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Rapporto Focsiv: i "padroni della terra" provocano conflitti e povertà

Una superficie grande come Italia e Ucraina insieme rappresenta le terre accaparrate nel mondo, secondo il recente report

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Rapporto Focsiv: i "padroni della terra" provocano conflitti e povertà

Presentato nei giorni scorsi l’ultimo “Rapporto sull’accaparramento della terra 2022: conseguenze sui diritti umani, ambiente e migrazioni” da Focsiv (Federazione degli organismi cristiani servizio internazionale volontariato) per consapevolizzare istituzioni e cittadini che la terra, soprattutto quella fertile e l’acqua salubre, sono risorse che si stanno esaurendo, in un mercato globale che tutto fagocita con un modello sviluppista ed estrattivista più volte denunciato da papa Francesco.

Un fenomeno che genera nuove povertà. In tutto il mondo, i cambiamenti economici, climatici, sociali e geopolitici degli ultimi decenni comportano profonde trasformazioni nell’uso del territorio e delle risorse naturali. In particolare, la domanda di prodotti agricoli è in aumento e continuerà ad aumentare per almeno qualche altro decennio a causa della continua crescita della popolazione, dell’aumento del consumo di carne e della crescente domanda di energia rinnovabile da fonti agricole (biocarburanti). La produzione di materie prime agricole richiede terreni fertili, la cui disponibilità è globalmente limitata. Di conseguenza, la crescente domanda di terreni fertili in combinazione con una base di risorse limitata a livello globale si tradurrà in una crescente scarsità di terreni agricoli.

Privatizzazioni crescenti. Dal Rapporto emerge come siano 91,7 milioni di ettari le terre che sono state accaparrate in questi ultimi 20 anni a danno delle comunità locali, dei contadini e dei popoli nativi. Questo fenomeno si concentra in alcuni Paesi: il più coinvolto è il Perù, con 16 milioni di ettari, a questo seguono a distanza il Brasile e l’Argentina, l’Indonesia e la Papua Nuova Guinea, mentre in Europa orientale vi è l’Ucraina, e nel continente africano il Sud Sudan, il Mozambico, la Liberia e il Madagascar.

La finanza agraria. Un fenomeno che la guerra può amplificare a causa della competizione tra blocchi geopolitici e speculazioni finanziarie a discapito delle comunità native. I principali Paesi investitori sono soprattutto quelli “occidentali” più ricchi, dal Canada (quasi 11 milioni di ettari) alla Gran Bretagna, passando per gli Stati Uniti (quasi 9 milioni di ettari), la Svizzera e il Giappone. Seguono le nuove grandi economie come la Cina (5,2 milioni di ettari) e l’India assieme ai Paesi emergenti, come la Malesia (4,2 milioni di ettari) e sedi di imprese multinazionali o società finanziarie come Singapore (3 milioni di ettari). Anche la Federazione Russa e il Brasile sono fortemente coinvolti nel processo di land grabbing.

La nuova frontiera dell’esproprio digitale. Nuova frontiera dell’accaparramento delle terre è quella digitale, ossia quel processo informatico-giuridico che facilita le operazioni di accaparramento con la creazione di registri e certificazioni digitali, a scapito dei diritti ancestrali alla terra delle comunità contadine. Dimenticando che per il 40% della popolazione mondiale, la terra è fonte di sostentamento.

Cosa aspettarci? Crescono le guerre, le migrazioni forzate e l’instabilità. Basti pensare che entro il 2050, solo in tre regioni, il cambiamento climatico potrebbe costringere più di 143 milioni di persone a spostarsi all’interno dei loro Paesi, peggiorando le loro condizioni di vita come braccianti per le grandi multinazionali.

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