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Quelle pallottole di paura

La strage di Orlando, in Florida, fa tornare drammaticamente d'attualità la questione dell'accesso alle armi negli Stati Uniti, che Obama ha tentato, inutilmente, di limitare. La guerra che dobbiamo combattere non è per armarci tutti ma per essere liberi di professare la nostra religione, di pensare e scegliere in libertà.

Parole chiave: strage Orlando (1), Obama (9), Usa (55), armi (23)
Quelle pallottole di paura

Omar Mateen ha ucciso 49 persone e ne ha ferito 53 in un locale notturno di Orlando, Florida. Questa strage ha il triste primato di essere quella dove un singolo uomo ha ucciso il maggior numero di persone.

Prima di considerare le particolarità di questo tremendo caso dobbiamo collocarlo in un contesto di stragi continue che segnano gli USA. Esiste un sito internet che conta le stragi in modo preciso e aggiornato riportando ogni dato dal 2013 ad oggi: www.massshootingtracker.org

La tristezza e lo stupore aumentano appena si verifica che nel solo 2015 ci sono state 373 stragi (si considerano strage dove vi sono dai 4 colpiti in su), da gennaio 2016 ad oggi 182 stragi, in questo giugno non ancora finito ben 22 stragi. In particolare, si sono contati 475 morti e 1.870 feriti nel 2015. Nel sito si trovano dati e articoli che raccontano ogni singolo episodio. Gli omicidi commessi con armi da fuoco negli Stati Uniti sono stati ben di più, quasi 13.000 persone. Il sito indica i luoghi delle uccisioni e si vede che sono distribuiti in tutti gli Stati Uniti. Insomma, il contesto statunitense è quello di milioni di persone che hanno accesso ad armi da guerra e centinaia tra loro sono squilibrate. Questo è quello che dicono i numeri, non le opinioni.

Il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America garantisce il diritto di possedere armi. Questa legge affonda le sue radici nella Costituzione del 1787, quando si stavano costituendo gli Stati Uniti e tanta parte del territorio era occupato dall’esercito britannico o da quello spagnolo.
Il possesso di armi era l’unico strumento che le milizie statunitensi avessero per difendere territori, case e famiglie dai colonizzatori. Oggi gli eserciti stranieri non ci sono più nel territorio, ma le armi si continuano a vendere e ad acquistare sempre di più e sempre più pesanti, fedeli ad una tradizione e spinti dai produttori di armi. Nessun presidente è mai riuscito a vietarne l’acquisto e l’uso.
Oggi non si tratta di possedere la pistola da film western o un moschetto ad avancarica ma fucili d’assalto, materiale bellico che un comune cittadino può acquistare assieme a pallottole e giubbotti antiproiettile al supermercato. Il killer di Orlando ha usato un AR15, un fucile che spara cento colpi letali in pochi minuti.
Il diritto alla difesa è oggi nutrito dalla paura degli altri. La paura può portare a ritirarsi ma anche ad essere aggressivi perché l’altro, se vissuto come minaccia, diventa un pericolo da eliminare. In altre parole, il rischio è che armando tutti per la loro difesa si armino anche fanatici, squilibrati, violenti, vendicativi, paranoici... Insomma, invece di difendere i deboli si finisce per armare gli omicidi.
Tornando al caso di Orlando, Omar Mateen è stato un killer spietato, un fanatico islamico, amico e frequentatore di terroristi, una guardia giurata, un afgano nato negli Stati Uniti e perciò americano, un violento che picchiava la moglie, un padre, il figlio di un mitomane che si crede il presidente dell’Afghanistan, uno che ha frequentato il locale dove ha ucciso 4 dozzine di persone e che forse era omosessuale a sua volta, un terrorista fermato due volte dall’Fbi e rilasciato perché ritenuto un mitomane, un possessore legale di armi da guerra.
La vita è complessa e ridurla o semplificarla può essere un modo per non dire la verità. Sostenere l’opinione che armi e islamismo sono collegate al terrorismo dice qualcosa della realtà, ma non è sempre vero del tutto. Certo, è difficile dirlo oggi sapendo lo scorso lunedì 14 giugno un islamico ha ucciso una coppia di poliziotti a coltellate a Magnanville, vicino a Parigi. E’ difficile dirlo quando l’Isis o Daesh colpisce giovani, disabili, omosessuali, famiglie, sportivi, poliziotti, cristiani e gente di ogni minoranza, le moschee degli sciiti o di chi è troppo “morbido” con l’Occidente, le bambine mandate a farsi saltare in aria nei mercati, i pescatori...
Forse dice qualcosa che, facendo la conta, negli Stati Uniti gli omicidi di tipo terroristico con radice fondamentalista islamica si equivalgono con quelli uccisi da fanatici terroristi dell’area radicale di destra Usa.
Tanti dicono che siamo allo scontro tra islam e mondo occidentale, al famoso scontro di civiltà. La guerra che dobbiamo combattere non è per armarci tutti ma per essere liberi di professare la nostra religione, di pensare e scegliere in libertà. Le pallottole di paura ci stanno uccidendo dentro.

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