformarne il testo è praticamente impossibile a causa della pressione dell’opinione pubblica e delle minacce rivolte dai gruppi fondamentalisti a chiunque critichi la norma o ne caldeggi la revisione. "Sono necessarie delle modifiche che impediscano l’abuso della legge", dichiara ad ACS Peter Jacob, auspicando leggi che garantiscano una maggiore tutela delle minoranze, pari diritti per tutti i cittadini e favoriscano l’armonia interreligiosa.

“A dispetto delle enormi difficoltà – afferma l’attivista – la comunità cristiana trova ancora la forza di continuare a lottare e far sentire la propria voce. Proprio come fece Shahbaz Bhatti: una figura che incarna pienamente l’anima dei cristiani pachistani".

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