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Siria, la guerra più inutile

Mentre si teme che il rialzo al gioco della tensione sfugga di mano a Trump e a Kim Jong-un precipitandoci in scenari di guerra inquietanti, la guerra siriana sta per finire in una sorta di silenzio che “puzza” di dimenticanza voluta. Il civile Occidente si rende ormai conto che il “cattivo” Assad è il vincitore del conflitto che si è svolto in Siria.

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Siria, la guerra più inutile

Mentre si teme che il rialzo al gioco della tensione sfugga di mano a Trump e a Kim Jong-un precipitandoci in scenari di guerra inquietanti, la guerra siriana sta per finire in una sorta di silenzio che “puzza” di dimenticanza voluta. Il civile Occidente si rende ormai conto che il “cattivo” Assad è il vincitore del conflitto che si è svolto in Siria.
Sono passati cinque anni di guerra: più di 1.800 giorni di bombardamenti sulle case dei cittadini, di cecchini che colpiscono i civili, di fame che punisce i più deboli e perciò i bambini e i vecchi. Sono tanti giorni, incredibilmente tanti. Noi trevigiani facciamo giustamente memoria di un giorno del bombardamento, il 7 aprile del 1944; pensiamo a più di 1.800 giorni come quello…
Nel 2012 il generale Mohamed Khadour era al comando di un gruppo di soldati siriani in un piccolo sobborgo di Aleppo, mentre i combattenti dell’Isis (o Daesh) gli sparavano contro. Allora egli sosteneva che avrebbe riconquistato le strade di quella città in undici giorni: ci sono voluti quattro anni di guerra. L’esercito siriano non aveva ancora imparato a combattere una guerriglia, di casa in casa. L’esercito era stato addestrato per riprendere il Golan agli israeliani e difendere Damasco da un attacco dell’esercito ebraico. Ora l’esercito ha appreso questa nuova forma di lotta, la guerra in città, di quartiere in quartiere.
I siriani di Assad non hanno lottato da soli. Determinante è stato l’aiuto della Russia, specialmente il supporto aereo. Ma ora succede quello che è sempre stato impensabile per l’Occidente: sembra che le forze di Bashar al-Assad (il sanguinario, l’uccisore del proprio popolo) stiano per vincere la guerra.
Gli “alleati”
Per fare le guerre sono necessari molti soldi, perché consentono di avere molte armi e molti soldati. Solitamente è anche così che si vincono. Quando non sono i soldi o le forze, sono gli alleati che possono spostare l’ago della bilancia a proprio favore.
Qualcuno si ricorda il giorno (circa un anno fa, in settembre) nel quale gli Stati Uniti bombardarono i soldati siriani vicino ad una base aerea, uccidendone più di 60, permettendo così all’Isis di tagliarla fuori dal resto della città? I siriani non hanno mai creduto alla difesa americana, che affermò di avere commesso un “errore”. Solo i russi dissero alla forza aerea degli Stati Uniti che stava bombardando le forze siriane; si arrivò ad un forte scontro diplomatico.
Ora agli statunitensi è rimasto solo il supporto aereo alle Forze democratiche siriane, che sono in realtà in gran parte curde, non sono proprio democratiche, e a stento possono essere definite una forza, senza il supporto aereo degli Stati Uniti.
I britannici della signora May sembrano aver già capito il messaggio. Furbescamente e in silenzio hanno ritirato i loro “addestratori militari” il mese scorso. Erano gli uomini di David Cameron destinati a preparare i mitici “70.000 ribelli” che avrebbero rovesciato il governo di Assad.
La relazione dell’Onu, secondo la quale il regime di Assad aveva ucciso più di 80 civili in un attacco con il gas questa estate, ha sostenuto per un po’ di tempo il gioco dei politici europei (abituati a giocare sui crimini di guerra in Siria), almeno fino all’insensato attacco di Donald Trump contro una base aerea siriana con missili Cruise. Ora anche l’Onu tace.
E che dire di Israele?
Israele contava veramente sulla fine di Assad. La nazione ebraica è arrivata a bombardare le forze militari siriane, quelle dei suoi alleati Hezbollah e iraniani. Nel frattempo, ha curato i combattenti islamici “anti Assad” portati dalla Siria nelle città israeliane.
Ora l’alleanza con la Siria ha la copertura politica da parte di due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Russia e Cina.
Le ripetute vittorie fanno sì che l’esercito siriano sia tra i più “temprati alla battaglia” nella regione. I suoi soldati sono abituati a combattere per la propria vita e ora sono anche addestrati nel coordinare truppe e servizi segreti da un unico quartier generale.
Non a caso, quando ha incontrato Putin a Sochi, Benjamin Netanyahu era “agitato” e “ansioso” (descrizioni russe). Nell’occasione Putin ha dichiarato che l’Iran è stato “alleato strategico” della Russia nella regione, mentre Israele è stato un “partner importante” della Russia. Non è la stessa cosa, e non è quello che Netanyahu voleva sentirsi dire.
Il prossimo futuro
Allora, cosa farà Israele? Netanyahu è stato così ossessionato dal programma nucleare iraniano che evidentemente non ha mai immaginato (insieme ad una numerosa compagnia che comprende tutte le élite politiche in Occidente) che Assad avrebbe potuto vincere e che un potente esercito iracheno potrebbe anche emergere dalle macerie di Mosul.
Netanyahu supporta ancora i curdi, ma né Siria, né Turchia, né Iran, né Iraq hanno alcun interesse a sostenere le aspirazioni indipendentiste curde. Gli Stati Uniti si sono ampiamente serviti dei combattenti, ma non è detto che saranno fedeli nel futuro.
In questi giorni ci sono state le elezioni in Kurdistan; a che cosa porteranno nessuno lo sa. E’ una nazione senza confini riconosciuti e assai divisa in se stessa.
Trump, assai preoccupato di disfare quello che ha fatto Obama, più che di costruire, non ha intenzione di mantenere il patto firmato con l’Iran.
Lo scorso agosto Israele ha minacciato di colpire la Siria e il palazzo di Assad, se Teheran espanderà la sua presenza militare in Siria. Spesso colonne militari cariche di armi iraniane sono destinate agli Hezbollah, nemici storici di Israele presenti in Libano e ora in Siria. Israele si sente accerchiato. Vedremo. Ci vorranno anni prima che Siria, Iraq e Yemen vengano ricostruiti.
Gli israeliani, assai abituati a chiedere aiuto a Washington, potrebbero scegliere di tornare di nuovo da Putin per risolvere il pasticcio in cui si trovano. Alla fine, quelli della destra politica israeliana che sostenevano che Assad fosse un pericolo maggiore dell’Isis potrebbero dover rivedere le loro idee, perché Assad potrebbe essere l’uomo con cui dovranno parlare se vogliono mantenere sicuro il loro confine settentrionale.
Un numero incalcolabile di morti e grandissime sofferenze per un cambiamento che fa restare tutto come prima. “Tanto rumore per nulla” o “Cambiare tutto perché tutto rimanga com’è”. Nessuna guerra è utile, questa è stata più inutile delle altre.

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